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AGEEI TV17 Luglio 2026 16:36

Ucraina, uomini di Syrskyj o macchine di Fedorov? Ecco cosa è successo e perché Zelenskyj ha dato la parola al popolo. VIDEOSERVIZIO dai nostri corrispondenti

Ucraina, uomini di Syrskyj o macchine di Fedorov? Ecco cosa è successo e perché Zelenskyj ha dato la parola al popolo. VIDEOSERVIZIO dai nostri corrispondenti

L’altro campionato

Le piazze per Fedorov, il conflitto con Syrskyj e il messaggio che Zelenskyj non poteva pronunciare da solo

Kyiv, Ucraina – Dai nostri corrispondenti in Ucraina Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Volodymyr Zelenskyj sapeva esattamente che cosa avrebbe scatenato la rimozione di Mykhajlo Fedorov dal Ministero della Difesa, e ha lasciato che accadesse. Lo scriviamo mentre mezzo commentariato occidentale — e una parte di quello ucraino — s’esercita nella diagnosi opposta: il presidente ‘impazzito’, il ‘suicidio politico’, l’‘errore inspiegabile’. Diagnosi comode, che dispensano dal pensare. Impazzito, davvero? L’uomo che da quattro anni e mezzo regge la comunicazione di guerra più difficile del pianeta; l’uomo che all’imprenditore americano, quando gli proponeva un vertice a Mosca, avrebbe risposto che sui cieli della capitale russa volano ormai troppi droni ucraini perché il viaggio sia prudente — quell’uomo non prende la decisione più impopolare del suo mandato per distrazione. La prende perché il costo, che conosce al centesimo, compra qualcosa che vale di più.

LA PARTITA A SCACCHI DI ZELENSKYJ CHE CONTA SUL POPOLO E IL RISCHIO CALCOLATO PER EVITARE FRATTURE

Giorgio Provinciali corrisponde dalle difese ucraine sul Mar Nero @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Giorgio Provinciali corrisponde dalle difese ucraine sul Mar Nero @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Andrà ricordato, innanzitutto, che la rimozione è stata una questione automatica e del tutto istituzionale: l’articolo 115 della Costituzione ucraina prevede che le dimissioni del Primo ministro, come la sfiducia della Verchovna Rada al Gabinetto, comportino le dimissioni dell’intero Consiglio dei ministri, e quando il 14 luglio il parlamento ha ratificato con 258 voti contro uno l’uscita di Julija Svyrydenko, con lei è decaduto ogni ministro, il titolare della Difesa compreso. Zelenskyj, dunque, non s’è svegliato una mattina decidendo di cacciare il ministro più popolare del Paese: la caduta del governo glielo imponeva. Ma conosce la propria Costituzione, conosce il proprio popolo e sapeva alla perfezione quale sequenza quella caduta avrebbe innescato. Il 12 luglio aveva annunciato lui stesso il rimpasto con una formula che è quasi un programma: «L’Ucraina sta cambiando la propria strategia politica». Il suo stesso entourage ammetteva alla vigilia che la rimozione di Fedorov sarebbe risultata profondamente impopolare. Ha previsto tutto. La nostra lettura dal campo è che lo abbia anche calcolato.

LA DOTTRINA DI FEDOROV: AL FRONTE PRIMA LE MACCHINE, POI L’UOMO. LE PRIME NON SANGUINANO E NON MUOIONO

Come abbiamo spiegato analizzando il primo sbarco della storia condotto interamente dalle macchine, quello sulla freccia di Kinburn, la dottrina Fedorov ha un ordine di priorità dichiarato: prima le macchine, poi l’uomo. Al fronte vanno mandati i robot e i droni, che non sanguinano e non muoiono. La mobilitazione, in quest’architettura, diventa una variabile subordinata: ogni funzione trasferita a una macchina è un fante sottratto alla kill zone, cioè una perdita che la Russia non potrà più infliggere. Al fronte il cambio si percepisce a pelle: da quando i droni arrivano in volumi, il fante sa d’avere finalmente lo strumento per tenere i russi lontani e rimandarli indietro. Tanto che quest’anno, per la prima volta da anni, l’inerzia del campo di battaglia s’è invertita e Mosca ha cominciato a perdere terreno.

FEDOROV: O IO O SYRSKYJ. DUE VISIONI CONTRAPPOSTE DI CUI ZELENSKYJ RIMANDA LA DECISIONE AL POPOLO UCRAINO

Alla Perdei corrisponde da una trincea ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Alla Perdei corrisponde da una trincea ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Fedorov ha posto la questione nei termini più semplici possibili: o lui o Syrskyj. Una visione della guerra nata in questo secolo non può convivere con una rimasta al secolo scorso; e qui le biografie, per una volta, spiegano davvero qualcosa: da una parte un ministro di trentacinque anni arrivato dalla trasformazione digitale, dall’altra un comandante in capo di sessanta, formato all’Alta scuola di comando militare di Mosca e cresciuto a pane e artiglieria sovietica. In gennaio, all’insediamento del ministro, il presidente aveva imposto ai due la convivenza; sei mesi dopo ha dovuto prendere atto che tale convivenza era già finita. O peggio, impossibile. Parlando coi giornalisti a Kyiv, l’ormai ex ministro ha confermato il conflitto: avrebbe proposto lui stesso a Zelenskyj la sostituzione del generale, ricevendone un rifiuto; Syrskyj, a sua volta, avrebbe posto al presidente un ultimatum. Il riconoscimento dovuto, Fedorov l’ha concesso senza riserve: nel 2022 Syrskyj «ha salvato il Paese» con la difesa di Kyiv. «Ma la guerra è cambiata». Il generale, con lei, no.

DUE IDEOLOGIE DIVERSE: SYRSKYJ GIOCA IL CAMPIONATO DEI RUSSI, FEDOROV GIOCA UN CAMPIONATO CON REGOLE DIVERSE

Zelenskyj gli avrebbe offerto di restare come consigliere e Fedorov ha rifiutato, dicendo di conoscere il presidente da sette anni e di credere che non abbia ancora scelto la parte di Syrskyj. Lo stesso presidente, del resto, ha poi riconosciuto che la sostituzione nasce dalle visioni diverse di ministro e comandante in capo su come questa guerra vada combattuta. E ai deputati del suo partito, riuniti a porte chiuse, avrebbe confidato — la ricostruzione è di “Ukrainska Pravda” — che idealmente andrebbero rimossi entrambi, Fedorov e Syrskyj, «ma adesso non posso farlo». Frase che da sola vale un trattato.

È l’esempio più nitido di due approcci sideralmente opposti. Il primo: giocare il campionato dei russi, combatterli secondo le regole che dettano loro, dentro la vecchia concezione della guerra. Il secondo: batterli prima ancora che capiscano che stiamo giocando un altro campionato.

SEI MESI IN CUI E’ STATO LANCIATO IL LOGISTICS LOCKDOWN

Alla Perdei corrisponde dal distretto di Pokrovsk di Donetsk, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Alla Perdei corrisponde dal distretto di Pokrovsk di Donetsk, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

I sei mesi di Fedorov, insediatosi il 14 gennaio scorso, funzionano da esperimento quasi controllato fra i due. Il 27 maggio il ministro ha lanciato il ‘Logistics Lockdown’ — la definizione è sua — come programma separato con fondi dedicati: cinque miliardi di hryvnie girati direttamente alle unità per i sistemi mid-strike, cioè i colpi portati fra i venti e i duecento chilometri oltre la linea, dove la logistica russa si concentra e si può recidere. Il dato che il ministero esibiva è d’una semplicità brutale: più logistica distrutta, meno assalti sul fronte, meno fanti a rischiar la pelle. La Crimea, che di quella logistica è il capolinea, oggi vive di razionamenti di carburante e di blackout che lasciano al buio mezza penisola, coi convogli scortati dalla contraerea mobile che finiscono anch’essi nel mirino. Il 25 giugno la campagna dei quaranta giorni — che abbiamo raccontato — è stata affidata all’SBU del generale Jevhenij Chmara, e non allo stato maggiore: il giorno dopo l’amministrazione d’occupazione in Crimea dichiarava lo stato d’emergenza regionale. L’operazione ‘Auchan’, rivendicata nell’elenco che leggerete più sotto, ha congelato per sei mesi l’avanzata meccanizzata russa. Il precedente, del resto, l’aveva già scritto il Mar Nero: una battaglia navale vinta senza flotta, coi droni marini e missili messi a punto in piena guerra, da un paese che sul mare non possedeva quasi nulla e che sul mare invece oggi comanda. Quella filosofia aveva vinto un intero teatro prima ancora d’avere un ministero. La controprova sta a Kursk: l’incursione voluta da Syrskyj, condotta in chiave meccanizzata e novecentesca, produsse guadagni rapidi e titoli entusiasti, poi il riflusso, secondo il copione d’ogni offensiva che scenda su un terreno dove il nemico è più forte. Semmai, negli ultimi sei mesi il tabellone dei risultati porta la firma dell’SBU e del complesso dei droni, sintonizzati sulla frequenza d’onda di Fedorov; la catena di comando tradizionale vi compare sempre più di rado.

SCENDERE IN CAMPO E’ FALLIMENTARE PERCHE’ E’ DOVE I RUSSI SONO PIU FORTI. E ZELENSKYJ LO SA

I generali oggi temono la mobilitazione che Putin potrebbe ordinare dopo le elezioni russe d’autunno e vogliono giocare d’anticipo, mobilitando a loro volta e accumulando artiglieria. Quest’approccio ha già fallito, e ha fallito per una ragione strutturale: significa scendere nel campo dove i russi sono forti, dove Mosca converte demografia e rubli in massa, e dove la massa, dentro la kill zone volumetrica che descriviamo da anni, è ormai bersaglio,  non protagonista. Zelenskyj questo lo sa perfettamente.

ZELENSKYJ HA DOVUTO SCEGLIERE TRA DARE RAGIONE ALLO STATO MAGGIORE O DECAPITARE IL VERTICE MILITARE: HA SCELTO LA MANOVRA DELLA COMUNICAZIONE

Giorgio Provinciali corrisponde da Kyiv dopo un violento bombardamento russo @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Giorgio Provinciali corrisponde da Kyiv dopo un violento bombardamento russo @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Dunque il presidente s’è trovato davanti due sole mosse vere. La prima: dare ragione allo stato maggiore rimuovendo Fedorov. La seconda: dare ragione a Fedorov decapitando il vertice militare. Delle due ha scelto quella dal rischio minore — la pedina più piccola — sapendo alla perfezione che cosa avrebbe scatenato, perché blogger militari, redazioni e popolo dei social stanno da mesi, compatti, dalla parte del ministro. E qui sta il cuore d’una manovra che è di comunicazione prima che di potere.

Per parlare con Fedorov, che conosce da sette anni, a Zelenskyj basta una telefonata. Per parlare con lo stato maggiore — un corpo vasto, radicato, armato, forte d’una legittimità che quattro anni e mezzo di guerra hanno cementato — nessun canale verticale è sicuro: un ordine presidenziale che imponga ai generali di cambiare guerra aprirebbe, nel quinto anno del conflitto su vasta scala, una frattura fra vertice politico e vertice militare dagli esiti che nessuno ha voglia d’esplorare.

HA LASCIATO CHE A PARLARE FOSSE IL CANALE ORIZZONTALE: IL POPOLO

Perciò ha lasciato che a parlare fosse il canale orizzontale: il popolo, direttamente, allo stato maggiore. Cioè l’evidenza. Il precedente esiste, e i nostri lettori lo ricordano: nel luglio del 2025 furono proprio le piazze a fargli ritirare in pochi giorni la legge che imbrigliava le agenzie anticorruzione. Zelenskyj sa ascoltare le piazze e, talvolta, anche metterle in conto.

UNITED24 MEDIA, IL BRACCIO MEDIATICO DI ZELENSKYJ, SI E’ UNITO ALLE PROTESTE CONTRO LA RIMOZIONE DEL MINISTRO DELLA DIFESA

Alla Perdei corrisponde da una stazione di servizio distrutta dai russi a Kherson, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Alla Perdei corrisponde da una stazione di servizio distrutta dai russi a Kherson, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Un dettaglio sfuggito ai più è rivelatore:  “United24 Media” — il braccio editoriale della piattaforma di raccolta fondi nata proprio su iniziativa presidenziale e una redazione che delle priorità di Bankova è sempre stata la vetrina più puntuale — ha sospeso stamattina tutte le pubblicazioni per unirsi alle proteste contro la rimozione del ministro, congedandosi dai lettori con un «ci vediamo là». Che una scelta simile maturi all’insaputa del vertice è, per chiunque conosca l’ecosistema mediatico di Kyiv, un’ipotesi a dir poco ardita. Il risultato della manovra, intanto, è sotto gli occhi di tutti: la patata bollente è passata di mano. Il presidente può dire d’aver fatto esattamente ciò che il vertice militare gli chiedeva — il ministro è stato rimosso — e la risposta del Paese è agli atti; adesso tocca allo stato maggiore spiegare alle piazze quale alternativa propone. Il presidente, del resto, l’ha spiegato in conferenza stampa con la franchezza d’un arbitro: sta «semplicemente mostrando che, se le parti non riescono a risolvere una questione, dovrò risolverla io». E Fedorov, congedandosi, s’è detto sicuro «al cento per cento» che la vicenda finirà per il meglio, perché «Zelenskyj ascolta il popolo ucraino e sa cosa fare». Parole da uomo in attesa, più che da sconfitto. Se domani rientrasse, da ministro o aspirante a qualcosa di più, sarebbe semplicemente il secondo tempo della stessa manovra.

PIAZZE ARRIVATE PUNTUALI: ‘VERGOGNA’

Le piazze sono arrivate con una puntualità carica di significato: l’appuntamento, lanciato dal veterano Dmytro Kozjatynskyj, era fissato per le 9:01 del mattino, cioè un minuto dopo il minuto di silenzio nazionale per i caduti. Sotto il teatro Ivan Franko, nel centro di Kyiv, migliaia di persone hanno gridato «Fedorov è il ministro della Difesa!» e «Vergogna!», sventolando bandiere ucraine ed europee e intonando l’inno; comizi analoghi si sono accesi lo stesso giorno in almeno altre sedici città — a Lviv un migliaio di manifestanti ha scandito «Lasciate Fedorov» e «Cambieremo o moriremo» coi clacson delle auto di passaggio a fare da controcanto, e poi Kharkiv, Odesa, Dnipro, Vinnytsia, Ivano-Frankivsk — nel giorno in cui la Rada insediava il nuovo premier Serhij Koretskyj. Sui cartelli, scritto a pennarello, il succo della questione: «Rimuovere Fedorov = aiutare i russi». E una domanda rivolta al ministro dell’interno Ihor Klymenko, l’uomo inizialmente indicato per la successione: «E Klymenko sa come si disattiva Starlink?».

COLONNELLO PAVLO LAZAR YELIZAROV HA RASSEGNATO LE DIMISSIONI

Alla Perdei di fronte alle sterminate ricchezze che i russi non riescono a conquistare in Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Alla Perdei di fronte alle sterminate ricchezze che i russi non riescono a conquistare in Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

L’onda non s’è fermata alle piazze. Il colonnello Pavlo ‘Lazar’ Yelizarov (cioè l’ufficiale che Fedorov aveva portato al vertice delle Forze Aeree per sviluppare la difesa aerea a corto raggio) ha rassegnato le dimissioni definendo la rimozione del ministro «un grave male per la capacità di difesa del paese»; il deputato della maggioranza Mykyta Poturajev ha riconsegnato il mandato parlamentare; la Rada ha rinviato l’elezione del successore perché, secondo la deputata Marija Mezentseva, lo stesso Klymenko avrebbe rifiutato l’incarico. Il risultato sono folle oceaniche che sostengono a gran voce Fedorov e chiedono la rimozione di Syrskyj. E in serata, mentre chiudiamo quest’articolo, è arrivata la mossa che chiude il cerchio: il presidente ha incaricato di svolgere le funzioni di ministro della Difesa Jevhenij Chmara (cioè il generale che guida ad interim l’SBU, l’ex comandante del Centro operazioni speciali ‘Alfa’ e l’uomo cui il 25 giugno era stata affidata la campagna dei quaranta giorni) motivando la scelta con l’efficacia dimostrata sul campo e con l’esperienza maturata proprio in ‘Alfa’, consegnandogli un mandato esplicito: «continuare la riforma del settore della difesa». In attesa del voto della Rada, la Difesa passa dunque, pro tempore, all’organo che negli ultimi sei mesi ha firmato i risultati. C’è chi vi leggerà un rafforzamento della verticale presidenziale, e non a torto; la direzione di marcia, intanto, è certificata: il campionato resta quello di Fedorov.

TUTTO QUELLO CHE HA FATTO FEDOROV IN SEI MESI IN 22 PUNTI

Il curriculum dei sei mesi di Fedorov, del resto, parla da solo. Lo ha elencato lui stesso, congedandosi, punto per punto. Sotto la sua guida il suo team ha saputo:

  1. Disattivare Starlink per i russi, riducendo drasticamente le loro capacità di condurre una guerra efficace con i droni.
  2. Ricevendo il Ministero della Difesa senza un budget, ha saputo rischiare, utilizzando fondi derivanti dalle paghe di fine anno e investendoli efficacemente in capacità d’attacco a medio raggio (mid-strike), droni FPV in fibra ottica, ricognizione a basso costo, complessi robotici terrestri, droni intercettori e droni per attacchi in profondità (deep-strike). Risultato: la Difesa ha acquistato più droni in quattro mesi di quanti ne fossero stati acquistati nell’intero anno precedente.
  3. Avviare il ‘Lockdown Logistico’ come programma separato con finanziamenti dedicati, che, insieme a giusti acquisti e al supporto delle unità d’élite, ha permesso d’interrompere la logistica del nemico e d’avviare l’isolamento della Crimea.
  4. Continuare il programma di finanziamento della ‘Linea dei Droni’, che è alla base dell’acquisto di droni per le Forze dei Sistemi Senza Pilota.
  5. Avviare un programma di supporto per le moderne unità d’assalto con droni, che combattono principalmente con la tecnologia.
  6. Introdurre un anticipo del 70% sugli acquisti tramite i punti elettronici ‘eBali’ sul portale Brave1 Market.
  7. Cambiare radicalmente il sistema d’approvvigionamento. La Difesa ha lanciato i primi bandi di gara per artiglieria a lungo raggio e centinaia di migliaia di droni, risparmiando al bilancio statale miliardi di dollari.
  8. Acquistare per la prima volta migliaia di pick-up, buggy e quad per l’esercito, e anche tramite bandi di gara.
  9. Integrare Pavlo Lazar nelle Forze Aeree, implementando una procedura di analisi di ogni attacco massiccio (After Action Review). Risultato: in sei mesi, la percentuale d’intercettazione dei droni è aumentata dall’83% al 91% e quella dei missili da crociera dal 47% all’87%.
  10. Acquistare per la prima volta missili per il sistema Patriot PAC-2 GEM-T, e presentare una domanda per l’acquisto di missili PAC-3 tramite un credito europeo.
  11. Stabilire un livello di base di fornitura di droni per le brigate e i corpi. A partire da luglio, tutte le brigate e i corpi di combattimento inizieranno a ricevere forniture di droni previste senza intervento manuale. Cio, Gia oggi, permette di prevedere le azioni future.
  12. Avviare un programma di sovvenzioni su larga scala per i produttori di esplosivi e missili.
  13. Avviare una trasformazione dell’esercito, seppur impopolare ma estremamente importante: contratti a tempo determinato per tutti, con periodi di servizio e permessi definiti, l’introduzione di uno dei salari più alti al mondo per fanteria e assaltatori, l’apertura del mercato del reclutamento di personale straniero con condizioni di mercato trasparenti e attraenti, nuovi strumenti per incentivare il ritorno dei militari che hanno abbandonato arbitrariamente il reparto.
  14. Tenere tre riunioni del formato ‘Ramstein’, durante le quali la Difesa è riuscita a uscire dalla trappola mediatica russa sulla presunta sconfitta ucraina e a ripristinare la fiducia dei partner nell’Ucraina. Risultato: è stato annunciato un sostegno di 40 miliardi di dollari per quest’anno (senza considerare il credito europeo).
  15. Avviare un meccanismo per l’utilizzo del credito europeo per le nostre priorità militari.
  16. Trovare un modo per scalare la produzione di missili a basso costo contro gli Shahed a reazione. Risultato: la firma d’un contratto record.
  17. La balistica. Simbolicamente, nel giorno della destituzione del governo, la Difesa ha effettuato un test di successo della balistica. Ha modificato radicalmente le specifiche tecniche e dimostrato la massima precisione. Ha ridotto il prezzo del 30%. Risultato: l’Ucraina gioca un campionato di tutt’altro livello.
  18. Firmare un contratto per l’acquisto di aerei Gripen, che permetteranno di abbattere gli aerei Su, i vettori delle bombe guidate KAB.
  19. Insieme alle forze armate, pianificare e realizzare l’operazione ‘Auchan’, che ha fermato l’avanzata meccanizzata del nemico per sei mesi.
  20. Aprire l’esportazione nell’ambito del programma ‘Drone Deal’ per attrarre investimenti e aumentare la produzione del complesso militare-industriale.
  21. Avviare il ‘Trophy Lab’ per offrire ai partner la possibilità di studiare gli sviluppi militari russi.
  22. Avviare il ‘Defense AI Center A1’ per accelerare l’implementazione dell’intelligenza artificiale nella guerra.

Questo in sei mesi, ricevendo un ministero senza budget e promettendo, ora da civile, di continuare a «sconfiggere il nemico attraverso l’asimmetria, la velocità dell’innovazione e la forza organizzativa».

Tutto questo accade in un paese al quinto anno d’una guerra d’annientamento.

FRA I DUE CONTENDENTI C’E’ CHI HA DIMOSTRATO DI NON REGGERE IL PASSO DEL MODERN WARFARE

Alla Perdei corrisponde da un campo minato nella kill zone di Kherson, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Alla Perdei corrisponde da un campo minato nella kill zone di Kherson, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

L’Ucraina, oggi, ha bisogno di tutto tranne che d’una spaccatura interna. Ma se proprio si vuole indicare chi, fra i due contendenti, abbia dimostrato di non reggere il passo del modern warfare, i sei mesi appena archiviati parlano chiaro: con un dicastero ricevuto senza budget, Fedorov ha prodotto più di quanto i suoi predecessori abbiano fatto in anni.

Le folle che oggi riempiono le piazze quell’elenco lo hanno letto meglio di molti analisti: hanno capito che sul tavolo c’è il campionato che l’Ucraina intende giocare. Zelenskyj, lasciando che a parlare fossero loro e consegnando la Difesa – a piazze ancora calde – al generale della campagna dei quaranta giorni, ha probabilmente già dato la sua risposta. Vincere questa guerra significa portare la Russia dove non sa combattere e muoversi prima che impari.

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