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AGEEI TV2 Luglio 2026 20:30

Ucraina, Russia imita Ucraina. Ma infiltrazioni russe in istituzioni di Kyiv per scoprire i nomi del controspionaggio. Ogni nome una coordinata. VIDEOSERVIZIO dai nostri corrispondenti

Ucraina, Russia imita Ucraina. Ma infiltrazioni russe in istituzioni di Kyev per scoprire i nomi del controspionaggio. VIDEOSERVIZIO dai nostri corrispondenti

Reportage dal fronte: la compressione del ritmo operativo russo, la guerra economica che è diventata guerra del reclutamento e la richiesta del NABU dei nomi degli ufficiali sotto copertura dell’SBU che colpiscono le raffinerie di Mosca

Oleksandrivka (Donetsk), Ucraina – Dai nostri corrispondenti in Ucraina Giorgio Provinciali e Alla Perdei

DA MOSCA MENO CONTINUITA CAMPAGNA STRATEGICA, PIU PRESSIONE TATTICA QUOTIDIANA

Negli scorsi giorni la Federazione Russa ha colpito di nuovo la capitale dell’Ucraina. Le esplosioni sono iniziate pochi istanti dopo l’allarme aereo: l’esercito russo ha puntato su vettori balistici fin dal primo minuto. Fatta salva la violentissima notte di ieri, tuttavia, quanto abbiamo vissuto a Kyiv conferma che Mosca sta spostando il centro di gravità della sua coercizione: meno continuità nella campagna strategica profonda, più pressione tattica quotidiana sul fronte e lungo i margini regionali. Come ha fatto per anni, Mosca sta certamente accumulando materiale distruttivo sufficiente a scatenare tempeste devastanti concentrate in una sola notte, come quella — atroce — vissuta ieri. Eppure, tra un picco e l’altro, va osservato che da tempo mancano le ondate di settecento, ottocento droni e missili assortiti che si susseguivano.

AUMENTO DEI DRONI A CORTO E MEDIO RAGGIO NELLE ZONE CALDE VIVINE AD AREE LOGORAMENTO. FINO A 33MILA AL GIORNO

Questa compressione del ritmo operativo russo comporta un netto aumento dei droni a corto e medio raggio nelle zone calde più vicine alle aree di logoramento. È una dinamica che avevamo registrato già nei mesi scorsi e che oggi trova conferma nelle parole del comandante in capo delle Forze armate ucraine, Oleksandr Syrskyj, secondo cui gli occupanti pianificano di impiegare in quei settori, a breve, fino a 33.000 droni al giorno. Per quanto abbiamo potuto verificare, l’intensità dell’impiego nemico di droni kamikaze è cresciuta sensibilmente dall’inizio del 2026: nel semestre che s’è appena chiuso, gli occupanti hanno utilizzato quasi 1,4 milioni di UAV, con un picco di 281.000 a maggio — il 47% in più rispetto a gennaio.

FEDERAZIONE RUSSA PROVA A REPLICARE APPROCCIO UCRAINO

Alla Perdei durante un reportafe dalle trincee ucraine nel Donbas @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Alla Perdei durante un reportafe dalle trincee ucraine nel Donbas @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

In ritardo tanto sull’innovazione tecnologica quanto sulla produzione, la Federazione Russa prova a replicare l’approccio ucraino. Al punto che nella regione di Chernihiv è stata annunciata, con effetto dal 1° luglio, l’evacuazione obbligatoria d’una dozzina di villaggi e insediamenti in quattro comunità di confine — tra cui Prybyn, Shyshkivka, Rudnia, Lemeshivka, Moshchenka, Vorobiivka, Kamin, Kamianska Sloboda, Karabany, Chaikine, Hazoprovidne e Oleksandrivka. Anche a Sumy i russi provano a copiare il modello ucraino di compromissione della logistica, senza tuttavia ottenerne gli stessi risultati: gli ucraini colpiscono raffinerie, hub petroliferi e autocisterne; i russi mirano alle stazioni di servizio, per lasciare la regione senza carburante. L’amministrazione locale ha sottolineato che, nonostante gli attacchi, ogni distributore funziona regolarmente e le scorte reggono; il governo, insieme agli operatori del mercato dei carburanti, sta già varando un pacchetto di misure di sicurezza. In quella stessa oblast’, i russi hanno inscenato l’occupazione di Ivolzhany, un villaggio che si trova alle spalle delle posizioni ucraine ed è invece pienamente controllato dalle Forze di difesa.

RUSSIA STA VALUTANDO NUOVA ONDATA DI MOBILITAZIONE MENTRE FLUSSO DI MERCENARI CROLLA

Tutto questo dimostra che il miglior sostegno all’Ucraina resta quello economico e militare. Un’Ucraina che vince sul campo scoraggia il Cremlino e chiunque speri d’arruolare. Secondo diverse testate infatti, il regime russo sta valutando una nuova ondata di mobilitazione mentre il flusso di mercenari verso l’esercito è crollato anche nelle regioni storicamente più ricettive. Il senso di fallimento della cosiddetta «operazione militare speciale» s’approfondisce e spinge l’amministrazione del dittatore russo Vladimir Putin a discutere, ancora una volta, l’utilità di nuove campagne di reclutamento.

AIUTI ECONOMICI A UCRAINA RENDONO GUERRA RUSSA PIU COSTOSA E COMPRIMONO IL RECLUTAMENTO

Giorgio Provinciali riporta da Kyiv nell'immediatezza d'un violentissimo attacco russo @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Giorgio Provinciali riporta da Kyiv nell’immediatezza d’un violentissimo attacco russo @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Gli aiuti economici all’Ucraina rendono la guerra russa più costosa e comprimono il reclutamento, la logistica e le narrazioni di successo di Mosca. Basta sfogliare i giornali che fanno da megafono al Cremlino per trovarne agevole conferma. Ogni drone ucraino che raggiunge una raffineria pesa, al fronte, quanto un coscritto: Mosca ha perso la possibilità di promettere una guerra breve e denaro facile. Di conseguenza, economia e reclutamento sono ormai due facce della stessa disfatta.

È esattamente per questo che la recente richiesta, avanzata dal NABU, dei nomi e dei dati personali degli stessi ufficiali dell’SBU che conducono quegli attacchi — come giuristi, parlamentari ed esponenti della società civile ucraina hanno rilevato con allarme crescente — risulta di così ardua comprensione.

ZELENSKY: UCRAINA SI PREPARA A NUOVE MISURE CONTRO PROLUNGAMENTO GUERRA DA PARTE DELLA RUSSIA

A seguito dei successi ottenuti nelle scorse settimane, che abbiamo descritto nei nostri precedenti dispacci, il 24 giugno il presidente Zelensky ha annunciato che l’Ucraina si stava preparando a nuove e del tutto giustificate misure contro il prolungamento della guerra da parte della Russia, aggiungendo d’aver ordinato ai servizi segreti e all’esercito di lavorare in anticipo sugli obiettivi che Mosca usa per proseguire il conflitto. Lo stesso giorno, l’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina ha inviato una lettera ai ministeri e agli organi statali di competenza chiedendo i nomi degli agenti sotto copertura che operavano in quel contesto.

INCENDIATA RAFFINERIA A MOSCA E STRETTA MORSA SULLA CRIMEA

Alla Perdei durante un reportage da Dobropillia, Donetsk, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Alla Perdei durante un reportage da Dobropillia, Donetsk, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Per tutta la settimana precedente i martellanti strike ucraini avevano messo i russi alle strette, incendiando una raffineria a Mosca e stringendo ulteriormente la morsa sulla Crimea illegalmente occupata, al punto da costringere la Russia a ritirare le proprie difese aeree da altri punti strategicamente rilevanti per proteggere la capitale e il ponte sullo stretto di Kerch.

OPERA SERVIZI SPECIALI UCRAINI DEL CONTROSPIONAGGIO. UFFICIO NAZIONALE ANTICORRUZIONE VUOLE I NOMI

Almeno la metà di quegli attacchi è opera proprio dei servizi speciali ucraini della SBU che coordinano le attività di controspionaggio: di questi, l’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) chiedeva i fascicoli completi — cognomi, nomi e patronimici, date di nascita, gradi militari, incarichi ricoperti negli organi statali, date di nomina, periodi di servizio e posizioni all’interno dell’SBU da cui gli ufficiali sono stati distaccati. Come emerge dai documenti che il membro della commissione parlamentare per l’attività delle forze dell’ordine Maksym Buzhansky ha prima denunciato e poi pubblicato, il periodo di riferimento va dal 2025 a oggi. La categoria comprende gli ufficiali della riserva attiva, ossia gli ufficiali che operano sotto copertura.

RETATA DI NOMI SENZA ALCUNA BASE GIURIDICA 

Nel giro di poche ore la stampa ucraina ha riportato le parole d’avvocati e parlamentari che descrivevano il fatto pressappoco negli stessi termini: una retata senz’alcuna base giuridica, condotta in assenza dell’autorità costituzionale necessaria a un organo statale per esigere tanto. Oleh Shram — membro dell’Associazione nazionale degli avvocati dell’Ucraina, presidente della ONG «Consiglio di controllo pubblico» e già consigliere del direttore del DBR — l’ha definita una richiesta immotivata, traendo una conclusione netta: «ci troviamo di fronte a una manifestazione d’incompetenza, d’abuso di potere, o di cinico disprezzo per le disposizioni di legge. Oppure, a una deliberata provocazione».

IDENTITA DI CHI LAVORA NEL CONTROSPIONAGGIO SBU E’ COPERATA DA SEGRETO DI STATO. OGNI NOME E’ UNA COORDINATA

L’identità delle persone che lavorano nelle divisioni di controspionaggio dell’SBU e la copertura che le cela costituiscono infatti un segreto di Stato. La legge ucraina sulle attività di controspionaggio tutela entrambi gli aspetti: consente al Servizio d’impiegare personale sotto copertura e d’utilizzare documenti che ne nascondono l’identità e l’affiliazione dipartimentale, e pone le informazioni generali su tale personale — e su chiunque vi collabori in via confidenziale — entro il perimetro della legge sui segreti di Stato. La risposta della società civile ucraina è stata netta e ha aperto discussioni convergenti su un dato di fatto essenziale: in tempo di guerra, ogni nome è una coordinata.

INFILTRAZIONE RUSSA NELLE ISTITUZIONI UCRAINE

L’infiltrazione russa nelle istituzioni ucraine è documentata, e il rischio è considerato talmente serio che la legge che ha ripristinato l’indipendenza del NABU ha obbligato i servizi di sicurezza a verificare eventuali collaborazioni con l’aggressore da parte del personale dell’Ufficio che accede ai segreti di Stato. La questione aveva già raggiunto le fila del NABU stesso: nel luglio 2025 i servizi di sicurezza avevano arrestato diversi suoi ufficiali con accuse di legami con la Russia, ritenute infondate dagli organi anticorruzione; tra loro un detective, Ruslan Mahamedrasulov, accusato ai sensi dell’articolo 111-2 e detenuto per quasi cinque mesi prima d’essere rilasciato da un tribunale a dicembre. Quel che è apparso strano ai più è stata la coincidenza temporale: nello stesso giorno in cui una mano dello Stato spingeva gli agenti dell’SBU in profondità nel territorio nemico, un’altra mano puntava a catalogare nomi e cognomi degli ufficiali che ne proteggono le spalle.

DIRETTORE NABU VIENE SCELTO DA UNA COMMISSIONE DI SEI MEMBRI

Al di là del profilo d’incostituzionalità della richiesta — che l’avvocato Shram ha argomentato pubblicamente punto per punto, e su cui torneremo — il dibattito s’è presto spostato sulla reale indipendenza degli organismi anticorruzione ucraini. Esserlo rispetto alla politica ucraina lascia infatti aperta la questione della dipendenza esterna. NABU e Procura specializzata anticorruzione (SAP) sono nati dopo la Rivoluzione della Dignità come parte dell’architettura anticorruzione dell’Ucraina e come condizioni del sostegno occidentale. La loro autonomia dalla catena di comando interna è reale ed è stata progettata per esserlo: il direttore del NABU viene scelto da una commissione di sei membri, tre dei quali nominati dai donatori internazionali, e un candidato raggiunge l’incarico soltanto coi voti dei membri internazionali; il disegno è stato avallato dagli ambasciatori del G7 e scritto per soddisfare gli impegni dell’Ucraina verso il Fondo monetario internazionale. Lo stesso voto decisivo è stato previsto per la selezione del procuratore anticorruzione.

Se l’indipendenza da Bankova era l’obiettivo, lo strumento che l’ha garantita è stato la leva straniera. Una leva che va oltre il bilancio: dal 2017 l’FBI mantiene un ufficio dentro la sede stessa del NABU, in forza d’un memorandum di cooperazione, con un nuovo ufficiale avvicendato lo scorso novembre e i cui primi incontri vertevano sul caso Energoatom.

S’è visto quello strumento operare alla luce del sole la scorsa estate. Quando il parlamento approvò la legge 12414 – ponendo i due organismi sotto il Procuratore generale – ciò che ribaltò la decisione in nove giorni arrivò dall’estero: Ursula von der Leyen e Marta Kos, le capitali di Berlino, Parigi e Londra, membri del Congresso degli Stati Uniti, e un avvertimento riservato da Bruxelles che i finanziamenti potevano fermarsi — una pressione che spinse Kyiv a disfare la legge quasi alla stessa velocità con cui l’aveva votata.

Un’istituzione la cui sopravvivenza è garantita dall’estero è, per costruzione, sensibile alle priorità fissate all’estero. Quel disegno ha un valore e produce, in tempo di guerra, una vulnerabilità che sarebbe irresponsabile ignorare. Un’istituzione isolata dal controllo politico interno e sostenuta dalla pressione esterna, che opera attraverso canali di cooperazione internazionale, può compilare il registro coperto del controspionaggio del Paese soltanto dentro un procedimento penale, sotto controllo giudiziario e dentro le regole di segretezza scritte esattamente per impedire una simile concentrazione d’informazioni sensibili. Fuori da quel perimetro, la raccolta è vietata.

ATTRITO TRA UFFICIO ANTICORRUZIONE E CONTROSPIONAGGIO

L’attrito tra NABU e SBU è già visibile. NABU e SAP hanno notificato un avviso di sospetto a un funzionario dell’SBU in un caso di corruzione a sei cifre. Il NABU ha inoltre segnalato la scoperta di un dispositivo d’ascolto riconducibile, nella sua ricostruzione, a un dipendente della SBU. Dentro questa lite, il Bureau ha ora calato la richiesta delle identità del quadro coperto del Servizio. Come atto anticorruzione, la richiesta resta priva di spiegazione. Come mossa istituzionale in uno scenario di guerra, è avventata.

Giorgio Provinciali durante un reportage da Dobropillia, Donetsk, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Giorgio Provinciali durante un reportage da Dobropillia, Donetsk, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Nei giorni successivi la lettura è stata condivisa anche da voci esterne al parlamento. Taras Zahorodniy, analista politico, ha portato la contraddizione al suo punto più acuto quando ha sostenuto che il Servizio i cui operatori lasciano in fiamme le raffinerie russe è lo stesso Servizio di cui il NABU vuole ora censire il personale coperto — mentre una parte dei detective del Bureau siede sotto il sospetto di lavorare per il Paese che quelle operazioni colpiscono. Zahorodniy ha posto le quattro domande che decidono la questione: su quale base i dati vengono raccolti, a quale scopo servono, chi li custodirà, a chi potranno essere trasmessi. La lettera non offre fondamento giuridico ad alcuna di esse. Resta la raccolta su scala.

Collocandola dentro uno schema preciso, Zahorodniy ha osservato così: «appena l’Ucraina intensifica i colpi sugli obiettivi militari in territorio russo, NABU e SAP cominciano d’improvviso a interessarsi attivamente alle imprese del complesso militare-industriale, o silurano le strutture direttamente responsabili delle operazioni contro la Russia». Dalla sequenza ha tratto una conclusione dura: la lotta alla corruzione ha cessato d’essere la funzione ordinatrice del Bureau, e al suo posto si è insediata una pressione sistematica sull’apparato statale e sul settore della difesa. Il rimedio proposto è pari alla gravità dell’accusa: un azzeramento completo del NABU, con personale che abbia servito e che conosca il prezzo della sicurezza del Paese.

Gli attacchi coordinati dalla SBU sono intanto proseguiti, con risultati che l’Ucraina attendeva da mesi se non da anni. Altri strike sono tuttora in corso, nel quadro di un’«operazione strategica d’influenza e pressione» della durata di 40 giorni contro la Russia, approvata dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky e condotta dal Servizio di sicurezza dell’Ucraina, fondata su operazioni con droni e le cosiddette ‘sanzioni a lungo raggio’ per costringere Mosca a chiudere la guerra.

Nel frattempo costituzionalisti e politologi continuano a prendere posizione con crescente nettezza, ricordando che l’articolo 19 della Costituzione consente a un organo statale d’agire soltanto sulle basi, nei limiti e secondo le modalità che la legge prescrive, e che le norme sul controspionaggio e sul segreto di Stato esistono perché il registro chiesto dal NABU non venga mai riunito in un unico luogo.

IL NODO E L’ANALISI GIURIDICA

L’analisi giuridica della lettera, che l’avvocato Shram ha scomposto voce per voce, merita d’essere seguita nel dettaglio, perché è qui che la vicenda si decide. Nella richiesta del NABU mancano il numero del procedimento penale, la qualificazione giuridica del reato, il numero del fascicolo operativo-investigativo e qualsiasi descrizione delle circostanze di fatto in relazione alle quali le informazioni vengono richieste. Mancano, di conseguenza, i richiami agli articoli 2, 38, 39, 93 e 216 del Codice di procedura penale — le norme che disciplinano la raccolta delle prove e la competenza investigativa — perché la lettera tace dentro quale procedimento venga presentata, quale reato sia oggetto d’indagine e quale relazione corra tra le informazioni richieste e il procedimento stesso. Manca ogni riferimento alla legge che regola l’attività operativo-investigativa. Ne discende — ed è il punto che Shram rimarca — che in questa vicenda il NABU agisce fuori da un procedimento penale e fuori dall’attività operativo-investigativa: agisce esclusivamente come organo centrale civile del potere esecutivo – e a una richiesta amministrativa la legge sui segreti di Stato oppone un muro.

Quanto alla base giuridica dichiarata, la lettera cita gli articoli 1, 16 e 19-2 della legge sul NABU. L’articolo 1 definisce lo status, le funzioni e i compiti del Bureau; il 19-2 ne disciplina l’interazione con gli altri organi statali; il 16 elenca dodici compiti, e la richiesta tace quale di essi venga esercitato e perché quelle informazioni siano necessarie a esercitarlo. Al posto d’una base giuridica specifica, una collana di rinvii a disposizioni generali. La richiesta elenca dati personali, gradi militari e mansioni; tace su tutto il resto: a che cosa servano quelle informazioni, quale specifica attribuzione del NABU venga esercitata, quale sia l’oggetto della verifica o dell’indagine, quale nesso leghi i dati richiesti ai compiti invocati. Dal contenuto della richiesta è impossibile stabilire tanto lo scopo quanto la base giuridica appropriata; e dove manca la base giuridica, manca l’obbligo d’adempiere — tanto più alla luce della parte seconda dell’articolo 19 della Costituzione che vincola ogni autorità statale – NABU compreso –  ad agire solo sulla base, nei limiti dei propri poteri e secondo le modalità previste dalla Costituzione e dalle leggi dell’Ucraina.

In coda a tutto questo c’è un dettaglio tecnico che i destinatari della lettera conoscono meglio di chiunque altro. Lo Zvid — il Registro unico delle informazioni che costituiscono segreto di Stato, compilato dalla SBU su decisione degli esperti statali per le questioni di segretezza e vigente nella redazione aggiornata al 12 giugno 2026 — iscrive espressamente in quell’elenco le informazioni sul personale che conduce l’attività di controspionaggio. Un ministero che riceve la richiesta del NABU si trova così davanti a due porte, entrambe presidiate dalla legge: chi consegna i fascicoli risponde ai sensi della normativa sui segreti di Stato; chi li trattiene sa che i detective del NABU redigono con regolarità protocolli amministrativi, ex articolo 185-13 del Codice degli illeciti amministrativi, contro chi lascia cadere le loro richieste. Una lettera priva di numero di fascicolo scarica l’intero rischio legale su chi la apre.

Il quadro documentale, a oggi, si ferma qui. La lettera resa pubblica da Buzhansky contiene i soli riferimenti generici che abbiamo elencato; il deputato constata: «in questo caso, per quanto mi risulta, non esiste alcun procedimento penale». L’avvocato Shram ricorda il precedente che pesa sull’intera vicenda: «conosciamo molte fughe di notizie dal NABU: giornalisti, attivisti, deputati». E i giuristi che hanno esaminato il documento osservano che, dove esistano dubbi su singoli funzionari, la legge già consente verifiche mirate entro procedimenti specifici. Resta ignoto dove i dati richiesti verrebbero custoditi, con quali protezioni e con quali accessi.

RESTA INTATTA LA NECESSITA DELLA LOTTA ALLA CORRUZIONE. MA DENTRO I BINARI DELL’ART.19 CHE NON SCONFINA

Alla Perdei nei pressi della 'stella' di Donetsk, distretto di Pokrivsk @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Alla Perdei nei pressi della ‘stella’ di Donetsk, distretto di Pokrivsk @Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Queste obiezioni lasciano intatta la necessità della lotta alla corruzione – che documentiamo da anni e continueremo a documentare. Chiedono una cosa soltanto: che quella lotta stia dentro i binari dell’articolo 19 — un fascicolo, un giudice, un segreto custodito. La Costituzione ucraina affianca a quell’articolo il suo specchio: l’articolo 17 impone la difesa della sovranità e dell’integrità territoriale «tra le funzioni più importanti dello Stato, affare di tutto il popolo ucraino». Il 19 disciplina il ‘come’, il 17 fissa il ‘che cosa’; fra i due corre il perimetro entro cui ogni istituzione del Paese – NABU compreso – è chiamata a stare.

A DECIDERE LA GUERRA E’ LA RIGENERAZIONE. RESISTE CHI RICOSTITUISCE CIO CHE PERDE

Sul fronte da cui scriviamo, a decidere guerra è la rigenerazione: resiste chi ricostituisce ciò che perde. La riservatezza degli uomini che spengono le raffinerie russe appartiene a quella rigenerazione quanto i droni che eseguono gli attacchi. Se in tempo di guerra un nome è una coordinata, un elenco di nomi, raccolto in un unico ufficio, è una mappa. Le leggi sul controspionaggio e sul segreto di Stato esistono per rendere impossibile quella mappa. Il 24 giugno qualcuno ha chiesto di disegnarla.

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