Roma - Riforma giustizia, maggioranza coesa per il Si. Opposizione si frammenta, a favore anche i fondatori Pd. Ecco chi sono
Non accennano a calare i toni attorno al referendum sulla giustizia nonostante l’appello dello stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’ex premier e leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha tuonato nei giorni scorsi, durante il confronto a Palermo con il ministro della giustizia Carlo Nordio, contro la maggioranza rea di mettere in atto con la riforma “un disegno di politica criminale”. Mentre il guardasigilli rivendica il suo operato: “Non ho mai avuto intenzione di umiliare la magistratura. E non abbiamo toccato e non toccheremo la norma che stabilisce che il pm dispone della polizia giudiziaria. Qui si fa il processo alle intenzioni”
GIUSTIZIA, PROSEGUE LO SCONTRO NORDIO-GRATTERI
Intanto continua a distanza lo scambio di battute tra Nordio ed il procuratore Nicola Gratteri che chiede di rivedere la geografia giudiziaria: “anziché riaprire tribunali, sarebbe necessario chiudere quelli troppo piccoli, perché non funzionano bene”. Alle cui parole il ministro della giustizia risponde di aver già messo in campo interventi strutturali e di organico, accusando a sua volta Gratteri di non assecondare “quel clima di pacatezza e razionalità giustamente invocato dal Presidente della Repubblica”.
Ben più duro il precedente tra i due, quando il 13 febbraio Gratteri aveva dichiarato: “’Voteranno no le persone perbene. Votano per il sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che temono una giustizia efficiente”. Parole a cui aveva risposto il guardasigilli invocando l’idea di test psico attitudinali per i magistrati. Toni che si erano fatti ancora più accesi qualche giorno dopo quando Nordio al Mattino di Padova così dichiarava: “Il sorteggio rompe questo meccanismo paramafioso, questo verminaio correntizio”
Prosegue nel mentre il confronto tra il SI che vede la maggioranza coesa nel voto -con l’invito di Forza Italia alla Lega ad una maggiore mobilitazione- e l’opposizione schierata per il NO ma non compatta nella scelta di voto, con alcuni nomi di vertice che opteranno invece per il Si.
ECCO CHI NELL’OPPOSIZIONE VOTERA’ PER IL SI
A votare per il SI c’è il Psi: “Non si tratta solo di una scelta politica ma di una posizione coerente con la storia della comunità socialista”, ha detto il segretario Enzo Maraio.
ITALIA VIVA TACE
Nessuna indicazione di voto da parte del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ma sono molti i membri del partito che voteranno a favore della riforma, a partire dalla presidente dei senatori Raffaella Paita.
AZIONE DI CALENDA PER IL SI
A votare per il SI anche Azione, con Carlo Calenda che dichiara: “La riforma era nel nostro programma”. SI anche dalla neo calendiana Elisabetta Gualmini, appena approdata ad Azione dopo l’addio al Pd.
+EUROPA PER IL SI
Per il SI anche +Europa, come spiega Riccardo Magi: “La separazione delle carriere è una riforma giusta e condivisibile e come partito pensiamo che sia da confermare al referendum nonostante le non poche incognite di carattere tecnico-giuridico sulle sue concrete applicazioni e quelle ancora maggiori di carattere politico».
PD DIVISO TRA IL SI E IL NO
Più complicata la situazione in casa Pd, se la leader Elly Schlein serra le file e chiama il partito a votare NO, non mancano i battitori liberi. Tra questi Pina Picierno, la vice presidente del Parlamento Ue, testimonial della ‘Sinistra per il sì’: “Questa riforma riguarda concretamente la vita delle persone. E io credo che sia molto importante provare a discutere nel merito”, dichiara sui social e conferma in diretta su La7.
I NOMI DI SPICCO COME VOTANO
Molti i nomi di spicco della sinistra che voteranno a favore del Referendum, tra cui Augusto Barbera, l’ex presidente della Consulta, ex parlamentare Pci-Pds ed ex ministro, il quale sottolinea come “a marzo saremo chiamati a completare una riforma liberale divenuta inevitabile”
Per il SI anche il costituzionalista e già parlamentare del centrosinistra Stefano Ceccanti, che dichiara: “con il Sì completiamo il giusto processo rimasto incompiuto”.
Tra i nomi eccellenti a votare per il SI anche Enrico Morando, già senatore Pds-Ds, vice ministro con i governi Renzi e Gentiloni e fondatore del Pd, che ribadendo in una intervista al Giornale la posizione favorevole al Referendum sottolinea come “la separazione delle carriere è il tassello finale di un processo riformatore della giustizia. È un peccato che i partiti che oggi rappresentano la sinistra si siano tirati fuori da questo processo. C’è un avvelenamento del clima sul voto. La sinistra vive questa elezione come conta, quasi una resa dei conti”.
Favorevole alla riforma anche un altro fondatore del Pd ed ex senatore, Giorgio Tonini: “Non ha senso che i pm che sostengono l’accusa siano colleghi dei magistrati che giudicano”.
Ancora molti i nomi a favore del SI nell’area di centro sinistra come sottolinea -nella sua raccolta firma- il quotidiano “Il Riformista” e Adnkronos. Tra questi Claudia Mancina, componente della Direzione del Pd, gli ex parlamentari dem Tommaso Nannicini e Anna Paola Concia, nonchè l’ex ministro dell’Interno del governo Prodi Enzo Bianco e dalla Cgil il sindacalista Michele Magno.
Nella campagna per il SI anche Chicco Testa, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi, Umberto Ranieri, Nicola Latorre, Mario Oliverio.
Per il sì anche Marco Minniti: “Ritengo che questa riforma sia un passo in avanti, che rende l’Italia più moderna, più europea e anche più sicura. Per questo voterò sì al referendum sulla giustizia”, ha detto l’ex ministro dell’Interno e figura chiave del governo D’Alema.
CHI VOTA NO AL REFERENDUM
Per il No voteranno, come detto, Pd in ordine sparso, M5S e Avs, il cui leader Angelo Bonelli dichiara: “Non c’è nulla di riformatore in ciò che stanno facendo. C’è invece la volontà di indebolire chi indaga, di colpire gli strumenti che hanno permesso di contrastare mafia e corruzione”.
Erano state lette come un invito a votare NO le parole del presidente della CEI cardinale Matteo Zuppi: “C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare. autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti”. Posizioni però presto smentite dalla stessa CEI -a seguito delle polemiche sorte- che ha chiarito come non sia stata data alcuna indicazione di voto, ma unicamente richiamo ai principi e alla partecipazione.
A favore del NO anche Pietro Adami, membro della commissione di Diritto amministrativo del Consiglio dell’Ordine di Roma e legale del Comitato dei 15: “La riforma non è un semplice aggiustamento tecnico: è un progetto organico che frammenta l’autogoverno della magistratura, ridefinisce le carriere e apre la porta a un controllo politico dell’azione penale.”
ERA STATO SCRITTO:
Giustizia, per Gratteri voterebbe Si anche il portavoce del NO

