Quando la forza in azione trasforma la possibilità in realtà.
Gli altri siti del gruppo:

Categorie

Accesso

AEROSPAZIONEWS29 Maggio 2025 12:17

Spazio: l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) compie 50 anni. Ferri: “diversificare la cooperazione, non solo con gli USA”

Spazio: l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) compie 50 anni. Ferri: “diversificare la cooperazione, non solo con gli USA”

(AGEEI/Aerospazionews) – L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) deve continuare a diversificare la cooperazione internazionale a tutto campo, evitando di focalizzarsi quasi esclusivamente con gli USA e riaprendo magari agli altri grandi player spaziali come Russia e Cina.

E’ quanto sostiene l’esperto spaziale Paolo Ferri in questa intervista a AGEEI/Aerospazionews realizzata in vista del 50° anniversario dell’ESA, che fu costituita il 30 maggio 1975 a Parigi con la firma della convenzione istitutiva di dieci Paesi, tra cui l’Italia. Laureato in fisica, Ferri ha lavorato all’ESA per quasi 40 anni: ha diretto il volo di varie missioni scientifiche (tra le quali Cluster, Rosetta, Mars Express, ExoMars) ed è stato responsabile del segmento di terra e delle operazioni di volo di tutte le missioni spaziali dell’ESA senza astronauti a bordo, mentre oggi scrive libri sull’esplorazione spaziale e si occupa di educazione e divulgazione.

Nell’attuale contesto geopolitico spaziale, l’ESA quale ruolo può effettivamente occupare?

“Attualmente, la cooperazione internazionale tende a sgretolarsi a favore della costruzione di muri e della nascita di conflitti. In tale scenario, un’organizzazione come l’ESA può approfittare di due aspetti importanti che la caratterizzano: prima di tutto, ha una grande esperienza di cooperazione internazionale ed è quindi potenzialmente bene attrezzata per gestire queste crisi. Da sempre, l’ESA ha cooperato con tutte le grandi Agenzie spaziali mondiali, dalla NASA statunitense alla Russia, la Cina, il Giappone, l’India, e molte altre. Poi può fare leva su una grande varietà di esperienza e know-how tecnologico, quel know-how che l’ESA stessa ha contribuito a creare negli scorsi 50 anni nell’industria di tutti gli Stati membri. Sfruttando questa posizione privilegiata, l’ESA deve continuare a tenere aperta la cooperazione a tutto campo, con chiunque, evitando di infilarsi nei vicoli ciechi di cooperazioni bilaterali e soprattutto di accordi potenzialmente esclusivi”.

L’ESA deve oggi confrontarsi con le sfide della Space Economy e delle attività spaziali commerciali. Secondo lei, è pronta?

“Non credo che l’ESA sia ancora pronta, ma sta facendo grandi sforzi per arrivarci. E’ un processo iniziato in questo decennio, quando la dirigenza ESA ha finalmente riconosciuto e accettato la necessità di evolvere il suo rapporto tradizionale con l’industria. Ma è un processo lento e complicato, per via della resistenza dell’industria spaziale tradizionale, che difende la sua posizione di privilegio, ma anche per le difficoltà tipicamente europee, sia mentali che burocratiche o fiscali, che non agevolano certo cambiamenti rapidi nel panorama industriale. E il cambiamento di mentalità deve avvenire prima di tutto nell’Agenzia stessa. A questo sicuramente contribuirà il cambio generazionale in corso. Insomma ci vuole pazienza, ma penso che l’attuale dirigenza sia molto ben focalizzata su questo obiettivo”.

L’Europa è in ritardo nel settore dei lanciatori recuperabili. Cosa fare?

“Non sono un esperto di lanciatori, ma il ritardo è innegabile e grave, anch’esso dovuto a molti fattori, non ultimo una certa inerzia dell’industria tradizionale. Negli USA il cambiamento fu iniziato a livello presidenziale una quindicina di anni fa e sta dando i frutti ora. In Europa per prima cosa l’ESA non ha il peso politico per fare lo stesso e poi si è mossa tardi. Per ora ha almeno superato la grave crisi degli scorsi anni, quando siamo rimasti a lungo senza accesso allo spazio. Ma anche i nuovi lanciatori europei sono ancora di tipo tradizionale. Per questo l’ESA ha lanciato negli ultimi anni varie iniziative per stimolare un cambiamento e un ampliamento del panorama industriale dei lanciatori. Sicuramente alcune di queste daranno i loro frutti, ma ci vorrà decisamente molto tempo”.

Come si colloca l’ESA nel programma internazionale di esplorazione della Luna e di Marte?

“Come dicevo, l’aspetto della collaborazione internazionale per l’ESA è sempre stato centrale e sono convinto che debba restarlo. Negli ultimi anni, per via delle tensioni politiche mondiali, per quanto riguarda Luna e Marte abbiamo purtroppo osservato una tendenza a focalizzare quasi tutto sulla cooperazione con gli USA, allo stesso tempo bloccando quella con la Russia e anche indebolendo quella con la Cina, con le quali avevamo programmi lunari di cooperazione molto avanzati. D’altra parte, oggi ci rendiamo conto di quanto una cooperazione concentrata su un solo partner sia stata una scelta sbagliata: con gli sbandamenti in USA, cominciati con la nuova amministrazione, oggi sia il nostro programma di cooperazione lunare (Orion, Gateway) che quello marziano (Mars Sample Return) sono a rischio. Anche e soprattutto per Luna e Marte, secondo me, l’unica strada per l’ESA è di continuare a diversificare al massimo la cooperazione, riaprendo dove possibile alle altre grandi Agenzie spaziali”.

Il ruolo dell’Italia in ESA è adeguato al peso del nostro Paese?

“Il ruolo dell’Italia in ESA è sempre stato tradizionalmente molto forte e, se ricordo bene, nell’ultima Conferenza ministeriale l’Italia ha aumentato ulteriormente l’impegno finanziario sui programmi ESA. Il tanto bistrattato meccanismo del ritorno geografico poi ha sempre garantito che le commesse per l’industria italiana crescessero in linea con il contributo italiano. La presenza di personale italiano è stata a lungo addirittura superiore alla percentuale di contributi, per cui negli ultimi anni l’ESA aveva dovuto rimediare limitando le assunzioni di nuovi italiani. Oggi la situazione si è normalizzata e si è tornati ad assumere i giovani italiani. Intanto però gli italiani anziani sono arrivati a fine carriera e si è formato un vuoto nelle generazioni intermedie. Questo risulterà per un po’ in un calo di italiani nei livelli dirigenziali alti, che potrà essere colmato col tempo se l’Italia manterrà un livello di contribuzione adeguato e costante”.

A novembre, si svolgerà la Conferenza ministeriale ESA a Brema. Quali dovrebbero essere i punti principali da affrontare?

“Non essendo più parte della dirigenza ESA, non sono al corrente dei dettagli della preparazione. Posso solo elencare i punti secondo me cruciali che l’Agenzia dovrà affrontare nei prossimi anni, augurandomi che siano trattati adeguatamente alla Ministeriale. Prima di tutto, il rapporto tra Agenzia e industria aerospaziale europea, che deve continuare la trasformazione già iniziata in modo da stimolare la nascita e supportare la crescita di nuove aziende in grado di fornire nuovi servizi commerciali. Poi la strategia su come adattare i nostri programmi che dipendono ancora pesantemente dalla volubilità del partner americano. Spero che il risultato sia la rinascita di una forte cooperazione internazionale ad ampio raggio. Infine un rafforzamento dei programmi europei comuni per contrastare la tendenza che vedo nascere, soprattutto negli Stati membri più grandi, a creare programmi nazionali sempre più forti, potenzialmente a scapito di quelli a livello europeo. Altri muri, per di più all’interno dell’Europa stessa, possono solo fare danni, e gravissimi, al futuro del nostro continente”.

www.esa.int

www.ageei.eu

(Speciale 50° ESA, 3-Segue)

Spazio: l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) compie 50 anni. Guerriero: “l’Italia ebbe un ruolo-chiave nel 1975”

Spazio, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) compie 50 anni. Di Pippo: “affrontare la sfida della Space Economy”