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AEROSPAZIONEWS18 Maggio 2026 15:05

Spazio: stop di SpaceX al lancio di minisatelliti con il vettore Falcon 9? Cosa succederebbe in Italia

Spazio: stop di SpaceX al lancio di minisatelliti con il vettore Falcon 9? Cosa succederebbe in Italia

(AGEEI/Aerospazionews) – SpaceX potrebbe sospendere il programma Rideshare per il lancio contemporaneo con il vettore Falcon 9 di diversi minisatelliti e cubesat. L’indiscrezione è stata pubblicata dalla rivista francese Air & Cosmos, precisando che la società di Elon Musk “non ha fornito indicazioni precise sulla sua ripresa”. Secondo quanto scrive l’autorevole testata specializzata, questa decisione farebbe parte del “processo di quotazione in borsa e della transizione dal Falcon 9 a Starship”, mentre la chiusura “avrebbe conseguenze strategiche dirette per il settore spaziale europeo”.

A partire dal gennaio 2021 – segnala AGEEI/Aerospazionews – SpaceX ha effettuato sedici missioni Rideshare, denominate Transporter, portando in orbita bassa circa 1.600 piccoli satelliti, dispenser, capsule di rientro e cubesat. Il successo di questo programma è stato dovuto al gran numero di opportunità di lancio e anche ai prezzi molto contenuti (a partire da 350mila dollari per lanciare un payload di 50 kg in orbita eliosincrona a 500-600 km di altezza). La prossima missione Transporter 17 è prevista per fine giugno.

“Il colosso americano ha deciso di interrompere il suo programma Rideshare a partire dal 2029”, precisa Air & Cosmos, “e, al momento, non sono disponibili voli prenotabili sul sito web dell’azienda”. In effetti, nella pagina del sito di SpaceX dedicata alle prossime missioni ne figurano solo quattro (da Transporter 18 a 21, previste tra ottobre 2026 e ottobre 2027) e, in nessuna di queste, c’è disponibilità di posti per eventuali carichi da lanciare. “SpaceX non ha specificato se sia prevista una ripresa del servizio”, sottolinea la testata francese, “e i clienti sono quindi lasciati nell’incertezza”.

Satelliti della missione Transporter 16

Gli effetti in Italia

L’eventualità di una sospensione del programma Rideshare avrebbe ripercussioni in tutto il mondo. E anche in Italia. Negli ultimi anni, il nostro Paese ha usufruito di missioni Transporter per l’immissione in orbita dei primi minisatelliti della costellazione italiana Iride per l’osservazione della Terra, realizzata nell’ambito di un programma finanziato dal governo italiano e gestito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Al momento, grazie a voli di Falcon 9 sono stati lanciati ben 31 minisatelliti (15 HEO costruiti da Argotec e 16 Eaglet II realizzati da OHB Italia) mentre, entro il 2027, si prevede di lanciarne altri 37 così da completare le 6 costellazioni del programma Iride con un totale di 68 satelliti in orbita.

In Italia sono numerosi, del resto, i progetti per lo sviluppo di minisatelliti e costellazioni in orbita bassa. L’ASI ha avviato il programma Alcor, che prevede venti missioni cubesat che coprono tutti i principali domini applicativi del settore spaziale, come l’osservazione della Terra, le telecomunicazioni, l’in orbit servicing, la space sustainability, l’astrofisica e l’esplorazione dell’universo. Recentemente, è partito lo sviluppo di due progetti del programma Alcor:  Henon (Heliospheric Pioneer for Solar and Interplanetary Threats Defence), un cubesat prodotto da Argotec per la previsione accurata delle tempeste solari, e Future (Fully aUtonomous feaTUre Recognition planetary Explorer), un altro cubesat realizzato da un consorzio guidato da Tyvak International per aumentare l’autonomia di navigazione di un satellite in orbita. Anche il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA) sta studiando lo sviluppo di piccoli satelliti di nuova generazione con propulsione elettrica. Diverse sono poi le università italiane che stanno progettando o costruendo propri cubesat per attività di ricerca scientifica.

Altre aziende italiane – sottolinea AGEEI/Aerospazionews – sono attive nel settore dei piccoli satelliti. Leonardo ha annunciato lo sviluppo di due costellazioni per l’osservazione della Terra: una di 18 satelliti per conto del ministero della Difesa e un’altra proprietaria di 20 satelliti. Thales Alenia Space Italia sta realizzando i minisatelliti Nimbus per la costellazione Iride. D-Orbit fornisce servizi di logistica spaziale con i veicoli ION che, proprio partendo da un Falcon 9, consentono di distribuire diversi cubesat nelle posizioni orbitali previste. Sitael sta realizzando i satelliti Platino per l’ASI e ha anche progettato Empyreum, un nuovo minisatellite per le future costellazioni dotato di un sistema di propulsione elettrica Spark e di connettività inter-satellitare ottica integrata. NPC Spacemind ha invece sviluppato il nuovo deployer SMPOD16 Caspian per garantire efficienza e versatilità nelle operazioni di messa in orbita di cubesat.

L’eventuale sospensione del programma Rideshare di SpaceX potrebbe avere dunque comprensibili ripercussioni sui progetti spaziali italiani. Viceversa, potrebbe però aprire nuove opportunità commerciali. Secondo alcune fonti, tra il 2027 e il 2028 Avio avrebbe infatti proposto sul mercato il lancio di quattro missioni Piggyback del vettore italiano Vega C: con questi voli sarebbe possibile lanciare numerosi piccoli satelliti, ad esempio utilizzando il dispenser SSMS (Small Spacecraft Mission Service), sempre sviluppato da Avio e già testato nel settembre 2020 per il lancio di 7 minisatelliti e 46 cubesat con la missione Vega VV16.

Spagnulo (Limes): “è la politica commerciale di Musk”

“La notizia recente che SpaceX abbia deciso di abbandonare il programma Rideshare, che consentiva di lanciare piccoli carichi a prezzi contenuti, è a mio avviso una conseguenza della politica commerciale di Elon Musk”. Lo ha dichiarato a AGEEI/Aerospazionews l’esperto spaziale Marcello Spagnulo, consigliere scientifico di Limes e membro del Tavolo Tecnico del Comitato Interministeriale per le Politiche Spaziali e Aerospaziali (COMINT). Spagnulo ha lavorato per oltre trent’anni come manager nel settore aerospaziale, in particolare presso l’ASI e l’ESA e anche in aziende come Alenia Spazio (oggi Thales Alenia Space Italia), Finmeccanica (oggi Leonardo) e Arianespace in Francia. “Parallelamente a questa decisione, infatti, bisogna considerare che molti operatori satellitari stanno riscontrando da parte di SpaceX aumenti di prezzo anche per lanciare i satelliti più grandi. Ciò si inserisce, a mio avviso, in un contesto più ampio; da un lato SpaceX ha il monopolio quasi esclusivo dei lanci commerciali, ma anche di quelli governativi degli Stati Uniti che diventeranno sempre più numerosi e quindi si ritaglieranno una fetta molto importante delle attività di lancio”.

Marcello Spagnulo (LIMES)

“Ecco quindi”, prosegue Spagnulo, “che la strategia di aumentare i prezzi su base commerciale e di arrestare il programma Rideshare per carichi piccoli – che, tutto sommato, non portava un gran guadagno a SpaceX – rientra in questa classica logica commerciale. Certo, con il programma Rideshare, SpaceX ha acquistato visibilità e si è resa ‘friendly’, ma allo stesso tempo ha acquistato ulteriore capacità tecnologica per gestire il lancio in orbita di multipli oggetti e adesso non si fa scrupoli di arrestare il programma per esigenze proprie. E’ questo, a mio avviso, il vero aspetto della New Space Economy che, troppo spesso, è stata decantata superficialmente come la democratizzazione dello Spazio mentre, in realtà, era l’opportunità che un’azienda monopolista stava dando”.

“Nel momento in cui cambiano le convenienze economiche”, sottolinea l’esperto, “SpaceX chiude i rubinetti e quindi si capisce che non è una democratizzazione dello Spazio ma è un monopolio. Questa cosa era chiara a chi ragionava con la propria testa e non con gli slogan, ma adesso è evidente a tutti. Non so se questo porterà ad un vantaggio competitivo per i possibili lanciatori concorrenti, perché comunque i costi di realizzazione e gestione di un lancio rideshare non sono proprio esigui e SpaceX poteva permettersi di assorbirli dato il suo tasso di lancio e la sua supply chain praticamente tutta internalizzata; ciò significa”, conclude Spagnulo, “che i concorrenti dovranno attrezzarsi in modo simile, altrimenti i prezzi non copriranno i costi”.

Guerrieri (Impulso Space): “stiamo investendo in altre soluzioni”

“Al momento, non disponiamo di conferme ufficiali in merito alle voci su una possibile interruzione del programma Rideshare di SpaceX dal 2029: negli anni, SpaceX ha dimostrato una grande capacità di evoluzione del proprio business model e seguiamo con attenzione ogni sviluppo”. Lo ha detto a AGEEI/Aerospazionews il manager spaziale Pietro Guerrieri, amministratore delegato di Impulso Space, società italiana creata a Padova e con sede oggi a Melbourne (Florida) che fornisce servizi di supporto ai lanci e vanta oltre 13 missioni di successo (tra cui 14 di minisatelliti e 16 di cubesat) effettuate proprio con voli Ridesharing del vettore Falcon 9.

Pietro Guerrieri (Impulso Space)

“E’ indubbio che un’eventuale uscita di un player così dominante creerebbe una sfida significativa per il settore NewSpace”, prosegue Guerrieri, “specialmente per l’ecosistema italiano che è tra i più dinamici in Europa nel segmento dei piccoli satelliti. Tuttavia, come Impulso Space, consideriamo questo scenario non solo come un rischio da mitigare, ma come un’opportunità per accelerare l’autonomia del settore. Proprio in quest’ottica, stiamo già investendo in soluzioni alternative e complementari ai servizi di lancio attuali. Il nostro obiettivo è garantire la continuità del servizio rideshare e la massima flessibilità operativa per i nostri partner, in Italia e a livello internazionale”, conclude Guerrieri, “assicurando che l’accesso allo spazio rimanga costante e competitivo indipendentemente dalle strategie dei singoli lanciatori”.

www.spacex.com

www.asi.it

www.impulso.space

www.ageei.eu