Politica10 Marzo 2022 15:40

Cingolani: in 24-36 mesi indipendenza energetica da Russia

“Paradossalmente l'impatto sulle nostre bollette non dipende dal prezzo reale della materia prima del gas ma da quanto il mercato abbia fatto salire la sua quotazione. A oggi abbiamo quotazioni circa 10 volte superiori a quelle che sono le reali di estrazione”

L’Italia è al lavoro per garantire l’indipendenza energetica dalla Russia nell’arco di 24-36 mesi. E allo stesso tempo sta pensando all’energy mix perché prima o poi dovrà pensare anche al phase out del gas. Lo ha detto il ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, in audizione presso le commissioni Bilancio, Industria, Ambiente e Politiche Ue del Senato in merito all'attuazione del Pnrr.

"In questi giorni e settimane sono cambiati molti scenari, quello che sta succedendo non necessita di commenti perché sono certo che condividiamo tutti il senso di orrore per quello che sta succedendo. Ciononostante dobbiamo andare avanti guardando a un futuro un po' più resistente perché alcune debolezze sono emerse in maniera molto forte" dell’Italia “come la scarsa indipendenza energetica – ha detto Cingolani -. Paradossalmente l'impatto sulle nostre bollette non dipende dal prezzo reale della materia prima del gas ma da quanto il mercato abbia fatto salire la sua quotazione. A oggi abbiamo quotazioni circa 10 volte superiori a quelle che sono le reali di estrazione", ha spiegato Cingolani aggiungendo che durante il G7 sull'energia è "emersa la necessità a livello globale di rivedere anche alcune regole del mercato".

“Mentre parlavamo al G7 Energia si ragionava con i colleghi ministri sul fatto che effettivamente noi stiamo comprando ancora gas dalla Russia perché il flusso è addirittura leggermente superiore a poche settimane fa ma a prezzi talmente elevati, per via delle tensioni di mercato, che di fatto circa un miliardo di euro sta entrando ogni giorno nelle casse della Russia", ha precisato il ministro aggiungendo che "servono misure straordinarie per normalizzare il prezzo del gas perché non possiamo chiudere tutto ma nemmeno pagare il gas russo dieci volte il prezzo reale”.

“Stiamo lavorando per renderci indipendenti anche con rigassificatori galleggianti”, ha poi precisato il ministro che ha ribadito di voler reperire “25-30 miliardi di metri cubi di gas in un paio di anni da fonti diverse dalla Russia”. "Qui non c'è nessun tipo di ottimismo - ha precisato -. Siamo già a metà strada”. Tuttavia, ha tenuto a precisare, sul gas "ho letto un po' di stampa che dice che c'è una forma di ottimismo che rasenta l'ingenuità o che dice che i conti sono sbagliati. Qui non c'è nessun tipo di ottimismo, stiamo lavorando con fornitori internazionali e per ora stiamo facendo la somma dei metri cubi che ci dicano possano essere messi a disposizione sull'asse dei tempi, nei prossimi due tre anni e stiamo lavorando sulle strutture di rigassificazione”.

"Lo sforzo è che, se tutto va male, dovremo sostituire 30 miliardi di metri cubi prima possibile, ma è uno scenario che non voglio nemmeno considerare perché ha a che fare con una guerra. Se domani, per qualche motivo, si spegne un rubinetto noi dobbiamo rimpiazzarli il prima possibile e ci stiamo lavorando. Siamo a circa metà di questa quantità", ha ammesso il ministro.

“Speriamo che” tutto questo sforzo “non sia necessario ma vi dico che se le cose dovessero peggiorare si attiverà una politica di risparmio energetico e di accelerazione su tutto. In questo il Pnrr è importante perché stiamo mantenendo l’impegno di decarbonizzazione che abbiamo sottoscritto” perché “un elemento fondamentale è che una forma di indipendenza energetica la si raggiunge con le rinnovabili”, ha detto il ministro ricordando che nel 2022 dovranno essere raggiunte 20 milestone.