Roma - Edilizia, l’Italia frena il rincaro: i prezzi di costruzione salgono del 17% contro il 48% dell’UE. I DATI EUROSTAT
Eurostat rileva rincari record nell’Est Europa con punte del 166% in Bulgaria. La crescita dei costi residenziali nell’Unione si è concentrata nel triennio 2021-2023.
L’Italia si posiziona come il Paese più virtuoso nell’Unione Europea per quanto riguarda il contenimento dei costi nel settore dell’edilizia abitativa nell’ultimo decennio. Secondo i dati contenuti nell’edizione 2026 del rapporto “Dati chiave sull’economia europea” pubblicato da Eurostat, tra il 2015 e il 2025 i prezzi alla produzione per la costruzione di nuovi edifici residenziali nella Penisola sono aumentati soltanto del 17,0%.
Si tratta del dato più basso registrato tra tutti i Paesi membri, in netto contrasto con la media europea che ha visto i listini lievitare del 48,2% nello stesso arco temporale. La statistica, che riflette i prezzi delle attività dal punto di vista del costruttore basandosi sugli importi pagati dai committenti agli appaltatori, evidenzia come il mercato italiano sia riuscito a limitare gli shock inflattivi che hanno invece travolto altre aree del continente.
IL CASO ITALIA E IL CONFRONTO CON I PAESI VIRTUOSI
Nella classifica europea della stabilità dei prezzi, l’Italia precede di un soffio la Grecia, dove l’incremento si è fermato al 17,3%, e la Finlandia, che ha registrato un rialzo del 22,1%. Questi tre Paesi rappresentano le uniche realtà in cui la pressione sui costi di costruzione è rimasta significativamente al di sotto della soglia media comunitaria.
L’analisi esclude le residenze per complessi residenziali e si focalizza esclusivamente sulla costruzione di nuovi edifici, offrendo uno spaccato di un’industria nazionale che, pur tra mille sfide, ha mantenuto una dinamica dei prezzi più controllata rispetto ai partner europei e dell’area EFTA.
LA DINAMICA DEI COSTI NELL’ULTIMO DECENNIO
Il rincaro complessivo del 48,2% registrato nell’intera Unione Europea non è stato un fenomeno lineare, ma ha subito una violenta accelerazione negli anni più recenti. Dopo un periodo di relativa calma, gli incrementi annuali sono diventati imponenti a partire dal 2021, anno in cui si è registrato un +5,8%. La vera fiammata si è verificata però nel 2022, con un balzo del 12,2%, seguita da un ulteriore +6,9% nel 2023.
Questi tre anni da soli spiegano la maggior parte del divario rispetto ai livelli del 2015. Solo nel biennio successivo la curva ha iniziato a flettere, segnando una crescita del 2,3% nel 2024 e una stabilizzazione quasi totale nel 2025, chiusosi con un incremento dell’1,3%.
IL DIVARIO TRA EUROPA OCCIDENTALE ED ORIENTALE
Se l’Italia guida il fronte della stabilità, la situazione appare diametralmente opposta nell’Europa dell’Est, dove i prezzi sono letteralmente esplosi. La Bulgaria detiene il primato dei rincari con un aumento vertiginoso del 166,1% dal 2015. Non meno critica è la situazione in Ungheria, dove i prezzi di costruzione sono saliti del 155,4%, e in Romania, che chiude il podio dei rincari con un +130,7%. Questi dati mostrano una geografia del valore economico profondamente frammentata all’interno del mercato unico, dove i fattori locali e le diverse strutture produttive hanno determinato oscillazioni di prezzo estremamente divergenti tra le nazioni.