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Energia25 Giugno 2025 12:29

Nucleare: il Valzer di Pichetto sulle scorie, da tre depositi a unico (forse) nel 2039. E i territori tremano

Roma - Nucleare: il Valzer di Pichetto sulle scorie, da Tre Depositi a Unico (Forse) nel 2039. E i territori tremano

Una retromarcia, un passo indietro o un passo di nuovo in avanti? Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica non finisce di stupire sul deposito nazionale di scorie radioattive raccontando, ancora una volta, una versione diversa di come l’Italia dovrà realizzare l’infrastruttura.

UN TEMA SCOTTANTE CHE CREA MALUMORE NEI TERRITORI

Certo, il tema è scottante, qualsiasi territorio individuato o anche solo paventato finisce per scattare sull’attenti, per creare Comitati e sommosse e sbarrare la strada a qualsiasi ipotesi di stoccaggi di scorie. Si rischia un caos anche solo politico o elettorale, per questo la cautela, fin dai tempi dell’ex ministro Cingolani, è sempre stata d’obbligo.

UN DEPOSITO UNICO? NO PIU’ DI UNO, FORSE TRE, O FORSE I 22 ESISTENTI

Una prima quadra sembrava essere stata trovata qualche mese quando al posto del famigerato deposito unico nucleare, il ministro Pichetto ne ipotizzava più di uno. Addirittura tre, uno al Nord, uno al Centro e uno Sud per non fare torto a nessuno. L’ipotesi di avere in Italia più depositi per le scorie radioattive era stata scritta nero su bianco e pubblicata sulla ‘Piattaforma nazionale per il nucleare sostenibile’ ad aprile scorso, prima ancora che, durante l’evento “Nuove energie” organizzato da La Stampa a Torino.

A pagina 81 della relazione finale del Gruppo di lavoro 5 (Rifiuti e decommissioning) “stando alle parole del ministro, l’Esecutivo Meloni avrebbe ‘scartato l’idea di un centro unico, perché è illogico a livello di efficienza, mentre si può pensare di andare avanti con i 22 già esistenti’”, come riporta ilfattoquotidiano.it

Tra questi, ci sono le quattro ex centrali nucleari di Caorso (Piacenza), Sessa Aurunca (Caserta), Latina e Trino Vercellese e gli impianti di ricerca sul ciclo del combustibile a Saluggia (Vercelli), Casaccia (Roma) e Rotondella (Matera).

NUCLEARE, EVITARE UN SOLO CENTRO A LIVELLO NAZIONALE “SIGNIFICHEREBBE FAR VIAGGIARE OGNI GIORNO I RIFIUTI DA TORINO A PALERMO”

Ma Pichetto non era stato nuovo a questa ipotesi: “Il deposito delle scorie nucleari non lo vuole nessuno? E allora ne facciamo tre: uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud. E i rifiuti più radioattivi, quelli delle vecchie centrali, li lasciamo all’estero. A pagamento” aveva detto a settembre 2024. E proprio in quel di Torino il ministro aveva accennato all’ipotesi che si stava facendo largo nell’esecutivo di evitare un solo centro a livello nazionale “significherebbe far viaggiare ogni giorno i rifiuti da Torino a Palermo”. E aggiungendo che “anche la Carta nazionale dei 51 siti idonei è ormai superata”. A favore di una valutazione per creare più depositi, oppure andare avanti su quelli già esistenti”.

OGGI LA RETROMARCIA DI PICHETTO: IL DEPOSITO UNICO? PRONTO NEL 2039

Eppure oggi è arrivata la doccia fredda: “Sulla base delle stime più recenti fornite dalla Sogin (la società partecipata dal MEF di Giancarlo Giorgetti e vigilata dal Mase deputata al decommissioning nucleare, ndr), orientativamente si ritiene che si possa prevedere per il 2029 il rilascio del provvedimento di Autorizzazione Unica e per il 2039 la messa in esercizio del Deposito Nazionale” delle scorie nucleari, ha detto il Ministro Gilberto Pichetto Fratin in audizione presso le Commissioni VIII e X della Camera dei deputati. Marcia indietro? Nuove valutazioni che hanno condotto il ministro ad accantonare l’ipotesi di più siti? Le comunità locali delle aree finora in pole position tra quelle individuate restano in attesa di sapere.

www.ageei.eu

www.mase.gov.it

www.sogin,it

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