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News30 Giugno 2026 15:52

Nucleare, Enea e Confindustria promuovono il ritorno dell’atomo. Le audizioni in Senato

Roma - Audizioni in Commissione Ambiente sulla legge delega: stimato un mercato da 46 miliardi e 120mila posti di lavoro al 2050. Gli esperti chiedono chiarezza sui tempi degli SMR e un piano per colmare il gap formativo dei tecnici.

Il percorso per il reinserimento dell’atomo nel paniere energetico italiano entra nel vivo della discussione parlamentare. Oggi, la Commissione Ambiente del Senato ha ospitato una serie di audizioni cruciali sul disegno di legge 1924, che punta a delegare al Governo la costruzione di un quadro normativo organico per il nucleare “sostenibile”. Dalle testimonianze dei vertici dei principali enti di ricerca e delle associazioni industriali è emersa la necessità di superare la fase della ricerca pura per approdare a una strategia nazionale di lungo periodo.

UN’ARCHITETTURA PER LA SICUREZZA ENERGETICA SECONDO ENEA

Francesca Mariotti, presidente dell’Enea, ha promosso l’impostazione del disegno di legge definendolo un intervento necessario per costruire una vera “architettura per il ritorno del nucleare in Italia”. Il testo, secondo Mariotti, garantisce coerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2050 e mette al centro strumenti di pianificazione strategica e consultazione pubblica.

L’Enea auspica un rafforzamento del proprio ruolo come organismo tecnico di supporto alla futura Autorità di sicurezza nazionale, con l’obiettivo di garantire autonomia e credibilità tecnica al Paese. Questo approccio sistemico è considerato fondamentale per valorizzare le nuove tecnologie modulari e stabilizzare l’approvvigionamento energetico nazionale.

IL PESO ECONOMICO E L’OCCUPAZIONE SECONDO CONFINDUSTRIA

Per il mondo industriale, il nucleare rappresenta una scelta obbligata per mantenere la competitività della manifattura italiana. Aurelio Regina, delegato di Confindustria per l’Energia, ha illustrato i risultati di uno studio che stima ricadute macroeconomiche imponenti: l’adozione di circa 15-20 reattori Small Modular Reactors (SMR) entro il 2050 potrebbe attivare un mercato superiore ai 46 miliardi di euro.

“Noi dobbiamo disporre di energia affidabile e sostenibile per produzioni di processo continue”, ha spiegato Regina, aggiungendo che il nucleare potrebbe generare 120.000 nuovi posti di lavoro e un risparmio per il sistema energetico di circa 17 miliardi di euro. Confindustria preme per un’approvazione rapida, lasciando ai successivi decreti delegati la disciplina tecnica di dettaglio per coinvolgere le eccellenze italiane nella meccanica e nell’ingegneria.

IL RUOLO DI ARERA NELLA REGOLAZIONE DEL MERCATO

Sul fronte della regolazione economica, Arera ha chiarito i confini della propria azione. Francesca Salvemini, componente del Collegio, ha precisato che l’Autorità rimarrà “in panchina” fino a quando l’energia nucleare non sarà effettivamente prodotta e immessa in rete. A quel punto, Arera interverrà per garantire la parità di trattamento delle fonti e l’accesso non discriminatorio alle reti, applicando regole di mercato neutre dal punto di vista economico.

L’Autorità si è detta comunque pronta a collaborare come organismo tecnico-scientifico già nella fase di definizione del programma nazionale, distinguendo nettamente il proprio compito da quello della istituenda autorità per la sicurezza nucleare.

LE INFRASTRUTTURE DI RICERCA E IL GAP FORMATIVO

Il Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Antonio Zoccoli, e il direttore dei Laboratori del Gran Sasso, Ezio Previtali, hanno posto l’accento sul patrimonio di infrastrutture già esistente nelle università e nei centri di ricerca. Tuttavia, entrambi hanno lanciato un allarme sulla formazione: esiste un forte bisogno di tecnici specializzati per la filiera, dai saldatori ai carpentieri, che va colmato partendo dagli istituti secondari tecnici.

Anche Olga De Pascale del Cnr ha sottolineato l’impegno dell’ente nella fusione termonucleare controllata, evidenziando come la ricerca internazionale stia migrando verso modelli di partnership pubblico-privata per accelerare l’industrializzazione dei nuovi reattori.

LE PERPLESSITÀ SULLA SOSTENIBILITÀ E SUI COSTI

Nonostante il favore generale, Attilio Piattelli di Coordinamento FREE ha espresso riserve sulla definizione di “sostenibilità” nel ddl, osservando che i reattori citati nel Pniec per il 2035 “non esistono ancora” o appartengono a tecnologie tradizionali. Piattelli ha suggerito di estendere gli studi ad altre tecnologie di ricerca se l’obiettivo è la pura innovazione.

Sul tema della convenienza, Carlo Di Primio dell’Aiee ha ammesso che il costo livellato dell’energia nucleare è attualmente superiore a quello delle rinnovabili, ma ha precisato che la possibile convenienza emerge se si includono nel calcolo gli oneri di sistema necessari per portare l’elettricità ai consumatori finali, rendendo il contributo dell’atomo positivo nella seconda metà degli anni Trenta.

DECOMMISSIONING E NEUTRALITÀ TECNOLOGICA

Gian Luca Artizzu, amministratore delegato di Sogin, ha lodato la completezza della legge delega, poiché affronta l’intero ciclo di vita del nucleare, incluso il decommissioning. “Le competenze maturate nella messa in sicurezza dei rifiuti sono riutilizzabili utilmente in un sistema che riparte”, ha osservato Artizzu.

Infine, Stefano Buono di Newcleo ha insistito sul principio della neutralità tecnologica, ricordando che la sua società è già ai vertici mondiali per lo sviluppo della quarta generazione. Buono ha accolto con favore la possibilità di ottenere autorizzazioni rapide per progetti già licenziati in altri Paesi OCSE, un fattore che potrebbe accelerare drasticamente i tempi di esecuzione dei nuovi impianti in Italia.

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