Roma - «Il Rapporto annuale dell’Inps restituisce l’immagine di un sistema previdenziale solido, la cui tenuta futura dipende in primo luogo dalla qualità del lavoro che riusciamo a costruire oggi». Lo dichiara Fabio Vitale, componente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto.
«I numeri parlano chiaro: più occupazione stabile, meno precariato e salari, specie quelli più bassi, che finalmente corrono più dell’inflazione. Non è un caso: sono il riflesso delle politiche del lavoro messe in campo dal Governo Meloni, dal taglio del cuneo fiscale alle misure per la natalità e per l’occupazione femminile, che stanno cambiando in profondità il volto del mercato del lavoro italiano – prosegue Vitale -. Su questa strada, però, non ci si può fermare: servono ancora interventi per facilitare l’ingresso al lavoro di giovani e donne, per estendere la contrattazione collettiva sottoscritta dalle sigle comparativamente più rappresentative e per garantire il rinnovo puntuale dei contratti in scadenza. Guardando alla Governance dell’Istituto, il Rapporto racconta anche la trasformazione di prodotti, servizi e organizzazione compiuta in questi anni dall’INPS: oltre 27 milioni di assicurati, 15 milioni 794 mila pensionati, più di 273 miliardi di contributi sociali incassati, 1,661 milioni di imprese iscritte e centinaia di prestazioni erogate ogni giorno. Una macchina di queste dimensioni può funzionare solo restando vicina a lavoratori, pensionati, cittadini e imprese: per questo la tecnologia e l’impegno quotidiano del personale devono essere affiancati da un coinvolgimento pieno di Patronati, Caf e intermediari, ciascuno nel perimetro di competenze che la legge gli assegna. Di fronte a un welfare chiamato ad affrontare sfide sempre più articolate, va preservato il modello duale di governance dell’Istituto, che tiene distinte la gestione operativa e la funzione di indirizzo, programmazione e vigilanza affidata al Consiglio di indirizzo e vigilanza, sede di rappresentanza delle parti sociali. La governance di una macchina complessa come lo è l’Inps deve necessariamente passare nella piena condivisione degli obiettivi strategici e non essere affidata a iniziative solitarie, il più delle volte non condivise con gli organi competenti. La collegialità è un valore aggiunto per garantire la piena integrazione sociale e la responsabilità condivisa di un modello di welfare che parte dalle politiche attive e approda nelle tutele effettive e sostenibili. È un impianto che, insieme all’impronta data dal Governo alle politiche del lavoro e della famiglia, sta permettendo all’INPS di consolidare risultati concreti per lavoratori, pensionati e imprese», conclude Vitale.