Roma - I governi europei ridimensionano il divieto di ingresso per i militari di Mosca e ammorbidiscono le restrizioni sul GNL. Francia, Italia e Grecia guidano il fronte del compromesso per tutelare turismo ed export di energia.
L’Unione Europea si appresta a varare un ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia significativamente depotenziato rispetto alle intenzioni iniziali della Commissione. Le capitali europee, spinte da necessità economiche interne e dubbi sulla fattibilità tecnica, hanno smantellato i pilastri più rigidi della proposta, in particolare quelli riguardanti la libertà di movimento dei soldati russi e il commercio di gas naturale liquefatto (GNL). Gli ambasciatori degli Stati membri, riuniti per limare i dettagli, puntano a chiudere l’accordo entro venerdì, così da sottoporlo al voto dei ministri degli Esteri previsto per lunedì prossimo.
Secondo quanto riportato da “Euractiv”, che ha visionato documenti diplomatici riservati, l’obiettivo primario dei negoziati è ormai diventato “portare a termine il pacchetto”, anche a costo di svuotarlo della sua efficacia politica.
ACCESSO NEGATO SOLO AI COMBATTENTI ATTIVI
Uno dei punti di maggiore frizione ha riguardato il divieto di ingresso nell’area UE per i cittadini russi che hanno preso parte all’invasione dell’Ucraina. La proposta originale, caldeggiata con forza dai Paesi Baltici (Estonia e Lituania in testa), mirava a un’esclusione automatica e generalizzata per chiunque avesse indossato la divisa russa. Tuttavia, Francia, Italia e Grecia hanno esercitato forti pressioni per ammorbidire la misura. Il timore principale riguarda l’impatto sul settore del turismo, che in queste nazioni beneficia ancora dei flussi provenienti dalla Russia.
Il compromesso raggiunto limita ora il divieto ai soli visti di breve durata e restringe il campo d’azione: non sarà più colpita la partecipazione generica alla guerra, ma solo la partecipazione attiva ai combattimenti o il contributo diretto alle operazioni militari. Questa distinzione garantisce maggiore discrezionalità alle autorità nazionali. Il contesto è d’altronde chiaro: nel 2025 il rilascio di visti ai cittadini russi è aumentato del 10,2% rispetto all’anno precedente, con Italia, Francia e Spagna come principali destinazioni.
LO STALLO SUL TETTO AL PREZZO DEL PETROLIO E SUL GNL
Sul fronte energetico, il pacchetto include una proposta per congelare l’attuale “price cap” sul petrolio greggio russo a 44 dollari al barile. Senza un intervento, il tetto massimo — calcolato sulla media dei prezzi degli ultimi sei mesi — salirebbe automaticamente oltre i 60 dollari il prossimo 15 luglio, finendo per superare il prezzo di mercato della miscela russa Urals e rendendo di fatto inutile la sanzione.
Nonostante la proposta della Commissione di un congelamento semestrale, Paesi come la Grecia, le cui flotte sono centrali nel trasporto marittimo, spingono per un blocco più breve di soli tre mesi. A complicare ulteriormente il quadro è la richiesta di Atene di poter continuare a esportare GNL russo verso Paesi extra-UE. Se accettata, questa concessione annullerebbe il divieto di rivendita del gas super-refrigerato verso mercati terzi che l’Esecutivo europeo sperava di rendere operativo da gennaio. L’unico punto fermo sembra rimanere il divieto di vendita di navi metaniere alla Russia, su cui il consenso tra gli ambasciatori appare solido.
DEROGHE ALIMENTARI E IL VETO BULGARO SUL PATRIARCA
Le sanzioni non risparmiano nemmeno il settore ittico, ma anche qui le esenzioni abbondano. La Germania ha ottenuto rassicurazioni per continuare l’importazione di eglefino, mentre Polonia e Portogallo beneficeranno di deroghe rispettivamente per il merluzzo d’Alaska e il merluzzo nero. Queste misure confermano la tendenza degli Stati membri a proteggere le proprie filiere di approvvigionamento alimentare anche in piena crisi diplomatica. Infine, la politica ha dovuto cedere il passo anche alla religione e alle alleanze storiche.
La Bulgaria si è opposta fermamente all’inserimento nella “lista nera” del Patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa di Mosca e stretto alleato di Vladimir Putin. La resistenza di Sofia porterà alla rimozione del leader religioso dall’elenco dei soggetti sanzionati, segnando un’altra vittoria per la diplomazia del compromesso al ribasso che sta caratterizzando questa fase del conflitto. “L’obiettivo è portare a termine il pacchetto”, ha ribadito un alto diplomatico dell’Unione, confermando che, nonostante i tagli, la priorità resta dare un segnale di unità, per quanto formale.