Spazio, Consiglio ESA a Brema. Mascaretti (IPSE): “servono scelte chiare, non compromessi al ribasso”
(AGEEI/Aerospazionews) – “Siamo in un momento storico per la Space Economy e se vogliamo che l’Europa resti un attore globale, servono scelte chiare, non compromessi al ribasso”.
E’ quanto dichiara l’on. Andrea Mascaretti (Fdi), presidente dell’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy (IPSE), in questa intervista a AGEEI/Aerospazionews realizzata in vista dell’imminente Consiglio a livello ministeriale 2025 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il cosiddetto CM25, che aprirà domani 26 novembre a Brema (Germania) per concludersi dopodomani 27.
“Il governo, tramite il Comitato Interministeriale per le Politiche Spaziale e Aerospaziali (COMINT)”, prosegue Mascaretti, “ha definito il contributo economico italiano all’ESA per il prossimo triennio, tenendo conto degli interessi della nostra filiera industriale spaziale. A Brema tuttavia non si deciderà solamente il valore degli investimenti, ma anche la futura strategia spaziale europea”.
L’Italia è il terzo (o presto forse il secondo) contributore dell’ESA. Qual è il suo parere sul ruolo che il nostro Paese dovrebbe giocare a Brema?
“Innanzitutto, è utile chiarire come funzionano i contributi dei Paesi membri, quando si parla di investimenti nell’Agenzia Spaziale Europea. L’ESA infatti prevede due forme principali di partecipazione finanziaria: una parte obbligatoria, alla quale tutti devono contribuire in proporzione al proprio Prodotto Interno Lordo (PIL), e una parte opzionale, alla quale ciascun Paese aderisce liberamente. E’ un criterio automatico, stabilito dalla Convenzione ESA, che assicura equità fra gli Stati membri. In pratica, più grande è l’economia di un Paese, maggiore sarà il suo contributo alla parte obbligatoria. In questo modo, l’Italia si colloca stabilmente tra i primi tre contributori europei. E’ inoltre importante ricordare che la parte obbligatoria non è soggetta a delle precise regole di ‘ritorno geografico’, che valgono invece per i programmi opzionali. Le politiche di ritorno industriale trovano infatti piena applicazione soprattutto nei programmi applicativi e nelle missioni opzionali, ai quali l’Italia partecipa con investimenti mirati in funzione delle proprie eccellenze industriali. All’ultimo Consiglio Ministeriale ESA del 2022, l’Italia ha contribuito ai programmi ESA per il 18.2% del totale messo a disposizione dagli Stati membri, risultando terza, dopo Germania e Francia, per i programmi obbligatori e prima per i programmi opzionali, con 2.5 miliardi di euro. Alla prossima Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea, in programma a Brema, sarà certamente l’Italia a ricoprire un ruolo da protagonista nella definizione delle politiche europee per l’economia dello spazio. Questo per merito delle nostre eccellenze industriali, ma soprattutto del grande lavoro fatto dal ministro Urso che, con il supporto di dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e del COMINT, ha tessuto dei forti rapporti con il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, e con i suoi omologhi dei governi tedesco e francese per dare vita ad un sistema industriale spaziale europeo che, per massa critica e competitività, sia in grado di affrontare le grandi sfide globali che ci attendono”.
Quali dovrebbero essere, secondo lei, le strategie migliori per consolidare il ruolo dell’Europa in ambito mondiale?
“La strategia, a mio avviso, si deve reggere su quattro pilastri: supply chain completamente autosufficiente, unitarietà di azione, razionalizzazione dei processi decisionali e accesso autonomo allo spazio. Prima di tutto, l’Europa non può dipendere da altri per l’approvvigionamento di componentistica e materie prime indispensabili per il proprio sistema industriale spaziale. In secondo luogo, per evitare le possibili frammentazioni e duplicazioni, ESA, EUSPA, Unione Europea e singoli Stati membri devono lavorare per integrare competenze, funzioni e responsabilità, secondo una visione unica che metta in relazione spazio, difesa, energia, clima e innovazione digitale. Lo spazio non è più un capitolo a parte, ma un’infrastruttura che sostiene tutte le altre politiche strategiche. Proseguendo, è fondamentale razionalizzare ed evitare doppi livelli autorizzativi per accorciare i tempi decisionali, snellire le procedure, adottare modelli di procurement più simili a quelli che hanno permesso negli Stati Uniti la nascita della New Space Economy. Se vogliamo che le nostre imprese restino competitive, serve un cambio di paradigma e l’ecosistema europeo dell’industria spaziale deve passare da una logica ‘a progetto’ a una logica ‘a mercato’. Infine, l’Europa deve garantirsi l’accesso indipendente allo spazio. Non può permettersi di dipendere da altri per lanciare i propri satelliti, le proprie missioni scientifiche, i propri asset di sicurezza. Questo vuol dire sostenere con decisione una nuova generazione di lanciatori europei, in grado di rispondere a tutte le esigenze civili e della difesa”.
Quali sono i principali settori di sviluppo tecnologico su cui l’ESA dovrebbe investire in futuro per consentire all’industria italiana ed europea di restare competitiva a livello mondiale?
“Ci sono numerosi assi tecnologici sui quali l’ESA dovrebbe investire, in particolare sui servizi satellitari per l’osservazione della Terra e le telecomunicazioni, sull’esplorazione spaziale, sui lanciatori e sulla realizzazione di moduli per stazioni orbitali e lunari, sui quali l’Italia potrà giocare un ruolo di primissimo piano. Il primo asse tecnologico strategico è l’insieme ‘osservazione della Terra-dati-intelligenza artificiale’: abbiamo competenze straordinarie nella realizzazione di satelliti, sensori e data center, ma la vera sfida è trasformare i dati in servizi per l’agricoltura, per il clima, per la sicurezza civile e per la difesa. In questo modo, si crea valore economico e occupazione di qualità. Il secondo asse riguarda l’accesso allo spazio e i servizi in orbita: lanciatori più flessibili, sistemi di rifornimento, manutenzione orbitale, rimozione dei detriti, piattaforme per esperimenti e produzione in microgravità. Sono settori nei quali le nostre aziende operano con successo e dove possiamo diventare leader di mercato. Terzo, l’esplorazione umana e robotica, dalla Luna a Marte. La partecipazione alle missioni Artemis e alla realizzazione dei moduli del Lunar Gateway e dei futuri habitat lunari offre all’Italia e all’Europa una straordinaria opportunità. Dobbiamo investire in materiali adattivi, sistemi di supporto alla vita, robotica, infrastrutture per la presenza umana di lungo periodo. Infine, un capitolo trasversale: cybersicurezza e resilienza delle infrastrutture spaziali. Satelliti, reti, centri di controllo sono ormai obiettivi sensibili: senza sicurezza non c’è sovranità nello spazio. Se l’ESA deciderà di concentrare risorse su questi pilastri, l’Italia, con il suo mix di grandi gruppi, PMI e centri di ricerca, avrà tutte le carte in regola per essere un vero motore tecnologico della Space Economy europea”.
www.ageei.eu
(Speciale ESA CM25 Brema, 7-Segue)