Quando la forza in azione trasforma la possibilità in realtà.
Gli altri siti del gruppo:

Categorie

Accesso

Energia30 Giugno 2026 17:48

Emissioni CO2, gli Stati Uniti guidano la crescita globale nel 2025: pesa il ritorno forzato al carbone

Roma - Il rapporto dell’Energy Institute rivela che Washington è responsabile di oltre un terzo dell’aumento mondiale di anidride carbonica. Mentre la Cina rallenta la sua impronta inquinante, la domanda elettrica corre spinta da data center e intelligenza artificiale.

Gli Stati Uniti si sono confermati nel 2025 come uno dei principali responsabili dell’incremento dei gas climalteranti a livello planetario, coprendo da soli circa un terzo dell’aumento globale delle emissioni di anidride carbonica. Il fenomeno è stato innescato principalmente da una decisa inversione di rotta nel mix energetico nazionale: l’impennata dei prezzi del gas naturale ha infatti spinto i produttori di energia elettrica a riattivare massicciamente le centrali alimentate a carbone. La notizia emerge dal rapporto annuale dell’Energy Institute, pubblicato a Londra, realizzato in collaborazione con Ember, Kearney Institute e KPMG.

IL PESO DEGLI STATI UNITI NEL BILANCIO DEL CARBONIO

Le emissioni globali di carbonio strettamente legate alla produzione e al consumo di energia sono cresciute dell’1,1% nell’ultimo anno, toccando la quota di 35.806 milioni di tonnellate. Washington ha inciso pesantemente su questo dato, essendo responsabile del 13,3% di tale incremento. Se però si amplia lo sguardo includendo le emissioni dell’intero settore energetico, del metano e del flaring del gas, il totale mondiale sale a 41 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente; in questo scenario più vasto, gli Stati Uniti hanno rappresentato il 36% dell’aumento complessivo. Su base annua, le emissioni statunitensi sono cresciute del 3,2%, una progressione nettamente superiore allo 0,3% registrato dalla Cina nello stesso periodo. Il motore di questa risalita è stato il consumo di carbone negli USA, balzato del 10% in un solo anno, vanificando la tendenza consolidata verso l’uso di combustibili a minore impatto ambientale.

IL CONFRONTO TRA CINA E NORD AMERICA

Nonostante la Cina rimanga il maggiore emettitore mondiale, rappresentando il 31,3% delle emissioni globali del comparto energetico, il suo incremento rispetto al 2024 è stato giudicato modesto, fermandosi allo 0,7%. Al contrario, il Nord America ha fatto registrare l’aumento assoluto più significativo: le emissioni sono cresciute di quasi il 3%, raggiungendo i 152,3 milioni di tonnellate e invertendo un declino che durava da circa dieci anni. Anche sul fronte dell’inquinamento individuale il divario resta ampio: i calcoli di Reuters, basati sui dati demografici ufficiali dei rispettivi uffici di statistica nazionale, mostrano che le emissioni pro capite degli Stati Uniti (15,36 tonnellate di CO2 per persona) sono quasi il doppio di quelle cinesi, ferme a 8,92 tonnellate. In Europa, invece, la crescita delle emissioni si è attestata su un più contenuto 0,5%.

LA CORSA DELL’ENERGIA TRA RINNOVABILI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

La fame globale di energia non accenna a diminuire, con un’offerta totale cresciuta dell’1,7% nel 2025. In questo ambito, le fonti rinnovabili hanno fornito il contributo più rilevante, segnando un incremento produttivo del 9,1%, trainato in particolare da un eccezionale +30% dell’energia solare. Tuttavia, la domanda di elettricità sta correndo più velocemente della capacità di fornitura, con un aumento del 3% su base annua. Questo squilibrio è alimentato da tre fattori strutturali: la diffusione dei veicoli elettrici, l’espansione dei data center e le enormi necessità energetiche richieste dall’intelligenza artificiale. Se da un lato la tecnologia spinge verso l’elettrificazione, dall’altro l’urgenza di alimentare queste infrastrutture digitali sta rallentando la transizione energetica in alcune aree chiave.

IL MERCATO DEL PETROLIO E LA DIPENDENZA DAL GAS NATURALE

Per quanto riguarda gli idrocarburi liquidi, il consumo globale di petrolio è aumentato dell’1,3%, arrivando a 103 milioni di barili al giorno, mentre la produzione ha segnato un passo ancora più spedito con un +3,5%. Un segnale interessante arriva ancora una volta dalla Cina, dove l’utilizzo di benzina e diesel è diminuito, confermando una parabola discendente già iniziata nel 2024. Sul fronte del gas naturale, la crescita della domanda è rimasta concentrata in Europa, Medio Oriente e Nord America. Resta però critico il tema dell’autonomia: l’Europa e l’India continuano a dipendere dai mercati esteri per quasi la metà del loro fabbisogno di gas, una vulnerabilità che condiziona le scelte strategiche e, come dimostrato dal caso statunitense, può persino forzare un ritorno al carbone quando i prezzi diventano proibitivi.

www.ageei.eu