Reti intelligenti, sistemi di accumulo, decentralizzazione produttiva, approvvigionamento di materie prime critiche e sfide autorizzative al centro dello studio curato dai Professional Fellows di WEC Italia e dalla rete OIMCE
World Energy Council Italia e l’Osservatorio Italiano Materie Prime Critiche Energia (OIMCE) presentano oggi con una Conferenza stampa alla Camera “L’adeguamento delle infrastrutture energetiche per l’Industria 5.0: reti intelligenti, decentralizzazione produttiva, approvvigionamento di materie prime e sfide autorizzative”, il nuovo paper a cura della rete dei Professional Fellows di WEC Italia in collaborazione con OIMCE. Il lavoro, articolato in cinque capitoli, analizza le implicazioni tecnologiche, industriali e giuridico-amministrative dello sviluppo delle reti elettriche italiane ed europee nel contesto della transizione energetica e della crescente domanda di materie prime critiche.
Il paper nasce dall’esigenza di leggere in modo integrato una trasformazione che riguarda contemporaneamente la digitalizzazione delle reti, i sistemi di accumulo, le filiere industriali delle tecnologie energetiche, il quadro normativo europeo e nazionale e le strategie di economia circolare. Cinque i capitoli che compongono il volume, ciascuno curato da professionisti della rete WEC Italia e OIMCE: dal ruolo delle smart grids ai sistemi di accumulo elettrochimico e termico, dalla tensione tra produzione locale e dipendenza globale al quadro normativo su materie prime critiche e rinnovabili, fino alle strategie di circolarità e recupero.
Lo sviluppo delle reti elettriche, sottolinea lo studio, è condizione abilitante della decarbonizzazione: la Commissione Europea stima infatti che, senza adeguati investimenti, i costi di congestione della rete potrebbero salire dai 5,2 miliardi di euro del 2022 a 26 miliardi di euro nel 2030, con tagli di produzione da fonti rinnovabili fino a 310 TWh/anno al 2040. A livello globale, secondo l’Energy Transitions Commission, gli investimenti annuali in reti di trasmissione e distribuzione dovranno crescere fino a 800 miliardi di dollari l’anno entro il 2050, oltre 2,5 volte i livelli attuali.
Questa evoluzione richiede un utilizzo crescente di materie prime critiche — rame, litio, cobalto, nichel, terre rare, gallio e germanio tra le altre — impiegate in sensori, inverter, batterie e componenti dell’elettronica di potenza. Il rame, in particolare, viene indicato dal paper come uno dei principali colli di bottiglia della transizione: le stime IEA richiamate nello studio indicano che, già entro il 2035, la produzione mineraria potrebbe coprire solo circa il 70% della domanda globale.
I punti chiave del paper
Le smart grids richiedono un uso crescente di elettronica di potenza, sensoristica e sistemi di accumulo ad alta intensità di materie prime critiche, in un contesto di forte concentrazione geografica delle filiere di raffinazione (a partire dalla Cina).
La capacità di accumulo elettrico dovrà crescere da circa 0,81 TWh (2023) a circa 28.000 TWh entro il 2050: le batterie elettrochimiche restano la tecnologia dominante, ma occorre diversificare verso soluzioni a minor contenuto di materiali critici (LFP, sodio-ione, accumuli termici).
La transizione energetica europea rischia di sostituire la storica dipendenza dagli idrocarburi con una nuova dipendenza tecnologico-industriale: gran parte della componentistica strategica (pannelli solari, batterie, semiconduttori) resta concentrata in Asia. Serve un piano industriale europeo selettivo, coerente con un modello di autonomia strategica aperta.
Il quadro normativo europeo (Critical Raw Materials Act) e nazionale (DL 84/2024, Testo Unico Rinnovabili) ha posto le basi per accelerare estrazione, trasformazione, riciclo e diffusione delle rinnovabili, ma il paper segnala che il vero collo di bottiglia si è spostato sulla effettiva capacità amministrativa di attuare le nuove regole nei tempi previsti.
Le strategie di economia circolare possono contribuire in modo crescente a soddisfare il fabbisogno di materie prime critiche, ma richiedono un salto tecnologico: oggi solo il 6,9% dell’economia mondiale è circolare e i tassi di riciclo di litio e terre rare restano sotto il 3%, a fronte di tassi già elevati per rame e alluminio.
I coordinatori e gli autori
Il paper è stato coordinato da Gabriella De Maio, Vicepresidente WEC Italia e Coordinatrice del Programma Professional Fellows, e Giuseppe Montesano, Coordinatore OIMCE – Osservatorio Italiano Materie Prime critiche Energia. Hanno contribuito: Angelica Agosta, Giuseppe Bellussi, Bruno Cova, Renato Di Belardino, Giuseppe Di Florio, Tommaso Ferrucci, Edoardo Lubin, Sofia Nunzi, Lorenzo Piscitelli, Pietro Rabassi, Victor Kerjean.
Le dichiarazioni
“Questo paper nasce dalla volontà di leggere la trasformazione del sistema energetico nella sua complessità, mettendo in dialogo competenze tecnologiche, industriali, economiche e giuridiche. È proprio questo approccio multidisciplinare che consente di cogliere non soltanto le opportunità legate all’evoluzione delle infrastrutture energetiche, ma anche le nuove dipendenze, i vincoli e le condizioni necessarie perché la transizione possa essere realmente sostenibile e governabile” – hanno dichiarato nel presentare lo studio i Coordinatori dei lavori, Gabriella De Maio e Giuseppe Montesano.
Il programma Professional Fellows WEC Italia
Il Programma Professional Fellows di WEC Italia è una rete di professionisti dell’energia che mette in comune competenze, esperienze e sensibilità provenienti da ambiti disciplinari e professionali differenti, con l’obiettivo di favorire un confronto qualificato e multidisciplinare sui principali temi della transizione energetica.
L’Osservatorio Italiano Materie Prime Critiche Energia (OIMCE)
OIMCE è un’iniziativa promossa da WEC Italia e Assorisorse per approfondire il tema delle materie prime critiche, diffonderne la conoscenza e condividere proposte di politiche pubbliche con un approccio neutrale e basato su criteri scientifici, in dialogo con le istituzioni competenti.