Spazio, Consiglio ESA a Brema. Antonetti (D-Orbit): “rafforzare l’industria europea con i big e le PMI innovative”
(AGEEI/Aerospazionews) – “Il Consiglio ministeriale dell’ESA arriva in un momento cruciale: budget in contrazione, ma ambizioni che devono crescere per mantenere la sovranità tecnologica europea. In questo contesto, il ruolo delle PMI è strategicamente essenziale”.
E’ quanto ha affermato Stefano Antonetti, vice president Business Development di D-Orbit, in questa intervista a AGEEI/Aerospazionews realizzata in vista dell’imminente Consiglio a livello ministeriale 2025 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il cosiddetto CM25, che aprirà domani 26 novembre a Brema (Germania) per concludersi dopodomani 27. Nel suo stabilimento di Fino Mornasco (Como), D-Orbit sviluppa e produce sistemi di logistica spaziale (tra cui il veicolo da trasporto ION), con l’obiettivo di semplificare il lancio dei satelliti, il loro trasporto in orbita, la manutenzione, il rifornimento e lo smaltimento a fine missione.
“L’industria spaziale europea funziona su livelli distinti e complementari”, prosegue Antonetti. “I grandi system integrator gestiscono contratti istituzionali maggiori, aziende come D-Orbit che hanno la maturità per essere prime contractor su programmi innovativi, e centinaia di PMI specializzate in componenti e sottosistemi. Ognuno ha il suo ruolo critico. Il nostro contratto per il progetto Rise da 120 milioni di euro con ESA per lo sviluppo della piattaforma Gea è emblematico. Come prime, coordiniamo un team di PMI specializzate per creare capacità di ‘satellite servicing’ che l’Europa non aveva. Non competiamo con chi costruisce satelliti o lanciatori, li abilitiamo”.
Quindi, in prospettiva, quale sarà il vostro ruolo?
“Airbus ha bisogno di estendere la vita dei suoi satelliti geostazionari? Ci siamo noi. Una startup ha bisogno di un deployment preciso per la sua costellazione? Ci siamo noi. Siamo il tessuto connettivo che mancava all’ecosistema europeo. ESA ha già compreso questa evoluzione. Le clausole C1-C4 garantiscono partecipazione delle PMI nei grandi contratti, l’European Launcher Challenge riconosce che l’innovazione viene da player capaci di execution rapida. Il fatto che le PMI rappresentino il 30% delle aziende con contratti ESA dimostra che il sistema funziona. L’industria italiana è particolarmente ben posizionata. Abbiamo aziende come Leonardo e Thales Alenia Space al vertice, aziende in forte crescita come D-Orbit e Argotec, e molte PMI specializzate. Per il CM25, mi aspetto che ESA rafforzi questo approccio ecosistemico, costruendo un’industria europea dove coesistono i giganti di oggi, quelli di domani, e l’innovazione continua delle PMI specializzate. Il futuro dello spazio europeo sta nel favorire la crescita di campioni europei in categorie nuove, a supporto delle PMI innovative.
A Brema saranno prese decisioni sui nuovi sistemi di lancio e sull’autonomia di accesso allo spazio. Qual è la vostra posizione sul futuro di questo settore?
L’industria del lancio è l’elemento critico di tutto il settore, ma anche un’industria con barriere d’ingresso altissime che si è sempre sviluppata con sussidi governativi. Anche i campioni privati americani hanno ricevuto tecnologia NASA e sono cresciuti con contratti governativi. L’Europa ha capacità consolidate. Ariane 6 e Vega di Avio offrono un range completo. L’European Launcher Challenge aggiunge nuova linfa al settore con finanziamenti fino a 169 milioni di euro per challenger. Ma mentre molti pensano che siamo indietro perché non abbiamo ancora razzi riutilizzabili, io credo che l’Europa debba puntare anche su nicchie ancora scoperte. Un esempio è il ‘responsive space’, la capacità di mettere in orbita un satellite in meno di 72 ore per gestire emergenze o disastri naturali. L’Europa potrebbe rendere commerciale questa capacità grazie ai microlanciatori privati. Oppure consideriamo le orbite ‘esotiche’: la geografia europea ci dà accesso a traiettorie uniche. Il nostro approccio è potenziare queste capacità. Un solo Vega può portare 60 minisatelliti. Con tre ION a bordo, può distribuirli su 6 piani orbitali distinti in poche settimane. I satelliti non necessitano più propulsione integrata, diventando più semplici e affidabili.
Ma ragioniamo a lungo termine. Entro il 2035, avremo veicoli permanentemente in orbita capaci di muoversi da orbite basse LEO a orbite geostazionarie GEO, trasportando satelliti alle loro destinazioni finali. Ancora più trasformativo: avremo nodi di assemblaggio in orbita dove costruire satelliti direttamente nello spazio. Questo trasforma completamente il paradigma: invece di ottimizzare ogni lancio per raggiungere orbite specifiche, ottimizziamo per portare massa in LEO al minor costo, e la nostra infrastruttura orbitale fa il resto. L’European Launcher Challenge è un buon inizio, ma l’Europa deve pensare oltre il ‘catching up’ sul riutilizzo. Il CM25 ha il potenziale di stimolare la creazione di un’infrastruttura completa per operare efficacemente nello spazio. E’ in questo che l’Europa, con la sua combinazione di capacità di lancio consolidate e innovazione nell’infrastruttura orbitale, può creare un vantaggio competitivo unico”.
Secondo lei, quali sono i principali settori di sviluppo tecnologico su cui l’ESA dovrebbe investire in futuro per consentire all’industria italiana ed europea di restare competitiva a livello mondiale?
“Il primo settore critico è l’AI e il quantum computing applicati allo spazio. Il primo permetterà satelliti che prendono decisioni autonome, ottimizzano orbite, collaborano senza intervento da terra. Il secondo permetterà di ottimizzare mega-costellazioni, simulare orbite complesse e creare comunicazioni quantistiche sicure. Noi ci stiamo preparando a offrire l’Intelligence Logistics, l’orchestrazione in tempo reale di reti satellitari eterogenee coordinata da nodi di calcolo presenti sui nostri ION. Un incendio rilevato da un satellite può attivare automaticamente acquisizioni ad alta risoluzione da altri operatori, mentre un terzo ridirige connettività per i soccorritori. Non più satelliti isolati, ma network intelligenti che rispondono dinamicamente. Il secondo settore è la sostenibilità spaziale come business model. L’Europa è leader nella sensibilità ambientale, trasformiamola in vantaggio competitivo. Satellite servicing, debris removal, end-of-life management sono opportunità economiche enormi. Entro il 2035, ogni operatore dovrà dimostrare sostenibilità. L’Europa può dominare globalmente queste soluzioni. Il nostro contratto da 120 milioni di euro con ESA per la missione di satellite servicing GEA/RISE va in questa direzione. Ma il vero enabler è la standardizzazione e integrazione di sistema per risolvere la frammentazione tecnologica con standard aperti e protocolli condivisi. Esempio concreto: tradizionalmente, gli hosted payload dipendevano completamente dal satellite ospite, qualsiasi ritardo impattava entrambi. ION offre interfacce standardizzate (meccaniche, elettriche, dati) che permettono ai clienti di preparare esperimenti indipendentemente e iterare rapidamente. Un nostro cliente è passato dal concetto all’operatività in orbita in sei mesi. L’industria italiana è perfettamente posizionata: eccellenza in Earth Observation con Cosmo-SkyMed e Iride, leadership nella propulsione con Avio, competenze robotiche uniche dal tessuto manifatturiero. L’Europa ha tutto per vincere: competenze tecniche, cultura della sostenibilità, approccio collaborativo. Il CM25 deve avere il coraggio di investire nel futuro invece di rincorrere il passato”.
(Speciale ESA CM25 Brema, 6-Segue)