Roma - Sogin, in un’informativa alla Procura del 2023 GDF, segnalò le “trame” di Artizzu e altri contro il whistleblower che aveva “determinato – si legge – un radicale cambiamento di consolidati equilibri e intrecci tra dirigenti e società esterne affidatarie di appalti milionari”.
E – scrive la GDF – “il venir meno di questi equilibri” – si legge ancora – “ha, a sua volta, comportato il coagularsi di interessi contrapposti volti a ripristinare il precedente status quo”.
I FATTI:
Gian Luca Artizzu risulta soggetto segnalato l’anno scorso dalla P.G. in quanto “animato dall’interesse, in collegamento con altre figure, ad ostacolare il ruolo e le iniziative all’interno della Sogin SpA” del dirigente che nel 2021 aveva coordinato il team delle verifiche interne sugli appalti affidati e gestiti dal 2010 per l’ambito del deposito nazionale scorie radioattive e oggetto delle censure di Autorità amministrative (ANAC compresa) e giudiziaria.
E’ quanto riportato nell’annotazione di polizia giudiziaria del 14 marzo 2023 – circa quattro mesi prima della nomina di Artizzu ad amministratore delegato della Sogin – che la Guardia di Finanza ha trasmesso alla Procura a fronte delle ipotesi di reato rilevate nelle diverse attività di indagine cui era stata delegata dall’Autorità Giudiziaria sul fronte della società pubblica responsabile del ‘decommissioning’.

Nella medesima informativa i finanzieri inquirenti, in riferimento al dipendente estromesso da Gian Luca Artizzu, hanno segnalato che lo stesso – qualificato dall’ANAC come “whistleblower”, la cui identità è protetta per legge – nella sua veste lavorativa “ha determinato un radicale cambiamento di consolidati equilibri e intrecci tra dirigenti e società esterne affidatarie di appalti milionari”.
“Il venir meno di questi equilibri” – si legge – “ha, a sua volta, comportato il coagularsi di interessi contrapposti volti a ripristinare il precedente status quo”.

Come documentato da AGEEI in precedente articolo, lo scorso 29 febbraio è stato notificato per la prima volta nella storia, ad un amministratore delegato di azienda pubblica – l’avvio del procedimento sanzionatorio da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.
L’Anac contesta a Gian Luca Artizzu plurime fattispecie ritorsive ai danni di un dipendente “whistleblower”.
Si tratta dello stesso dipendente che nel febbraio 2023 fu – dalla Prefettura di Roma retta da Bruno Frattasi – sottoposto a misura di protezione per i diversi episodi di minacce di morte collegate a iniziative e attività intraprese dall’interessato nell’ambito degli appalti.
Tra cui le segnalazioni e le misure da egli adottate nei confronti della filiera di imprese affidatarie dell’appalto CEMEX 2020 aggiudicato in epoca precedente alla sua assunzione in azienda e risolto a dicembre 2022 sotto il mandato commissariale.
LE INDAGINI
Ora si apprende che anche la Guardia di Finanza, nelle attività d’indagine relativi ai separati procedimenti penali riguardanti la Sogin, ha individuato e segnalato un anno fa le condotte sistematiche di un gruppo di soggetti esterni e interni alla società (tra cui Artizzu) mossi dal comune intento di ostacolare e delegittimare – agli occhi di politici (in particolare alcuni parlamentari dell’attuale maggioranza) e giornalisti – l’operato di chi ha riformato l’ambito gestionale interno relativo agli appalti.
Dal suo canto, l’ANAC ha aperto un fascicolo a dicembre 2023 e, in seguito all’avvio dell’istruttoria e alla formale contestazione degli addebiti ritorsivi nei confronti dell’A.D. Artizzu, il whistleblower segnalante è stato espulso dalla Società (circa un mese dopo).
Da quanto appreso da AGEEI, per quattro volte il dipendente ha formalmente richiesto di essere audito dai membri dell’attuale Consiglio di amministrazione ma gli è sempre stata negata questa possibilità.
Il quadro delle informazioni disponibili si fa sempre più composito.
LE INTERCETTAZIONI
Qualche mese fa AGEEI aveva dato notizia, ripresa nella nota interrogazione parlamentare del PD con cui è stato chiesto al Governo Meloni l’allontanamento dell’A.D. Artizzu, che tra le intercettazioni telefoniche agli atti del procedimento penale R.G.N.R. n. 45447/2021, aperto dalla Procura di Roma sulle spese per il deposito nazionale, risultava il colloquio di inizi 2022 tra un appaltatore e Giuseppe Bono.
Bono, (allora in servizio presso il GSE, assunto e promosso un anno e mezzo dopo in Sogin da Artizzu a poche settimane dal suo insediamento) definiva come «una manfrina» il complesso dei controlli interni e delle Autorità sugli appalti del deposito nazionale che avevano consentito di scoperchiare la malagestio societaria del passato.
GLI AFFIDAMENTI DIRETTI
Quell’appaltatore (titolare di una società di lobbying di Milano che aveva ricevuto in affidamento diretto dalla controllata Nucleco una consulenza per 75mila euro) fu segnalato proprio dal dipendente avversato da Artizzu.
Fu rilevato infatti un conflitto di interessi dovuto alla riconducibilità della proprietà ad uno dei consiglieri di amministrazione in carica (2019-2022).
Nella telefonata intercettata dai finanzieri, Bono etichettava come “coglioni” due dirigenti in servizio alla Sogin che stavano collaborando con l’ARERA di Stefano Besseghini e la GDF nelle verifiche sui contratti: uno di questi era proprio il dipendente preso di mira e estromesso da Artizzu.
LA SOGIN
La Sogin SpA è l’azienda pubblica responsabile del ‘decommissioning’ con capitale interamente partecipato dal MEF del Ministro Giancarlo Giorgetti e sotto la vigilanza del MASE del Ministro Gilberto Pichetto Fratin.
Gian Luca Artizzu, dirigente della Sogin dal 2020 (Governo Conte II), è stato nominato amministratore delegato dall’Esecutivo presieduto da Giorgia Meloni il 3 agosto 2023.
L’attuale Consiglio di amministrazione di Sogin SpA è presieduto da Carlo Massagli e composto da Barbara Bortolussi, Paola Cianfrocca e Jacopo Vignati.
AGEEI prima della redazione e pubblicazione dell’articolo ha chiesto conto alla Sogin che ha preferito non rispondere.