Spazio: domani svelata prima immagine satelliti Iride. Borgogno (AIT): “necessari esperti per processamento dati”
Arrivano i primi dati di “Iride”, la costellazione di minisatelliti con sensori ottici e radar che sarà dispiegata in orbita entro il giugno 2026. Nato da un’iniziativa del governo italiano, utilizzando fondi del PNRR, questo programma è coordinato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Domani, presso il centro Esrin dell’ESA a Frascati (Roma), sarà svelata ufficialmente la prima immagine della superficie terrestre scattata dal satellite “Pathfinder Hawk”, precursore di una delle sei sotto-costellazioni di minisatelliti di “Iride” in orbita bassa, costruito dalla società italiana Argotec e lanciato nel gennaio scorso con un vettore “Falcon 9” di SpaceX. Un evento molto atteso, che vedrà anche la presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del presidente dell’ASI, Teodoro Valente, e del direttore dei Programmi di Osservazione della Terra dell’ESA e capo di Esrin, Simonetta Cheli. Parallelamente, l’ASI ha organizzato per mercoledì 16 aprile a Roma una giornata informativa su “Iride” per spiegare a istituzioni e aziende come prepararsi ad utilizzare i dati che saranno raccolti. “Il vero grande collo di bottiglia oggi è quello legato alla disponibilità di professionalità adeguate in grado di gestire il flusso di processamento dei dati di Iride in modo critico e cosciente”, spiega nell’intervista a AGEEI/Aerospazionews il prof. Enrico Corrado Borgogno Mondino, professore ordinario di Geomatica all’Università di Torino e presidente dell’Associazione Italiana di Telerilevamento (AIT) e della Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali (ASITA).
Il programma Iride sta entrando nella fase operativa. Come prevede che cambierà il settore del telerilevamento satellitare in Italia?
“Il sistema multi-costellazione Iride costituirà certamente un unicum nel contesto dell’osservazione della Terra. Rispetto al panorama attuale, la componente più entusiasmante sarà quella connessa alla disponibilità di un’elevata risoluzione temporale, che si spera giornaliera. La svolta attesa, credo, riguarderà soprattutto il mondo del lavoro, che vedrà incrementare la domanda di personale specializzato nel processamento e nell’interpretazione di tali dati. Il settore industriale dell’aerospazio è prevedibile che farà da traino a esperienze industriali terrestri soprattutto connesse alla predisposizione e gestione di reti sensoristiche necessarie a supportare le deduzioni remote. Grande impulso riceverà anche il settore informatico (non solo nella componente dell’intelligenza artificiale), purchè supportato adeguatamente da competenze verticali di esperti di informazione geografica e di osservazione della Terra. La Pubblica Amministrazione prioritariamente, anche se non sola, è prevedibile dovrà acquisire nuove competenze per poter capitalizzare le informazioni di Iride. E, a margine, la politica dovrà muoversi non solo per stimolare l’introduzione di questa tecnologia nei suoi procedimenti amministrativi, ma anche per garantirne l’affidabilità prima, e l’ufficialità poi, individuando per legge soggetti titolati a tale ruolo. Credo che in questo le associazioni scientifiche di settore, oltre che soggetti storicamente dediti alla produzione e gestione dell’informazione geografica (come l’Istituto Geografico Militare), possano riscoprire nuovi e più incisivi ruoli nella società civile”.
I satelliti di Iride faranno crescere in maniera esponenziale la disponibilità di dati di osservazione della Terra. L’Italia ha strutture e tecnici sufficienti per l’elaborazione di questa gigantesca mole di dati?
“Rispetto al tema della sostenibilità del sistema di processamento dei dati, è necessario sottolineare che la loro mole attesa sarà certamente ingente. Tuttavia non è ancora possibile quantificarne in via definitiva la dimensione. Sono infatti ancora da definire gli ambiti territoriali per i quali è previsto il monitoraggio (Italia? Mediterraneo? globo?), la risoluzione temporale e le politiche di ottimizzazione dei dati nativi che saranno messi in campo, il tipo di informazione che si vuole produrre e che, si suppone, verrà esposta sotto forma di ‘servizi’. Al netto di queste incertezze, credo che lo sforzo computazionale richiesto, associato all’estrazione di informazione, sarà notevole, ma sostenibile, soprattutto laddove si lavorasse su strategie di elaborazione spazialmente distribuite e focalizzate (più centri di calcolo a livello nazionale specializzati rispettivamente nelle tecnologie radar, multi-spettrale e iper-spettrale), sull’ottimizzazione e sulla parallelizzazione dei processi. Il vero grande collo di bottiglia, oggi, è quello legato alla disponibilità di professionalità adeguate in grado di gestire il flusso di processamento dei dati in modo critico e cosciente. Grandi sforzi devono essere fatti in tal senso incidendo sui percorsi di formazione accademica e post accademica che superino la logica delle sole conoscenze informatiche e che, invece, approfondiscano quelle geomatiche (conoscenza del dato geografico e dei metodi di elaborazione). Alcune esperienze nazionali già si sono mosse in tal senso, come l’attivazione, sotto la spinta dei finanziamenti PNRR, del Dottorato Nazionale in Osservazione della Terra e del programma di formazione Iride per la Pubblica Amministrazione, le Schools della Copernicus Academy e altre iniziative locali di vari atenei. Aggiungerei inoltre che, nella narrazione che si dà attualmente di Iride, si pone grande attenzione alla produzione ed esposizione di servizi a carattere territoriale, ma si trascurano le questioni, tutt’altro che secondarie, legate all’ufficialità dei dati, al loro valore probatorio e legale e, in definitiva alla loro affidabilità operativa. Questa risulta strettamente connessa a processi di calibrazione e validazione continuativi basati sull’integrazione dei dati remoti con strutturate reti di sensori a terra in grado, anche attraverso l’Internet of Things e l’intelligenza artificiale, di supportare l’estrazione informativa. E’ attorno alla capacità di capitalizzare costruttivamente queste debolezze che da un lato si giocherà il successo di Iride, dall’altro si apriranno insperate possibilità di lavoro connesse a ruoli che vanno ben oltre quello del processamento dei dati remoti diretti, e che coinvolgeranno un indotto connesso alla strutturazione e gestione della sensoristica a terra”.
Guardiamo al dopo-Iride: la community del telerilevamento satellitare in Italia quali indicazioni può dare per il futuro?
“Credo che la sfida più stringente oggi riguardi paradossalmente, non tanto la disponibilità di nuovi dati, quanto piuttosto il controllo dell’informazione in termini di affidabilità, ufficialità e puntualità del suo rilascio ai soggetti operativi che li devono trasformare in decisioni. Tale sfida è da giocarsi su più tavoli: 1) quello istituzionale/legislativo, che deve individuare per legge soggetti validatori e certificatori in grado di assicurare un flusso costante di informazioni continuativamente calibrate e validate; 2) quello della formazione di personale specializzato nel processamento e interpretazione cosciente del dato geografico digitale, ed in particolare a quello di Osservazione della Terra. L’attivazione di percorsi di laurea magistrale focalizzati e l’irrobustimento del Dottorato Nazionale in Osservazione della Terra sono strade da percorrere, possibilmente avvalendosi anche delle competenze esprimibili da soggetti industriali dell’aerospazio e istituzionali; 3) quello della messa a terra di un sistema integrato che consenta un costante dialogo tra reti di sensori a terra con i dati remoti a supporto dei processi di calibrazione e validazione. E’ giocoforza che per convenienza commerciale, più che per reale necessità del settore, l’intelligenza artificiale costituirà un asse portante del processo, di fatto imponendo un percorso di irrobustimento e di innovazione metodologica anche delle procedure di calibrazione e validazione dei risultati. La scelta di adottare l’intelligenza artificiale dipenderà dalle esigenze espresse dagli utenti finali circa il livello di interpretabilità richiesto per le procedure Iride utilizzate. Resta infine da sottolineare, come desiderabile, la programmazione di missioni in grado di acquisire dati termici ad alta risoluzione geometrica e temporale in grado di supportare efficacemente la gestione urbana e quella agronomica in riferimento, rispettivamente, ai temi delle isole di calore urbane connesse alla salute/benessere del cittadino e per le stime evapotraspirative connesse alla gestione dei fabbisogni irrigui delle colture. Un dato termico ad alta risoluzione acquisito con cadenza giornaliera abiliterebbe inoltre i controlli PAC relativi ai rilasci e stoccaggi di liquami da zootecnia.
Un’ultima sfida, atta a garantire un efficace trasferimento tecnologico, sarà la proposizione di servizi ‘facili’ che dunque richiederà un grandissimo sforzo di semplificazione dell’informazione, imponendo, ancora una volta, un rinforzo delle procedure di controllo atte a certificarne l’affidabilità operativa”.


