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News21 Novembre 2024 17:07

Codice Appalti, Correttivo del Mit potrebbe mettere KO Pmi italiane e aiutare i ‘Big’. In gioco migliaia di occupati

Roma - C’è fermento, tra gli operatori del settore, sul correttivo del Codice Appalti del Mit, che, secondo loro, esclude le Pmi italiane e aiuta i ‘Big’. Mettendo a KO tecnico decine di migliaia di occupati

CORRETTIVO APPALTI ELIMINA CONCORRENZA AI BIG E GLI AUMENTA IL BACINO DI PMI SUBALPATANTI A LORO CONDIZIONI

Caos in arrivo sul nuovo Correttivo del Codice Appalti che, se da un lato vuole tutelare le piccole e medie imprese, dall’altro sembra escluderle dagli appalti.

Lasciando così campo libero ai Big, come, per esempio, può essere il gigante WeBuild, che così da un lato non avranno più concorrenti e dall’altro potranno avere a disposizioni maggiori imprese subappaltanti alle loro condizioni.

CORRETTIVO CODICE APPALTI METTE A RISCHIO SISTEMA WIN WIN PMI E PA

Un modello win win delle Pmi e della PA che viene ora messo a rischio dal testo messo a punto dal Mit di Matteo Salvini a favore di realtà grandi e strutturate.

Il nuovo Correttivo del Codice degli appalti, se da un lato protegge le micro, piccole e medie imprese prevedendo – in materia di subappalto – una quota riservata pari al 20 per cento delle prestazioni alle PMI, dall’altro – all’articolo 20 – sembra negare la possibilità alle stesse di operare tramite forme di aggregazioni consortili, alle stesse condizioni di prima. Lasciando campo libero ai grandi.

ALL’ARTICOLO 20 VENGONO MODIFICATI I REQUISITI CHE PERMETTONO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DI COMPETERE CON I BIG

All’articolo 20 del testo infatti – che essendo inserito in una legge delega deve ora passare al vaglio delle commissioni competenti del Senato e della Camera con i relatori Nino Germanà ed Erica Mazzetti – vengono modificati alcuni requisiti che permettono alle piccole e medie imprese che si aggregano tramite la forma consortile di poter usufruire dei vantaggi provenienti dalla stessa aggregazione.

Tre i vulnus che metterebbero a tappeto le piccole e medie imprese.

IL CONSORZIO NON PUO PIU ESSERE GARANTE DELLE PMI A TUTELA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Il nuovo Correttivo non permette più ai Consorzi stabili di fare l’avvalimento. In sostanza non viene più permesso al Consorzio di fare da garante economico alle imprese che operano che si traduce in una tutela per la Pubblica Amministrazione che fino ad oggi ha consentito che nessuna commessa e nessun lavoro pubblico sia stato interrotto o che l’opera sia rimasta incompleta.

IL NUOVO CORRETTIVO APPALTI NON PERMETTE ALLE PMI DI UNIRE LE FORZE PER COMPETERE CON I BIG

Non solo: il nuovo Correttivo del Mit non consente più alle piccole e medie imprese di unire le forze (concentrando in forma aggregata i propri fatturati) così da poter competere con i Big mantenendo al contempo la natura propria delle piccole e medie imprese che partecipano. (Stesso concetto dei Raggruppamenti temporanei di impresa nel caso di partecipazione a gare di appalto cui le imprese non riescono a partecipare singolarmente).

SI PERDE LA COSIDDETTA ‘GARANZIA MULTIPLA’ PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Si andrebbe a perdere inoltre – se il testo rimanesse così come è – il concetto di ‘garanzia multipla’ da parte di tutte le imprese che partecipano al consorzio: dove non arriva una, arrivano le altre. A beneficiarne la Pubblica Amministrazione.

LE TRE NOVITA’ DEL CORRETTIVO CODICE APPALTI

Per la precisione, il nuovo Correttivo del Codice degli appalti intende modificare l’attuale situazione con tre ipotesi:

  • la possibilità del consorzio di partecipare sulla ‘base dei requisiti posseduti in proprio”
  • la possibiltà del consorzio di partecipare “sulla base dei requisiti posseduti dalle singole imprese consorziate designate per l’esecuzione delle prestazioni”
  • la possibiltà del consorzio di partecipare mediante “avvalimento dei requisiti da parte delle singole imprese consorziate non designate per l’esecuzione del contratto”.

Tre ipotesi che rendono de facto inutile – secondo gli operatori – il concetto stesso di aggregazione e di consorzio.

A RISCHIO DECINE DI MIGLIAIA DI OCCUPATI NELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

I Consorzi Stabili in Italia, alla data del 31 marzo 2017, – prima del boom Pnrr – risultavano essere 536, di cui 248 (46%) attivi con una una media di circa dieci imprese ciascuno e circa 15 addetti per ogni impresa. Per un’occupazione totale di decine di migliaia di addetti e un portafogli ordine di circa – attualmente – dieci miliardi di euro.

Occupazione e portafogli che potrebbe essere ora a rischio. A beneficiare del Ko tecnico delle piccole e medie imprese, sarebbero i giganti delle costruzioni che si troverebbero a non aver più rivali sulle commesse della Pubblica Amministrazione.

IL CHIARIMENTO DELL’ANAC DI FEBBRAIO

A chiarire il ruolo e le modalità di operare dei consorzi stabili, lo scorso 6 febbraio, anche l’Autorità nazionale Anticorruzione, che ora, a fronte di queste modifiche, dovrebbe rivedere il tutto:

“I consorzi stabili possono avvalersi dei requisiti maturati dalle singole consorziate, esecutrici e non, al fine di partecipare alle procedure di affidamento di lavori, servizi e forniture e di conseguire l’attestazione di qualificazione”, scriveva nel Comunicato del Presidente Busia del 31 gennaio 2024. L’Autorità aveva inoltre ribadito a febbraio “la permanenza del divieto che impediva alla medesima impresa di partecipare a più di un consorzio stabile, indicandone le ragioni”.

“In merito alla mancata riproposizione della deroga che consentiva ai direttori tecnici delle imprese qualificate di conservare l’incarico presso la medesima impresa pur non essendo in possesso dei requisiti previsti, è stato precisato che, a decorrere dal 1° luglio 2023, anche i direttori tecnici che ricoprivano l’incarico antecedentemente al decreto n. 34/2000 devono essere in possesso dei prescritti requisiti di idoneità professionale e che le nuove disposizioni si applicano ai contratti sottoscritti a decorrere dal 1° luglio 2023 per il rilascio di una nuova attestazione di qualificazione o per il suo rinnovo”, scriveva.

L’ARTICOLO 20 DEL TESTO DEL CORRETTIVO DEL CODICE APPALTI

Qui di seguito AGEEI riporta il testo dell’articolo 20 del Nuovo Correttivo del Codice degli appalti.

(Modifiche all’articolo 62 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36)

1. All’articolo 62 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 3, primo periodo, dopo le parole “per ottenere la qualificazione e disciplina” sono inserite le seguenti: “gli incentivi, nonché”; b) al comma 6: 1) alla lettera a), dopo le parole “ricorrendo a una” sono inserite le seguenti: “stazione appaltante o”; 2) alla lettera c), le parole “affidamenti per servizi e forniture” sono sostituite dalle seguenti: “affidamenti di appalti di servizi e forniture”; 3) alla lettera g), la parola “affidante” è sostituita dalla seguente: “affidataria”; c) dopo il comma 6 è inserito il seguente: “6-bis. Le stazioni appaltanti non qualificate possono procedere all’acquisizione di forniture, servizi e lavori ricorrendo a una stazione appaltante o centrale di committenza qualificata anche per le procedure di importo inferiore alle soglie di cui al comma 1.”; d) al comma 17, al primo periodo, dopo le parole “dagli articoli da 146 a 152” sono inserite le seguenti “, nonché gli enti aggiudicatori che non sono amministrazioni aggiudicatrici e i soggetti privati tenuti all’osservanza delle disposizioni del codice”; e) al comma 18, le parole “La progettazione” sono sostituite dalle seguenti: “Fermo restando quanto previsto dal comma 1, la progettazione”.

www.ageei.eu

www.mit.gov.it

Appalti, Mit: correttivo tutela stazioni appaltanti e PMI superando criticità recependo indicazioni ANAC. Modifiche non riguardano i contratti già affidati. Ecco perché

Approvato in Consiglio dei ministri il correttivo al Codice Appalti. IL TESTO