Ucraina, la settimana dei record incrociati. Kyiv spegne le retrovie russe, Mosca colpisce i civili, ad Ankara Trump concede la licenza Patriot. VIDEOSERVIZIO dai nostri corrispondenti
di Giorgio Provinciali e Alla Perdei
Oblast’ di Donetsk, 9 luglio 2026 — La settimana appena conclusa passerà agli archivi come quella dei record incrociati: mai, dall’inizio dell’invasione su vasta scala, Russia e Ucraina s’erano scambiate tanti attacchi in sette giorni. Se i numeri, da soli, dicono poco, dove quei colpi sono andati a segno invece dice tutto: mai come ora, infatti, la lista degli obiettivi è la radiografia delle intenzioni.
MOSCA COLPISCE DOVE LO SCUDO E’ PIU’ SOTTILE E LA DENSITA’ ABITATIVA E’ MAGGIORE
In una settimana la Federazione Russa ha scaricato sull’Ucraina circa 2.200 droni d’attacco, 1.730 bombe aeree guidate e 106 missili. L’ha dichiarato Zelenskyj, aggiungendo un dettaglio che dovrebbe far vergognare chi, col proprio denaro, finanzia, indirettamente o meno, la macchina bellica russa e, allo stesso tempo, centellina le difese ucraine: quasi la metà di quei missili era balistica. La difesa aerea ucraina abbatte ormai oltre il 90% dei droni; sui vettori balistici, invece, la percentuale crolla perché gli intercettori scarseggiano e i sistemi capaci di fermarli si contano sulle dita d’una mano. Mosca lo sa e, di conseguenza, calibra l’arsenale colpendo dove lo scudo è più sottile e la densità abitativa è maggiore. Sumy, Zaporizhzhia, Kherson, Kharkiv, Dnipro, le comunità di confine e quelle a ridosso della linea di contatto vivono ormai sotto tiro permanente; anche su Kyiv sono arrivati due massicci attacchi a distanza d’appena quattro giorni. Per questo Zelenskyj è tornato a chiedere ai partner tempi rapidi per la difesa aerea e i missili intercettori, ponendo la questione al centro del vertice d’Ankara.

Giorgio Provinciali corrisponde da Dobropillia, Distretto di Pokrovsk, Donetsk, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei
L’UCRAINA HA COLPITO L’INFRASTRUTTURA ENERGETICA RUSSA AD UN RITMO SENZA PRECEDENTI
Dal canto suo, Kyiv ha stabilito un nuovo record d’attacco — e l’ha certificato anche il “Financial Times”: i droni ucraini hanno infatti colpito l’infrastruttura energetica russa a un ritmo senza precedenti. Sedici raffinerie centrate nel solo mese di maggio, almeno 194 attacchi dall’inizio del 2026 e una carenza di benzina provocata che ormai morde l’intera Federazione Russa. Gli analisti citati dal quotidiano della City osservano che la campagna ha superato da tempo il perimetro petrolifero: nel mirino c’è il sistema energetico, logistico e industriale russo nel suo complesso. Dietro l’efficacia stanno due fattori che raccontiamo da mesi: la maturazione dei droni ucraini a lungo raggio e un coordinamento degli strike sempre più chirurgico.

Alle spalle di Giorgio Provinciali, un missile balistico d_epoca sovietica oggi in disuso @Giorgio Provinciali e Alla Perdei
OPERAZIONE DI QUARANTA GIORNI APPROVATA DA ZELENSKYJ
Quel coordinamento ha ormai una firma e una durata precise: un’operazione di quaranta giorni approvata da Zelenskyj e condotta dall’SBU in stretto raccordo con le ZSU, cioè le Forze armate ucraine. Il conto presentato agli occupanti nella settimana passata comprende infatti depositi di munizioni e di carburanti e lubrificanti, snodi della logistica militare e l’infrastruttura dei reparti russi per sistemi senza pilota. Tutti obiettivi che le Forze speciali ucraine avevano messo nel mirino da tempo, e poi centrati proprio nella settimana in cui gli organismi anticorruzione ucraini del NABU avevano emesso la discussa — e, a detta di molti esperti, incostituzionale — richiesta d’un elenco di nomi e mansioni proprio di quegli agenti sotto copertura che stanno cambiando le sorti della guerra a favore dell’Ucraina. Tre voci su tutte: il centro di controllo d’un complesso d’attacco senza pilota sulla direttrice di Mykolaiv, i depositi di lubrificanti in Crimea, un nodo di comunicazione chiave sull’asse di Huliaipole.
LA CRIMEA E’ AL BUIO
La conseguenza è stata diretta: Crimea al buio. Il comandante delle Forze dei sistemi senza pilota, Robert Brovdi ‘Magyar’, ha diffuso il bilancio dei primi cinque giorni di luglio: 37 impianti energetici colpiti, 16 dei quali obiettivi chiave, fra la penisola occupata e le regioni di Kherson, Luhansk e Zaporizhzhia. Sempre in Crimea i droni ucraini hanno centrato l’aeroporto militare di Hvardiiske, fra i principali della penisola: vi si basavano l’aviazione operativa-tattica e quella navale, vi si preparavano le sortite, vi si riparavano le macchine.

Alla Perdei mentre corrisponde da Blahodatne, kill zone di Kherson, Ucraina @Giorgio Provinciali e Alla Perdei
IN DONBASS PROCEDE LA DEMOLIZIONE DEI PONTI
Allo stesso modo, e in parte di riflesso, nel Donbas prosegue la demolizione metodica dei ponti che alimentano il fronte: giù quello stradale sul Hruzkyi Yalanchyk presso Huselnykove, giù quello sul Kalmius a Staromariivka, colpiti il ponte sul Malyi Kalchyk a Hranitne e il ponte ferroviario di Nyzhnoteple, nel Luhansk. Su quelle campate passavano uomini, munizioni, carburante. Nella stessa settimana sono saltati tre depositi di munizioni a Makiivka, Dovzhansk e Preobrazhenka, un deposito di carburante a Melitopol, altri tre depositi fra la regione russa di Kursk, il Donetsk e il Kharkiv, un punto di transito logistico a Novoocheretuvate e cinque centri di controllo dei droni fra Zaporizhzhia e Donetsk.
ATTACCHI UCRAINI BEN OLTRE I TERRITORI OCCUPATI DALLA RUSSIA
Gli attacchi ucraini hanno tuttavia colpito ben oltre i territori che la Federazione Russa occupa illegalmente in Ucraina, fino a mordere le profondità russe. Lo stato maggiore ucraino ha confermato lo strike contro l’Istituto di ricerca per le misurazioni fisiche di Penza, un’impresa della galassia Roscosmos situata nel cuore della Russia. Lì nascono i sensori dei missili da crociera e balistici — Iskander, Kalibr, Kh-101 —, i componenti dei sistemi di bordo di Su-34, Su-35 e Tu-95MS, l’elettronica dei satelliti da ricognizione. Colpire Penza ha significato colpire il sistema nervoso dell’arsenale di precisione russo: gli stessi vettori che ogni notte cadono sui condomini ucraini provengono da quei laboratori.

Alla Perdei corrisponde da Odesa dopo un violento bombrardamento russo @Giorgio Provinciali e Alla Perdei
RISPOSTA RUSSA HA UN BERSAGLIO RICORRENTE
La risposta russa della settimana appena trascorsa ha un bersaglio altrettanto ricorrente: Ukrnafta, colpita per giorni, dal 2 al 5 luglio. Un impianto di produzione e tre stazioni di servizio danneggiati nelle regioni di Sumy, Dnipropetrovsk, Mykolaiv e Kharkiv; un morto e due feriti tra il personale. Come abbiamo potuto verificare personalmente, l’azienda ripara e continua tuttavia a fornire carburante alle comunità del fronte. La concentrazione dei colpi sugli impianti di Chernihiv e Sumy conferma però anche quanto avevamo scritto pochi giorni fa sulle intenzioni russe lungo il fronte Nord: chi prepara una direttrice comincia con lo spegnerne i serbatoi. Sciami di droni d’attacco calati da nord — inclusi quelli a reazione — hanno preso di mira Chernihiv, Sumy e perfino zone dell’oblast’ di Kyiv. Tanto che la contraerea è in funzione da ore, anche nel momento in cui scriviamo questo dispaccio. Fra gli obiettivi centrati c’è stato il terminal di smistamento di Nova Poshta di Chernihiv: il servizio postale che tiene in piedi la quotidianità d’un Paese in guerra, trattato alla stregua di un’infrastruttura militare. Nessuna vittima, spedizioni già reinstradate su schemi di riserva. Anche così si difende la normalità ucraina.
RUSSIA STA IMPORTANDO CARBURANTE DALLA BIELORUSSIA
Tuttavia, mentre bombarda i distributori ucraini, Mosca fa la fila a quelli bielorussi. Nei primi venticinque giorni di giugno, la Russia ha infatti importato dalla Bielorussia ben 141.000 tonnellate di carburante, un record storico: 2,4 volte l’intero volume di maggio e 141 volte le 1.000 tonnellate di giugno 2025. Minsk ha dirottato verso il mercato russo persino i volumi destinati all’Asia centrale. Una delle prime potenze petrolifere del pianeta è finita dunque per comprare benzina dal proprio vassallo: ciò significa che la campagna ucraina contro le raffinerie funziona e i numeri della ‘mucca da latte’ bielorussa lo certificano meglio di qualunque comunicato di Kyiv.
IL SENSO D’IMPUNITA’ DEL CREMLINO E’ UNA COSTRUZIONE OCCIDENTALE
Nell’elenco degli strike russi resta tuttavia indelebile il marchio di fabbrica del terrorismo di Stato d’un regime ormai in evidente difficoltà: i quartieri più densamente popolati. Gli attacchi di questa settimana su Kyiv, Zaporizhzhia, Kryvyi Rih e Dnipro sono fra i più barbari dell’intera guerra, con un bilancio di vittime civili notevolmente superiore alla media. Mosca punta ai civili con la serenità di chi sa che nessun leader del cosiddetto ‘Occidente libero’ alzerà la voce. E i fatti le danno ragione: il primo semestre si chiude con acquisti europei di gas russo a livelli record e con la rimozione delle sanzioni americane più dure. Il senso d’impunità del Cremlino si conferma dunque una costruzione occidentale.
UCRAINA FA LA GUERRA ALLA MACCHUNA BELLICA RUSSA, LA RUSSIA FA GUERRA AGLI UCRAINI
La conclusione è netta: se l’Ucraina fa la guerra alla macchina bellica russa, la Russia fa la guerra agli ucraini. In mezzo sta un Occidente che continua a comprare il gas di chi bombarda e chiama prudenza il proprio guardare altrove. Per questo le capacità ucraine a lungo raggio restano oggi l’argomento più serio sul tavolo: arrivano col ferro laddove il coraggio occidentale non sa spingersi.
UCRAINA, SERVE AUMENTARE LA PRODUZIONE DI INTERCETTORI
Le statistiche e ogni altra evidenza oggettiva dal campo danno dunque ragione a Zelenskyj quando indica nella carenza d’intercettori la causa dei vettori balistici russi passati indenni, e riprovano che i difensori ucraini hanno effettivamente fermato droni e missili da crociera con risultati che nessun altro Paese può vantare. Si tratta però d’una visione vera ma al contempo limitata delle cose.
Se aumentare la produzione d’intercettori è infatti certamente necessario, tagliare la produzione dei vettori balistici russi è invece decisivo. E ciò può avvenire soltanto imponendo un embargo totale al Paese che li fabbrica, isolando per quanto possibile anche i suoi partner. Lo spiegò Mario Draghi quattro anni fa. È accaduto l’esatto contrario: Corea del Nord e Iran sono usciti rafforzati dalla guerra russa in Ucraina e, con la Bielorussia, sono oggi i polmoni dell”asse del male’; la Cina ha capitalizzato l’esperienza bellica russa ed è più forte di prima.

Alla Perdei corrisponde da Odesa dopo un violento bombrardamento russo @Giorgio Provinciali e Alla Perdei
LA RUSSIA POTREBBE LANCIARE UN NUOVO ATTACCO NELLE PROSSIME ORE
A margine del suo ultimo intervento, Yuri Ihnat, portavoce dell’Aeronautica militare ucraina, ha aggiunto che la Russia potrebbe lanciare un nuovo attacco già nelle prossime ore. Questo deve far riflettere ulteriormente, soprattutto a Occidente, perché l’intervallo tra gli ultimi due attacchi massicci è stato d’appena quattro giorni mentre la produzione missilistica è un processo complesso e lungo, tale da rendere in media questi attacchi ripetibili all’incirca ogni dieci giorni. Anche questa timeline misura brutalmente l’inadeguatezza della risposta occidentale: se dopo dodici anni di guerra e di mezze sanzioni il risultato è che, all’indomani d’un attacco devastante, Mosca può permettersi di replicarne un altro nel giro di quattro giorni, allora c’è qualcosa di sbagliato. Di enormemente sbagliato.
“CONCEDERE QUALCOSA A PUTIN”
La botte piena e la moglie ubriaca insieme sono impossibili. Il regime del terrore di Mosca aveva ucciso trentuno persone il 2 luglio nella stessa capitale europea, ferendone oltre un centinaio. Quattro giorni dopo l’ha rifatto. Tra altri quattro giorni potrebbe farlo ancora. Tutto questo va detto apertis verbis. Soprattutto ora che — come accadde nel 2022 e già nel 2014 — a fronte dei successi ucraini c’è già chi avanza l’ipotesi di «concedere qualcosa a Putin» perché «la Russia non va umiliata», e chi sostiene che sia il momento d’offrire una via d’uscita «onorevole» a chi ha causato tutto questo.
DETERRENZA ANTIBALISTICA AL CENTRO DEL VERTICE NATO AD ANKARA
Per questo il vertice NATO d’Ankara, chiusosi ieri, ha avuto al centro un solo tema che contasse davvero: la deterrenza antibalistica. Poche ore prima la Russia aveva lanciato 68 missili e 351 droni su Kyiv, di cui abbiamo scritto, e il giorno dopo Volodymyr Zelenskyj aveva scandito agli alleati la frase che riassume il vertice: «La difesa contro i missili balistici russi è la grande cosa che ancora ci manca: è l’ultimo grande vantaggio della Russia». Quel vantaggio ha basi fisiche. Un 9M723 dell’Iskander-M percorre una traiettoria quasi-balistica che rientra a 2.100 metri al secondo, manovrando e disseminando esche nel terminale: il “Financial Times” ha documentato il crollo del tasso d’intercettazione ucraina dal 37 al 6 per cento tra agosto e settembre 2025. A probabilità simili, significa che quasi metà d’ogni salva passa.

Alla Perdei all_interno d_un sito di lancio d_armi strategiche d_era sovietica in Ucraina, oggi in disuso @Giorgio Provinciali e Alla Perdei
IL MISSILE PATRIOT PORTA I SUOI ANNI
L’esperienza ucraina ha emesso un verdetto tecnico che pochi pronunciano per intero. Il Patriot, unico antibalistico reale in servizio a Kyiv, porta i suoi anni: radar a settore di 90-120 gradi da orientare sull’asse di minaccia, decine di minuti per entrare e uscire di posizione sotto la coppia drone-Iskander. Non per niente, l’US Army ha varato a dicembre il primo ridisegno del Patriot dal 1981, con un requisito sopra tutti: copertura a 360 gradi. Come abbiamo già ampiamente descritto dal campo molti mesi fa, il SAMP/T — soluzione europea — quell’architettura la possiede da sempre: azimut continuo, un quarto d’ora per lo shoot-and-scoot (cioè tiro e immediata ricollocazione) ma l’Europa l’ha confinato in una nicchia, preferendogli Patriot e Arrow per la Sky Shield. La versione NG promessa a Kyiv — un accordo bilaterale prevede otto sistemi — resta ancora oggi nei poligoni di collaudo.
Dall’altra parte invece la catena di montaggio non aspetta: il colonnello Zaruba certifica 60-70 Iskander al mese, e i funzionari di Kyiv, sommando nordcoreani KN-23 e Kinzhal, portano il conto attorno ai 120 vettori mensili, con salve notturne fino a trenta.
L’UCRAINA RISPONDE COME SA: INGEGNERIZZANDO
L’Ucraina risponde come sa: ingegnerizzando. Nella guerra divenuta — come abbiamo scritto per primi — volumetrica, i droni intercettori hanno fermato a giugno, attribuisce Syrskyi, il 55% degli Shahed abbattuti, e nella notte dei 68 missili il Griffen dell’ucraino-britannica Firebolt ha siglato il primo abbattimento al mondo d’uno Shahed a opera d’un drone a reazione. Per questo motivo Fire Point ha riscritto in fibra di carbonio il 48N6 sovietico: ne sono nati il balistico FP-7 e il suo adattamento a intercettore – cuore del progetto paneuropeo Freya – che fissa sotto il milione di dollari un costo per abbattimento che oggi va ben oltre i sei.
GUERRE CONTRO L’IRAN HANNO BRUCIATO SCORTE DI MISSILI
La scarsità d’intercettori lamentata al vertice ha però nomi e fatture. Le due guerre contro l’Iran hanno bruciato oltre metà della scorta globale di THAAD e quasi un terzo dei Patriot, coi Paesi del Golfo che ne hanno sparati più di millecento. Dal canto suo l’Europa, mentre chiede scudi, finanzia l’arciere: a maggio il CREA registra entrate fossili russe per 726 milioni di euro al giorno. Facciamo noi il cambio per i lettori: l’intera produzione mensile d’Iskander vale circa sei ore d’export energetico di Mosca.
In questo quadro va letta la concessione emersa dal vertice: nel bilaterale con Zelenskyj, Donald Trump ha annunciato la licenza all’Ucraina per produrre in proprio gl’intercettori Patriot — «Gli ho detto: fabbricateveli da soli» — negando però a Kyiv intercettori-ponte dalle scorte americane.
ACCORDO RAGGIUNTO RATIFICA IL VERO TASSI DI CAMBIO DELLA GUERRA
La nostra stessa formazione ingegneristica impone tuttavia cautela: una licenza è carta, una linea produttiva è metallurgia e ingegno; resta inoltre da chiarire, come osserva “Defense News”, se l’accordo copra il PAC-3 hit-to-kill o il più modesto PAC-2. Va detto inoltre che uno stabilimento in Ucraina diverrebbe inoltre bersaglio prioritario degli stessi Iskander. Di conseguenza, la risposta potrebbe essere una produzione distribuita sul modello danese di Fire Point, e de facto Kyiv l’ha già scritta.
In sostanza, l’accordo raggiunto sulla licenza ratifica il vero tasso di cambio di questa guerra, che s’esprime facilmente nella formula ‘intercettori al mese contro vettori balistici prodotti in quello stesso mese’.
Dai tetti di Kyiv, dove purtroppo sappiamo bene che il sibilo arriva sempre più sovente dopo il colpo, sarà semplice misurare quell’equazione: ci basterà contare quante volte, il prossimo inverno, il rumore arriverà per secondo.
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