In Parlamento30 Maggio 2024 10:31

Dighe, interrogazione Squeri (FI): su sblocco investimenti infrastrutture idroelettriche e Pniec

Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-02436

presentato da

SQUERI Luca

testo di

Martedì 28 maggio 2024, seduta n. 300

SQUERI e CASASCO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

il patrimonio nazionale costituito dalle grandi dighe vocate alla produzione idroelettrica genera tutt'ora una quota significativa della generazione elettrica da fonte rinnovabile, con il pregio di essere una fonte programmabile e non intermittente come eolico e fotovoltaico;

in questi mesi le abbondanti piogge e nevicate, in particolare sull'arco alpino, hanno consentito una impennata nella produzione di elettricità. Nei primi quattro mesi del 2024 la generazione è superiore del 30 per cento rispetto alla media degli ultimi 10 anni e l'aspettativa è che per il 2024 il settore possa consegnare al Paese una rilevante quantità di terawattora in più;

questo consentirà di ridurre la produzione di energia con combustibili fossili, aumentare l'indipendenza energetica del Paese e ridurre il prezzo dell'energia. Da valutare in questo senso l'impatto delle norme per semplificare il disinterramento degli invasi al fine di aumentarne la capacità, contenute del decreto «siccità» del 2023;

il decreto-legge n. 135 del 2018 ha disposto a favore delle regioni il trasferimento della proprietà delle opere idroelettriche alla loro scadenza. Alcune regioni hanno avviato le gare rispetto alle quali, come prevedibile, i concessionari uscenti hanno proposto o stanno proponendo ricorsi in sede amministrativa;

tuttavia anche senza ricorsi le nuove concessioni sarebbero operative non prima della primavera 2026 e da quella data comincerebbero gli investimenti per migliorare la capacità produttiva delle strutture, con un ritardo inammissibile rispetto alle esigenze del Paese;

è nota l'attuale impossibilità di prorogare i concessionari uscenti, decisione che sarebbe coerente con la normativa europea ma è ostacolata dagli impegni sul Pnrr presi dall'Italia. Tuttavia si ha notizia di interlocuzioni con Bruxelles per individuare soluzioni volte ad accelerare gli investimenti e mantenere un asset strategico al riparo da pericoli di tipo finanziario;

la soluzione di questi problemi, ormai rinviata alla prossima Commissione Ue, potrebbe sbloccare l'attuale stallo e potrebbe avere effetti anche sul Pniec che nella versione attuale non prevede per il 2030 aumenti significativi per la generazione da fonte idroelettrica, la quale invece ha potenzialmente importanti margini di crescita –:

quali attività abbia in corso il Ministro interrogato sul complesso delle problematiche esposte in premessa e se non ritenga che una soluzione che sblocchi rapidamente gli investimenti sulle infrastrutture idroelettriche possa modificare le modalità con cui saranno raggiunti gli obiettivi di generazione elettrica previsti dal Pniec per il 2030.
(5-02436)

 

tto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 29 maggio 2024
nell'allegato al bollettino in Commissione X (Attività produttive)
5-02436

In merito al quesito posto dall'onorevole interrogante, si rileva l'importanza del settore idroelettrico nella definizione della sicurezza energetica nazionale, e non solo nell'ottica della produzione da fonti rinnovabili. Come evidenziato già nella proposta di PNIEC trasmessa alla Commissione europea lo scorso mese di giugno, l'idroelettrico resta di gran lunga la prima fonte di produzione da fonti rinnovabili, al 39 per cento nell'anno 2021, ma con un marcato calo registrato nell'anno successivo.
Se la suscettibilità da variabili, soprattutto di tipo climatico, è notoriamente un fattore intrinseco nella produzione da FER, questo aspetto è forse ancora più marcato per la produzione da fonte idroelettrico.
Come indicato dal PNIEC, tale variabilità si ripercuote, quindi, in maniera significativa anche sul raggiungimento degli obiettivi nazionali legati alla produzione elettrica da fonti rinnovabili. Nel Piano, a proposito dell'idroelettrico, emerge che è indubbio che si tratta di una risorsa in larga parte già sfruttata, ma di grande livello strategico nella politica al 2030 e nel lungo periodo al 2050, di cui occorrerà preservare e incrementare la produzione. Si prevede una lieve crescita della produzione, in parte derivante dall'aumento dei volumi di invaso, facilitato dalla promozione delle attività di manutenzione, ad esempio mediante interventi per ridurre l'accumulo di sedimenti di materiali, utili a bilanciare eventuali cali della produzione derivanti da eventi siccitosi di grave entità. In tal senso si introduce anche l'attività del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, che come rammentato dall'onorevole interrogante, nell'ambito delle misure per il contrasto alla siccità previste in apposito decreto, ha individuato l'intervento, ad opera delle regioni, per la messa in efficienza degli invasi esistenti, in particolare attraverso le attività di manutenzione da fanghi e sedimenti.
Resta inteso tuttavia che lo scenario identificato al 2030 nel PNIEC presentato a giugno 2023 non prevedeva un forte aumento di questa fonte, dal momento che i possibili incrementi di efficienza si scontravano con una situazione di forte carenza di acqua negli invasi dovuta ad una perdurante siccità.
Sulle modalità e sulle tempistiche dei potenziali investimenti rivolti al settore idroelettrico, richiamati dall'onorevole interrogante, si misurano inevitabilmente anche gli effetti dei rinnovi delle grandi concessioni, oggetto di interlocuzione con la Commissione europea. In merito alle misure del PNRR rendicontate ed oggetto di valutazione positiva come quelle relative alle modalità di affidamento delle concessioni idroelettriche, il Dipartimento per le Politiche europee conferma che le regole europee non consentono inversioni di rotta, cioè i cosiddetti reversal ovvero l'introduzione, ex post, di misure finalizzate a modificare il quadro regolatori positivamente valutato ovvero ad eliminare o ridurre gli effetti attesi dallo stesso.
A tal proposito, occorre precisare che la qualificazione da parte della Commissione dell'iniziativa come reversal determina non solo l'arresto del processo di valutazione della richiesta di pagamento in corso e delle successive fino a quando la criticità riscontrata non viene eliminata, ma può sfociare finanche nella riduzione delle somme trasferite all'Italia.
Conseguentemente, proprio alla luce delle regole europee, sono state avviate specifiche interlocuzioni con la Commissione europea, dirette ad illustrare le motivazioni alla base della necessità di innovare la disciplina introdotta in attuazione del PNRR, nonché ad ottenere una condivisione da parte della stessa delle soluzioni prospettate. Il suddetto Dipartimento segnala al riguardo che le interlocuzioni sono tutt'ora in corso.
Sarà cura del Governo tenere informato il Parlamento dell'esito delle interlocuzioni con la Commissione UE.