Roma - Nel mese di gennaio 2023, l’ex amministratore delegato della Sogin per il mandato 2019-2022, l’ingegnere Emanuele Fontani, si è presentato presso una caserma della Guardia di Finanza sporgendo formale querela-denuncia in merito alle pressioni subite per riassumere, mentre era alla guida della società pubblica del ‘decomissioning’, tre soggetti.
Si tratta di Gian Luca Artizzu (che aveva lavorato in azienda dal 2004 al 2006, oggi amministratore delegato della Sogin dopo la nomina un anno fa da parte del Governo retto da Giorgia Meloni), Giuseppe Bono (che aveva militato in Sogin senza incarichi di responsabilità sino al 2014, riassunto e promosso direttore del Regolatorio da Artizzu poco dopo l’insediamento di quest’ultimo al vertice della società) e Vincenzo Ferrazzano (dirigente uscito dall’azienda nel 2014 all’epoca dello scandalo giudiziario EXPO e voluto da Artizzu a capo della Direzione Legale, che guida da un anno).
LE PRESSIONI
Le pressioni e reiterate sollecitazioni al riguardo di tuttI e tre i nominativi segnalati da Fontani alla polizia giudiziaria sarebbero provenute dalla medesima figura.
E’ quanto ha avuto modo di apprendere AGEEI nel visionare documenti di interesse pubblico che riguardano le diverse attività d’inchiesta che le forze dell’ordine hanno intrapreso o avviato negli ultimi anni nei confronti della Sogin.
LO STATO DELLE INDAGINI
Ad ora non trapelano indiscrezioni in merito all’Autorità giudiziaria requirente competente per tali vicende e vige il massimo riserbo degli inquirenti.
Né tantomeno sono allo stato noti i chiarimenti, le notizie e gli ulteriori elementi del caso che il denunciante ha fornito a questi ultimi.
COSA EMERGE
Da quanto emerge dall’illustrazione dei fatti riportata nella sua denuncia, Fontani ha dichiarato di essere stato avvicinato nel 2019 da una figura che si presentò a lui innanzitutto come uno dei collaboratori del Primo Ministro Giuseppe Conte.
Tale soggetto, dopo averlo pressato sulla necessità di incontrarsi, gli presentò il dott. Gian Luca Artizzu.
Fontani ha altresì dichiarato ai finanzieri che lo stesso soggetto gli chiese, nella primavera del 2020, di riassumere Vincenzo Ferrazzano e, tra la fine del 2020 e gli inizi del 2021, gli chiese la riassunzione dell’ex dipendente Giuseppe Bono.
Artizzu e Ferrazzano rientrarono in azienda proprio nel corso del 2020. Quel che avvenne non senza il travaglio di un’aspra contrapposizione interna al consiglio di amministrazione dell’era Fontani, in seno al quale i contrari alla loro riassunzione sollevarono eccezioni sulla legittimità e opportunità istituzionale di decisioni che avrebbero consentito il loro ‘ritorno’.
Quanto alla persona che avrebbe perpetrato le pressioni del caso si tratterebbe di soggetto già noto alle cronache giudiziarie – anche per millantato credito – in quanto coinvolto in un importante scandalo nazionale relativo a Opere pubbliche degli ultimi anni.
LA RISPOSTA DI CONTE
Ferma la denuncia già sporta dall’ex Ad Fontani, l’Ufficio stampa del Presidente Giuseppe Conte – contattato da AGEEI – smentisce “qualsiasi forma di interessamento o anche solo di pressione indiretta sul vertice della Sogin, così come pure qualsiasi segnalazione nominativa”.
Smentisce inoltre “l’esistenza di qualsiasi tipo di rapporto, persino la conoscenza, tra il Presidente Conte e la persona che secondo la denuncia avrebbe perpetrato pressioni e già nota alle forze dell’ordine per millantato credito”.
LEGAMI CON DITTE APPALTATRICI
Nel caso di Giuseppe Bono, Fontani – che dovette confrontarsi anche con due componenti del suo consiglio di amministrazione risultati in contatto o vicini all’amministratrice di una ditta appaltatrice che fu intercettata dalla Procura di Roma al telefono proprio con Bono quando quest’ultimo attaccò alcuni dirigenti della Sogin che avevano sostenuto, a suo dire, la “manfrina” dei controlli sui contratti del deposito nazionale operati dall’ARERA di Stefano Besseghini e dalla Guardia di Finanza – ha riferito che rappresentò al proprio interlocutore la non fattibilità dell’ipotesi di riassunzione di Bono imbattendosi poco dopo in un violento attacco sulla stampa contro la sua gestione.
La Sogin SpA è l’azienda pubblica responsabile del ‘decommissioning’ con capitale interamente partecipato dal MEF del Ministro Giancarlo Giorgetti e sotto la vigilanza del MASE del Ministro Gilberto Pichetto Fratin.
Gian Luca Artizzu, riassunto come dirigente in Sogin dal 2020 (Governo Conte II), è stato nominato amministratore delegato dall’attuale Esecutivo il 3 agosto 2023.
IL CONTESTO
Finito nell’occhio del ciclone per aver reso al MASE false informazioni sull’assunzione e promozione di Bono (vicenda per la cui contestata illegittimità le opposizioni in Parlamento hanno chiesto l’allontanamento di Artizzu) e al MIC informazioni incomplete e intempestive a fronte di propri ritardi e vulnus gestionali che lo hanno indotto a rinunciare alla realizzazione di due progetti del valore di ben 40 milioni di euro da fondi PNRR.
Artizzu risulta essere il primo amministratore delegato di azienda pubblica nella storia a vedersi notificato l’avvio di un procedimento sanzionatorio da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione per presunte plurime fattispecie ritorsive ai danni di “whistleblower”.
Nello specifico colui che nel 2021 aveva coordinato il team delle verifiche interne sugli appalti affidati e gestiti dal 2010 per l’ambito del deposito nazionale scorie radioattive e oggetto delle censure di Autorità amministrative e giudiziaria.
Secondo quanto scoperto e reso di recente noto da AGEEI, Artizzu risulta soggetto segnalato l’anno scorso dalla P.G. in quanto “animato dall’interesse, in collegamento con altre figure, ad ostacolare il ruolo e le iniziative all’interno della Sogin SpA” proprio del whistleblower che l’ha poi segnalato all’ANAC.
Risultato, da approfondimenti delle forze dell’ordine, dirigente avversato per aver scardinato il sistema gestionale societario degli appalti.
AGEEI evidenzia che SOGIN SPA è soggetto giuridico autonomo rispetto alle persone fisiche che l’amministrano o compongono la sua dirigenza.
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