In Parlamento30 Maggio 2024 10:16

Eni, interrogazione Pavanelli (M5S): su investimento Cdp-Ifc per sviluppo biocarburanti in Kenya

Atto Camera
Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-02434

presentato da

PAVANELLI Emma

testo di

Martedì 28 maggio 2024, seduta n. 300

PAVANELLI, APPENDINO, CAPPELLETTI e FERRARA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

il 17 maggio 2024, in occasione dell'Africa Ceo Forum in Ruanda, la International finance corporation (IFC) e il Fondo italiano per il clima (Fic) hanno annunciato un investimento di 210 milioni di dollari – 135 milioni e 75 milioni rispettivamente – nella controllata keniota di ENI S.p.A. per espandere la produzione e la lavorazione di biocarburanti avanzati, al dichiarato fine di sostenere la decarbonizzazione del sistema globale dei trasporti e garantire il sostentamento di circa 200.000 piccoli coltivatori, come parte dell'attuazione del Piano Mattei in Kenya;

secondo quanto riportato dallo studio «From farm to fuel: inside Eni's African biofuels gamble» di Transport & Environment, gli investimenti di Eni nella filiera dei biocarburanti in Africa e, segnatamente, il citato progetto non stanno portando i risultati attesi sia dal punto di vista della produzione, a causa del basso rendimento del ricino dato in dotazione dall'azienda e dai suoi intermediari, che dal punto di vista sociale, per via di un insufficiente supporto tecnico-operativo ai coltivatori da parte di Eni;

le menzionate difficoltà pongono seri dubbi circa la fattibilità della coltivazione di colture per biocarburanti nella misura necessaria a ridurre significativamente le emissioni nei settori dei trasporti e dell'aviazione;

inoltre, le materie prime rinnovabili utilizzate per la produzione di biocarburanti sono olii vegetali, scarti vegetali e animali, ovvero materie scarse e necessarie in altre industrie a maggior valore aggiunto, come quella del pet food, di saponi o della cosmesi che fanno largo uso di questa componente organica e che hanno poche o nessuna alternativa per sostituirla;

oltre quindi ad arrecare un danno alle imprese del citato comparto, l'impiego di tali materie prime non è una soluzione scalabile né sostenibile, ma solo greenwashing legato alla produzione di biocarburanti e con incentivi economici. I certificati di immissione in consumo (Cic), già rappresentano un incentivo alla produzione e al consumo dei biocarburanti stimato, a partire dai dati dello stesso GSE, in un importo pari a dieci miliardi di euro cumulati nei prossimi cinque anni –:

quali siano i criteri, i parametri e le valutazioni di impatto utilizzati per determinare i costi e i benefici ai fini dello stanziamento delle risorse, in base ai quali il comitato direttivo del Fondo italiano per il clima ha deciso di finanziare il progetto di cui in premessa, all'uopo assegnando a Eni S.p.A. una quota pari a 75 milioni di euro.
(5-02434)

 

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 29 maggio 2024
nell'allegato al bollettino in Commissione X (Attività produttive)
5-02434

In merito all'investimento di 210 milioni di dollari, da parte di CDP e IFC, nella keniota di ENI SPA, si segnala che lo stesso è finalizzato ad espandere la produzione e la lavorazione di biocarburanti avanzati in Kenya, da circa 44.000 a 500.000 tonnellate l'anno, attraverso la costruzione di nuovi impianti di lavorazione, per la loro successiva immissione sul mercato dei trasporti a livello globale.
L'iniziativa, fortemente voluta dal governo keniano, si inquadra nell'ambito del Memorandum d'Intesa stipulato tra Eni e il Governo del Kenya nel luglio 2021, per promuovere il processo di decarbonizzazione dell'economia del Paese, e contribuirà al raggiungimento degli obiettivi fissati dallo stesso Kenya, in termini di decarbonizzazione del sistema dei trasporti, di valorizzazione delle aree degradate e di resilienza climatica del settore agricolo.
Appare utile ricordare, inoltre, che il Fondo italiano per il Clima è destinato al finanziamento di interventi, in favore di soggetti privati e pubblici, volti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti nell'ambito degli accordi internazionali sul clima e sulla tutela ambientale dei quali l'Italia è parte, fra cui la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici del 1992 (UNFCCC).
Il Fondo, più in particolare, può finanziare interventi che abbiano come obiettivo principale, o comunque significativo, la mitigazione o l'adattamento al cambiamento climatico nel Paese partner, nonché la tutela della biodiversità e la lotta alla desertificazione.
In questo senso, il progetto – a seguito di un'approfondita analisi istruttoria da parte del soggetto Gestore del Fondo Italiano per il Clima (Cassa Depositi e Prestiti), secondo i criteri della metodologia «Rio Marker» dell'OCSE, in linea con le migliori pratiche internazionali – è risultato in linea con gli impegni presi a livello internazionale dall'Italia durante la COP28 di Dubai (fra gli altri, quello favorire i flussi finanziari per la decarbonizzazione dell'economia dei Paesi in via di sviluppo) ed in linea con gli obiettivi del Fondo, in quanto contribuirà alla decarbonizzazione del sistema di trasporto internazionale e sosterrà oltre 200.000 piccoli agricoltori kenioti per i prossimi cinque anni, con significative esternalità per tutto il settore agricolo locale.
Più in particolare l'impatto climatico dell'intervento è stato valutato ex-ante e sarà monitorato ex-post, sulla base di indicatori in ambito di adattamento al cambiamento climatico previsti dal quadro regolamentare di riferimento, quali ad esempio numero totale dei beneficiari, sia diretti che indiretti, degli ettari di terreno agricolo sottoposto a pratiche che lo rendono più resiliente ai cambiamenti climatici, nonché la resa agricola media per tipologia di prodotto.
Le analisi di impatto, condotte in fase istruttoria da CDP, hanno quindi evidenziato benefici di adattamento al cambiamento climatico derivanti dalla coltivazione di colture oleaginose in Kenya. Più in particolare è risultato che tali pratiche agricole, a bassa intensità carbonica e climaticamente resilienti, non sono in competizione con la filiera alimentare, ma anzi promuoverebbero una diversificazione della produzione agricola in grado di ridurre l'esposizione ai rischi climatici.
Inoltre, il Gestore ha valutato i ritorni positivi del progetto sul reddito degli agricoltori interessati, che si segnala, hanno visto diminuire nel tempo le entrate economiche riconducibili a colture alimentari che hanno risentito degli effetti del cambiamento climatico.
Si segnala, in fine, che a seguito dell'analisi economico-finanziaria, l'iniziativa è risultata sostenibile, potendo altresì beneficiare del contributo finanziario di ENI S.p.A.