Spazio: l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) compie 50 anni. L’astronauta Nespoli: “l’ostacolo delle ambizioni nazionali”
(AGEEI/Aerospazionews) – L’Europa spaziale ha difficoltà a definire una strategia comune a causa delle ambizioni dei singoli Paesi, rendendo così complicato trovare un accordo condiviso sui programmi e le prospettive. E’ quanto sostiene l’astronauta Paolo Nespoli in questa intervista a AGEEI/Aerospazionews realizzata in vista del 50° anniversario dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che fu costituita il 30 maggio 1975 a Parigi con la firma della convenzione istitutiva di dieci Paesi, tra cui l’Italia. Laureato in ingegneria meccanica e dopo aver prestato servizio come paracadutista nell’Esercito Italiano, nel 1990 Nespoli è entrato in ESA effettuando tre voli dal 2007 al 2017 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per un totale di oltre 313 giorni trascorsi in orbita, mentre oggi insegna Human Spaceflight and Operations presso il Politecnico di Milano.
Lei si è dimesso dall’ESA nel 2018. Come vede oggi la situazione dell’Agenzia?
“Non voglio risultare critico nei confronti dell’ESA, ma vedo ancora tutta una serie di problemi dovuti al fatto che vi sono differenti nazionalità, che hanno obiettivi differenti e fanno difficoltà a trovare una strategia condivisa dal punto di vista tecnico e scientifico e dove la politica la fa da padrone. Del resto, sono 23 le Nazioni che contribuiscono all’ESA e diventa complicato riuscire a trovare una soluzione che metta tutti d’accordo. Alla fine, si prendono risorse nazionali e si destinano ad un’attività sovranazionale, ma se questa viene gestita con accenti nazionali molto forti allora si rischiano problemi. E la soluzione non è facile”.
Quali sono i ricordi della sua esperienza in ESA?
“Sono arrivato in ESA nel 1990. Respiravo aria di cooperazione tra persone che, in nome dell’avanzamento di scienza e tecnologia, lavoravano insieme senza guardare ai loro dettagli nazionali, ma mettendo tutto a disposizione di un’idea comune. Questa situazione però è svanita negli anni e oggi si è un po’ bloccati perché la convenienza nazionale viene spesso considerata più importante dell’obiettivo comune. Non è un problema solo dell’ESA, mi sembra che succeda in molti organismi che dovrebbero lavorare insieme e che invece si bloccano ponendo gli interessi nazionali come prioritari rispetto a quelli comunitari. Dovremmo tornare a quella visione comune, invece che singola”.
L’ESA deve confrontarsi con la novità delle missioni commerciali in orbita. Cosa ne pensa?
“La trasformazione è molto evidente. Un tempo era possibile mandare gli uomini nello spazio solo attraverso le agenzie spaziali nazionali o intergovernative. Adesso invece sono entrati in gioco dei player commerciali privati che si arrogano il diritto di poter andare nello spazio e fare un po’ quello che vogliono. Sicuramente è un buon sviluppo dare la possibilità di realizzare tutta una serie di progetti difficili da raggiungere solo con i programmi governativi, ma ho la sensazione che siamo nel momento della conquista del west, dove tutto sembra possibile e dove l’utilizzo cosciente di risorse, spazi e capacità è tutto da mettere in discussione, perché il primo che arriva si mette come vuole lui”.
E l’Europa è indietro nella capacità di lancio autonoma di astronauti…
“In effetti, noi europei non abbiamo la capacità di mandare autonomamente uomini nello spazio. Dovremmo sviluppare una nostra capacità autonoma. E dovremmo arrivare al punto di avere gli astronauti professionisti, ma anche di dare la possibilità a chiunque di andare in orbita, ad esempio a poeti e artisti che hanno difficoltà a dare un contributo puramente scientifico a queste missioni. L’Italia è sempre stata relativamente fortunata, perché abbiamo avuto in ESA un numero di astronauti maggiore rispetto al nostro investimento. Ciò però era anche legato ad accordi specifici con la NASA, che ci consentivano di poter usufruire di questi voli. Insomma, non ci possiamo lamentare”.
A quasi 8 anni dal suo ultimo lancio, lei tornerebbe in orbita?
“Nella vita mai dire mai, anche se sono cosciente del fatto che è ormai lontana la mia carriera di astronauta professionista dedicato al 100% a questa attività. Questo non vuol dire che non potrei tornare nello spazio. Spero che parta davvero l’accesso ai turisti, perché lo spazio ti dà la possibilità di sperimentare quella straordinaria leggerezza che ho vissuto in quasi un anno passato in orbita. Se ci fosse la possibilità, ci tornerei volentieri”.
(Speciale 50° ESA, 5-Segue)