Roma - Secondo Intesa Sanpaolo l’export tiene grazie a nuovi mercati e il patrimonio netto sale al 36,6%. Le grandi imprese trainano il settore generando il 60% dei ricavi totali. Il sistema produttivo italiano sta ridisegnando i propri confini per sopravvivere a un’epoca di frammentazione globale.
Il Research Department di Intesa Sanpaolo ha presentato a Milano la diciottesima edizione del Rapporto annuale “Economia e finanza dei distretti industriali”, svelando come la risposta delle imprese alle tensioni geopolitiche passi inevitabilmente per l’autonomia energetica. In un contesto di crescita mondiale rallentata, le realtà distrettuali hanno scelto di investire massicciamente nell’autoproduzione di energia, identificata come la priorità assoluta per l’anno in corso.
La notizia, che certifica la maturità della transizione ecologica nazionale, descrive un tessuto industriale solido, capace di finanziare il proprio futuro “green” grazie a un rafforzamento patrimoniale senza precedenti e a una redditività che si mantiene su livelli elevati.
INVESTIRE NELL’ENERGIA PER DIFENDERE LA COMPETITIVITÀ
La vera notizia dell’anno è il cambio di passo nelle strategie di investimento. Le imprese dei distretti hanno individuato negli impianti di autoproduzione energetica lo strumento principe per neutralizzare i rischi legati ai costi delle materie prime e all’instabilità dei mercati internazionali.
Questa corsa verso l’indipendenza energetica è accompagnata da una forte spinta nell’adozione dell’intelligenza artificiale e nel potenziamento della cybersecurity. Non si tratta solo di una questione tecnologica, ma di una sfida legata al capitale umano: la necessità di attrarre personale qualificato sta spingendo le aziende a varare piani di welfare evoluti, dallo smart working alla collaborazione con Università e ITS.
Il Rapporto evidenzia come questa sensibilità verso la sostenibilità sia particolarmente marcata nei consigli di amministrazione con una forte presenza di manager under 35, capaci di orientare i capitali verso asset immateriali e investimenti verdi con maggiore dinamismo rispetto alle gestioni più tradizionali.
UNA STRUTTURA PATRIMONIALE CHE PROTEGGE DAI RISCHI
Nonostante le turbolenze, lo stato di salute finanziaria dei distretti appare rassicurante. Il fatturato complessivo del campione analizzato, che comprende oltre 22.500 imprese, si è attestato nel 2024 a 343 miliardi di euro, segnando un incremento del 16,6% rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019.
La redditività, espressa da un EBITDA margin medio dell’8%, ha permesso un rafforzamento del patrimonio netto che oggi incide per il 36,6% sul passivo, un balzo di oltre sei punti rispetto al 2021.
Questa solidità, unita a disponibilità liquide pari al 9% dell’attivo, garantisce alle imprese i margini di manovra necessari per affrontare le incertezze del mercato americano e la ricerca di nuove opportunità di sbocco.
NUOVE GEOGRAFIE E LA FORZA DELLE GRANDI FILIERE
L’export distrettuale continua a essere il motore trainante del surplus commerciale italiano, contribuendo per 97,4 miliardi di euro, circa l’85% dell’intero saldo manifatturiero nazionale. Nel 2025, la crescita delle vendite all’estero è stata dello 0,9%, premiando la capacità di diversificazione verso mercati come Polonia, Spagna ed Emirati Arabi Uniti.
Il Rapporto sottolinea inoltre un fenomeno di consolidamento dimensionale: il 60% del fatturato dei distretti è ormai concentrato nelle grandi imprese, le quali fungono da capofila per una miriade di micro e piccole realtà. Questo modello è particolarmente evidente nella moda, dove le maison internazionali continuano a preferire i fornitori distrettuali italiani per la loro affidabilità e vicinanza strategica.
ECCELLENZE CHAMPION E POLI TECNOLOGICI REGIONALI
All’interno di questo panorama, il 7% delle imprese viene classificato come “champion” per l’eccellenza delle performance tra il 2022 e il 2024. Queste aziende virtuose, spesso identificate dal nome della famiglia proprietaria, mostrano tassi di crescita della produttività e dell’occupazione nettamente superiori alla media. Un esempio di questa forza regionale è dato dai cinque poli aerospaziali distribuiti tra Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania e Puglia, che insieme gestiscono quasi la totalità delle esportazioni del settore. La forza dei distretti risiede infine nella loro integrazione con gli ecosistemi locali, come dimostra lo stretto legame tra il polo delle calzature sportive di Montebelluna e l’attrattività turistica delle aree montane limitrofe, confermando che la competitività industriale italiana resta indissolubilmente legata all’identità dei territori.