Roma - “Noi siamo un’associazione datoriale, quindi secondo noi la rappresentatività comparata dell’associazione datoriale non può che passare attraverso il censimento delle aziende iscritte e dei loro lavoratori. Certo, questo censimento non può essere auto dichiarato dall’associazione, ma deve essere soggette a un meccanismo di verifica a carattere normativo al quale noi, come servizio Utilitalia, non ci sottraiamo, anzi siamo disponibili sin da subito”.
Così Paola Giuliani, direttore Area Lavoro e relazioni Industriali – Utilitalia, in occasione dell’audizione alla Commissione 8′ del Senato sul Correttivo Appalti messo a punto dal Mit di Matteo Salvini
CORRETTIVO APPALTI, UTILITALIA: APPARTENENZA AL CNEL E’ FORTEMENTE DISCREZIONALE
“Invece riteniamo che non possa essere utilizzato nemmeno come criterio residuale quello dell’appartenenza dell’associazione al CNEL perché questa appartenenza al CNEL, oltre che a dipendere dagli stessi criteri di cui si è detta la difficoltà selettiva, è fortemente discrezionale in quanto è un atto di alta discrezionalità amministrativa che quindi dipende dalla valutazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, contestualizzata a seconda dei momenti. Da questo punto di vista noi, come servizi, per la prima volta nella nostra storia siamo in un contenzioso con la Presidenza del Consiglio dei Ministri perché siamo stati stranamente, incredibilmente esclusi dall’ultimo Consiglio CNEL, pur essendo rappresentate imprese pubbliche locali che appartengono da sempre al CNEL”.
CORRETTIVO APPALTI, UTILITALIA: FOCUS SU TEMA EQUIVALENZA
“L’altro tema” prosegue Paola Giuliani “sul quale vogliamo dare delle indicazioni è un tema che è stato all’attenzione soprattutto in Italia, ed è quello sulla valutazione di equivalenza. L’articolo undici consente la partecipazione alla gara di operatori con contratti collettivi diversi dal contratto collettivo indicato dalla stazione appaltante, purché equivalenti. Il giudizio di equivalenza è un giudizio molto complesso. Anche qui, pur apprezzando lo sforzo che è stato compiuto nel decreto per arrivare a una dichiarazione di coerenza, i criteri indicati sono difficilmente attuabili. Ci vorrebbe una equiparazione, intanto perché sono divisi tra equivalenza normativa ed equivalenza economica, che non sono due concetti che possono essere distinti in questo modo nell’ambito di un contratto, ma sono invece molto legati, Quindi non è opportuno che siano stati divisi in questo modo, così come ci sembra discutibile che si possa parlare di parità economica”.
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