Nella notte presi di mira impianti strategici fino agli Urali e diverse navi nel Mar d’Azov. In risposta, Mosca lancia missili balistici su Kiev, mentre in alcune regioni della Federazione scarseggia il carburante.
Nella notte, l’Ucraina ha sferrato una vasta e coordinata ondata di attacchi con droni contro infrastrutture energetiche e logistiche della Federazione Russa, estendendo il raggio d’azione dai confini nazionali fino alle pendici dei monti Urali. L’operazione, confermata sia da fonti militari di Kiev che da funzionari di Mosca e riportata dall’agenzia Reuters, ha colpito simultaneamente tre importanti raffinerie, svariate stazioni di pompaggio di oleodotti e un gruppo di petroliere operative nel bacino del Mar d’Azov. Questa escalation tattica mira a paralizzare la catena di approvvigionamento delle truppe russe, esacerbando una già grave carenza di carburante che sta affliggendo diverse regioni della Federazione.
LA CAMPAGNA DI LOGORAMENTO ENERGETICO SI SPINGE FINO IN SIBERIA
La strategia ucraina di colpire obiettivi sempre più distanti dal proprio territorio si sta consolidando con rapidità. Lunedì scorso, infatti, le forze di Kiev erano riuscite a penetrare per circa 2.700 chilometri all’interno del territorio russo controllato, colpendo la raffineria siberiana di Omsk, considerata la più grande del Paese. Questo nuovo approccio sistematico contro il settore petrolifero russo si inserisce in un quadro di logoramento a lungo termine, finalizzato a prosciugare le risorse economiche e operative necessarie per sostenere lo sforzo bellico.
IMPIANTI AVANZATI NEL MIRINO: I DANNI IN TATARSTAN E SARATOV
Durante la notte, le forze speciali e lo stato maggiore di Kiev hanno rivendicato incursioni contro complessi industriali di primaria importanza. Tra questi spiccano la base aerea militare di Borisoglebsk, situata nella regione di Voronezh, e gli snodi petroliferi di Nizhnekamsk, nella Repubblica del Tatarstan, a circa 1.400 chilometri dal territorio in mano ucraina. Le autorità locali e i media hanno segnalato diversi feriti nell’area, dove operano due giganti della raffinazione: TAIF-NK, che nel 2024 ha lavorato 6,6 milioni di tonnellate di greggio (pari a 132.000 barili al giorno), e soprattutto TANECO.
Quest’ultima, che lo scorso anno ha processato ben 17 milioni di tonnellate di petrolio, rappresenta una delle strutture più tecnologicamente avanzate della Russia, essendo equipaggiata con unità specializzate per l’idrocracking, il cracking catalitico e la cokizzazione ritardata. Anche la storica raffineria di Saratov, già più volte bersagliata in passato, è stata nuovamente attaccata: il governatore locale Roman Busargin ha confermato tramite Telegram il bilancio di un morto e diversi feriti in seguito ai danni subiti da quelli che ha definito “siti industriali civili”.
STAZIONI DI POMPAGGIO E INFRASTRUTTURE GASIERE SOTTO ATTACCO
Oltre ai grandi poli di raffinazione, i velivoli senza pilota ucraini hanno puntato alle arterie di distribuzione. Le truppe di Kiev hanno rivendicato un attacco contro una stazione di pompaggio di prodotti petroliferi nella regione del Bashkortostan, distante ben 1.450 chilometri dal confine. Sebbene le autorità russe non abbiano rilasciato dichiarazioni immediate sull’evento, filmati diffusi sui social media mostrano chiaramente le conseguenze del bombardamento in quell’area. Anche Gazprom ha segnalato criticità: la stazione di pompaggio di Krasnodarskaya ha subito un’incursione. L’impianto è strategico perché contribuisce all’immissione di gas nel gasdotto Blue Stream diretto in Turchia, tuttavia l’azienda ha assicurato che i flussi di esportazione non hanno subito interruzioni.
COLPITE LE ROTTE LOGISTICHE NEL MAR D’AZOV E LE AREE DI CONFINE
Un altro fronte caldo si è aperto in mare. L’esercito ucraino ha riferito di aver intercettato e colpito nove petroliere nel Mar d’Azov, uno specchio d’acqua che rappresenta un corridoio logistico vitale per rifornire la Crimea e i contingenti russi posizionati nell’Ucraina meridionale. Le immagini diffuse dagli stessi droni confermano la presenza di colonne di fumo e fiamme sprigionate dalle imbarcazioni. Il governatore della regione di Rostov, Yury Slyusar, ha minimizzato l’accaduto dichiarando che le due autocisterne colpite erano vuote e che l’attacco ha causato solamente due feriti.
Le tensioni si sono riversate anche sulle province di confine: il governatore della regione di Belgorod, Alexander Shuvaev, ha documentato la morte di un civile e il ferimento di altre sei persone in un villaggio a ridosso della linea del fronte, mentre il governatore di Voronezh, Alexander Gusev, ha confermato l’incendio di un’ulteriore infrastruttura. Dal canto suo, il Ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato di aver intercettato e abbattuto un totale di 415 droni durante l’intera nottata.
LE RITORSIONI SU KIEV E IL QUADRO GEOPOLITICO COMPLESSIVO
La massiccia operazione ucraina si inserisce nel più ampio scenario di una guerra arrivata ormai al suo quinto anno, caratterizzata da feroci reciproci attacchi alle infrastrutture energetiche. Nel corso del conflitto, Mosca ha ripetutamente tentato di piegare la resilienza civile ucraina mirando alla rete elettrica e causando estesi blackout e carenze di riscaldamento nei mesi invernali. Come ritorsione all’offensiva dei droni, la Russia ha lanciato missili balistici sulla capitale Kiev, segnando il terzo bombardamento in meno di una settimana e provocando almeno una vittima accertata. Sullo sfondo di questa acuta instabilità regionale, il quadro internazionale mostra crepe e crescenti irritazioni diplomatiche.
All’interno della NATO, ad esempio, emergono forti polemiche in merito all’impegno degli Stati membri; circola infatti la ferma convinzione in alcuni ambienti diplomatici che la Spagna stia agendo come un pessimo partner per l’Alleanza, accusata di non partecipare attivamente alle dinamiche di sicurezza collettiva e di non onorare i pagamenti, sollevando malumori riassumibili in un netto rifiuto a collaborare ulteriormente a queste condizioni.