Spazio: l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) compie 50 anni. Battiston: “necessario rafforzare l’autonomia strategica”
(AGEEI/Aerospazionews) – L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) deve rafforzare la propria autonomia strategica, fare maggiormente sistema con le istituzioni della UE e investire nella Space Economy. E’ quanto propone l’esperto spaziale Roberto Battiston in questa intervista a AGEEI/Aerospazionews realizzata in vista del 50° anniversario dell’ESA, che fu costituita il 30 maggio 1975 a Parigi con la firma della convenzione istitutiva di dieci Paesi, tra cui l’Italia. Laureato in fisica, Battiston ha lavorato al CERN di Ginevra, ha poi fondato il Trento Institute for Fundamental Physics and Applications (TIFPA) e, dal 2014 al 2018, è stato presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), mentre oggi è docente di fisica sperimentale all’Università di Trento.
Come si pone oggi l’ESA a livello globale? Che ruolo può effettivamente occupare?
“L’ESA è uno dei tre grandi poli spaziali mondiali, insieme a Stati Uniti e Cina. Pur non disponendo di un accesso autonomo al volo umano, è leader globale nella scienza spaziale, nell’osservazione della Terra e nelle tecnologie satellitari. L’Europa ha il vantaggio di offrire cooperazione affidabile e competenze tecnologiche di eccellenza. Tuttavia, il mondo dello spazio sta diventando sempre più competitivo e multipolare: l’ESA può avere un ruolo di ‘ponte’ tra le potenze spaziali e di motore per iniziative globali basate su regole condivise e sostenibilità. Per restare rilevante, però, deve rafforzare la propria autonomia strategica e l’agilità nella risposta e trovare modalità per fare maggiormente sistema con la UE con lo scopo di raggiungere obbiettivi più ambiziosi”.
L’ESA deve confrontarsi con le sfide della Space Economy. Secondo lei, è pronta?
“L’ESA ha iniziato a cambiare passo: programmi come Commercial Cargo e Lunar Pathfinder dimostrano la volontà di stimolare il settore privato europeo. Tuttavia, rispetto alla sfida di un contesto spaziale in cui il contributo dei privati risulta sempre più importante, l’ecosistema spaziale europeo appare decisamente non proporzionato alle dimensioni dell’economia europea, poco dinamico e più frammentato. Per essere pronta, l’ESA deve diventare più flessibile nei meccanismi di procurement e investire su start-up e scale-up con visione industriale. Difficile però pensare ad uno sviluppo che non veda un coinvolgimento maggiore della Commissione Europea: servono strumenti nuovi, come fondi di venture capital ‘space dedicated’ e una domanda pubblica più coraggiosa. La Space Economy è una sfida strategica, l’Europa ha il talento ma deve fare massa critica: correre di più e insieme deve diventare la regola e non l’eccezione”.
Come valuta la coesistenza tra l’ESA e la EU Agency for the Space Programme (EUSPA)?
“La coesistenza è possibile, ma sarà tanto più efficace quanto più chiara sarà la distinzione di ruoli e tanto più forte sarà la regia politica europea. L’ESA è l’agenzia tecnica intergovernativa che sviluppa e realizza le tecnologie spaziali; EUSPA è l’agenzia della UE che gestisce i servizi operativi, attualmente Galileo e Copernicus. La complementarità funziona solo se non c’è sovrapposizione né competizione. Serve un coordinamento istituzionale efficiente, probabilmente rafforzato da un Consiglio congiunto ESA-UE. In un’epoca di risorse limitate e ambizioni crescenti, duplicare le funzioni è un lusso che l’Europa non può permettersi. Non dimentichiamoci che l’emergenza delle necessità collegate al piano ‘Rearm Europe’ renderanno più complesso lo scenario europeo spaziale. Ritengo non sia più procrastinabile una riflessione a livello europeo: i singoli Paesi membri della UE devono avere le idee chiare sugli obbiettivi relativamente all’attività spaziale del nostro continente e, di conseguenza, sull’architettura spaziale europea delle istituzioni coinvolte. Non basta investire di più, occorre una chiara architettura istituzionale con ruoli e obbiettivi ben definiti. Queste azioni prendono tempo, negli Stati Uniti la transizione dalla NASA ‘takes it all’, al passaggio ai privati delle attività in orbita bassa, ha preso una ventina di anni sostenendo una direzione di marcia coerente, condivisa da più amministrazioni. E’ molto istruttivo analizzare come questa policy sia stata implementata, in quanto si tratta di un esempio di successo di come una governance pubblica sia riuscita ad attivare un mercato privato oggi in pieno sviluppo”.
Come si colloca l’ESA nel programma internazionale di esplorazione della Luna e, in futuro, di Marte?
“L’ESA è un partner fondamentale del programma Artemis della NASA: fornisce il modulo di servizio della navetta Orion e costruirà elementi chiave della stazione lunare Gateway. Ha partecipato a ExoMars con la Russia senza purtroppo completare la missione e rendendosi conto della necessità di operare con maggiore autonomia. Il prossimo passo è dotarsi di una propria capacità di trasporto e di atterraggio, almeno per carichi robotici. Quanto a Marte, l’ESA deve essere pronta a contribuire con competenze uniche in robotica, strumenti scientifici e missioni di ritorno dei campioni, però nell’ambito di una solidità complessiva che non ci esponga di nuovo a sorprese nel medio termine. Per avere voce nel futuro dell’esplorazione, l’Europa dovrà necessariamente assumersi più rischi e maggiori investimenti diretti”.
Il ruolo dell’Italia in ESA è adeguato al peso del nostro Paese?
“L’Italia è tra i primi tre contributori di ESA e ha un peso industriale significativo, soprattutto nei settori dell’esplorazione, dei moduli per Gateway, dell’osservazione della Terra e nei servizi satellitari. E’ importante però realizzare come la collaborazione con un’organizzazione internazionale richieda continuità e pianificazione delle risorse umane nel tempo, inclusa la formazione di una generazione di esperti che garantiscano una stretta collaborazione istituzionale con il relativo turn-around. Su questo credo che il nostro Paese debba fare di più”.
Quali dovrebbero essere i punti principali da affrontare nella prossima Conferenza ministeriale ESA di novembre a Brema?
“La Ministeriale di Brema sarà cruciale per ridefinire il posizionamento europeo nello spazio. Tra i temi chiave: rilanciare l’accesso autonomo allo spazio, con i vettori Vega C e Ariane 6 ma anche prendendo atto delle iniziative private di sviluppo di nuovi lanciatori e basi di lancio, concreta indicazione di una voglia di Space Economy che sta crescendo in Europa; investire in missioni scientifiche ambiziose, ma sostenibili in modo autonomo; sostenere l’ecosistema commerciale in un contesto di medio-lungo termine; e consolidare la presenza europea nelle missioni lunari, considerato quanto quest’ultimo tema risulti molto critico e dipendente dalle decisioni statunitensi. Sarà importante anche discutere un ruolo ESA nella difesa planetaria e nella sorveglianza spaziale, che sia proporzionato alle necessità che caratterizzano la Space Economy. Infine, la questione della sostenibilità dello spazio – gestione dei detriti, traffico orbitale, regole globali – deve diventare un pilastro strategico. Brema dovrà essere non solo un tavolo di finanziamento, ma un’agenda di visione strategica”.
(Speciale 50° ESA, 4-Segue)