Spazio: 40 anni di telerilevamento in Italia. Borgogno (AIT): “ecco rischi e sfide dell’osservazione della Terra”
(AGEEI/Aerospazionews) – Insufficiente numero di professionisti nel settore dell’osservazione della Terra, rischio di ridondanza e incoerenza per la grande quantità di dati satellitari oggi disponibili, necessità di servizi di remote sensing più facili per l’utenza e di nuovi strumenti legislativi per chiarire come operare nell’ambito di applicazioni dual use civili-militari. Sono questi alcuni dei rischi e delle sfide che si prepara ad affrontare il settore dell’osservazione della Terra in Italia. AGEEI/Aerospazionews ne ha parlato con Enrico Corrado Borgogno Mondino, professore ordinario di Geomatica all’Università di Torino e presidente dell’Associazione Italiana di Telerilevamento (AIT) e della Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali (ASITA), in occasione dell’evento “40 anni di telerilevamento”, in corso oggi e domani a Bologna per il 40° anniversario dell’AIT.
Qual è oggi il livello di applicazione operativa e commerciale dei dati satellitari di osservazione della Terra?
“Di telerilevamento per usi civili se ne parla fin dai primi anni ’70 del secolo scorso. Per gran parte della sua storia, le applicazioni hanno avuto un respiro istituzionale (spesso strategico per le economie nazionali e per le politiche economiche delle nazioni) e di ricerca, mobilitando prevalentemente utilizzatori di alto livello (ricercatori o tecnici specialisti). Il grande cambio di passo, non solo in Italia, è avvenuto negli ultimi 15 anni in conseguenza di vari fattori: la mutata policy di distribuzione dei dati da parte delle agenzie spaziali (NASA e Agenzia Spaziale Europea in primis), che hanno cominciato a rilasciare gratuitamente, efficientemente e con continuità dati e prodotti pronti all’uso; l’aumentata frequenza temporale delle acquisizioni accoppiata ad elevate risoluzioni geometriche, che ha permesso di sbloccare soprattutto le applicazioni in agricoltura e rafforzare il tema del monitoraggio ambientale; l’iperbolico sviluppo della capacità computazionali che oggi stanno esplodendo nell’intelligenza artificiale; e l’introduzione sul mercato dei SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) o droni dotati di sensori multispettrali e termici a basso costo, che hanno avvicinato questa tecnica ad una utenza meno qualificata, ma estremamente ricettiva”.
E in Italia?
“L’Italia sta puntando molto sull’aerospazio e, almeno istituzionalmente, il tema trainante sembra essere quello del rischio idrogeologico e della difesa del territorio: ne sono testimoni il rapporto tra la costellazione satellitare Iride e ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e il progetto PNRR per la realizzazione di una copertura LiDAR completa e uniforme e di un nuovo database gravimetrico per l’intero territorio nazionale. Altre applicazioni, ormai consolidate, sono quelle in agricoltura, nella pianificazione forestale, nell’ambito della stima degli stock di carbonio, della glaciologia e della caratterizzazione urbana (soprattutto per le isole di calore) ai fini della pianificazione. Non sono rare oggi in Italia iniziative imprenditoriali legate all’utilizzo di dati di osservazione della Terra, né lo sono progetti di trasferimento tecnologico in cui aziende e organismi di ricerca collaborano. Se esiste un fattore limitante, oggi, è quello legato alla disponibilità di professionalità adeguate in grado di gestire il flusso di processamento dei dati in modo critico e cosciente. Grandi sforzi devono essere fatti in tal senso, incidendo sui percorsi di formazione accademica e post-accademica che superino la logica delle sole conoscenze informatiche e che, invece, approfondiscano quelle geomatiche (conoscenza del dato geografico e dei metodi di elaborazione)”.
Quali sono le prossime sfide del telerilevamento satellitare, sia sul fronte delle tecnologie che delle applicazioni?
“La sfida più attuale è strettamente legata alla crescente disponibilità di dati di osservazione della Terra che, per la prima volta, ha raggiunto una dimensione tale, per numerosità e varietà, da determinare ridondanza. Questa si manifesta sotto forma di fornitura all’utenza dello stesso dato/prodotto/servizio da parte di soggetti diversi (istituzionali e commerciali) permettendo, se considerata attraverso una valutazione comparativa, il riconoscimento di evidenti incoerenze/incongruenze tra lo stesso prodotto proveniente da fonti diverse. La sfida più grande quindi, è oggi quella del controllo dell’informazione in termini di significato, affidabilità e coerenza inter-dati, caratteristiche che stanno alla base di un reale trasferimento tecnologico. Indirettamente, ma conseguentemente, a corollario si colloca l’ulteriore sfida del riconoscimento di quella ufficialità dei dati/prodotti/servizi che sta alla base di una accettazione senza se e senza ma (anche in sede legale) delle deduzioni operative che potrebbero derivarne. Una seconda sfida è certamente quella legata al ruolo che l’Intelligenza artificiale avrà sia nel pre-processamento dei dati che nella fase della loro interpretazione operativa. E’ dunque da pensare un percorso di irrobustimento e di innovazione metodologica anche delle procedure di calibrazione e validazione dei risultati. Una terza sfida sarà quella della sostenibilità dei processi di elaborazione dati, che dovrebbe essere raggiunta introducendo criteri utili ad acquisire ed elaborare solo quei dati che trovino riscontro in una reale esigenza dell’utenza, abbandonando l’attuale prassi di processare ‘tutto’ e costruire archivi ‘globali’ sottoutilizzati. Questo è un capitolo tutto da scrivere. Un’ulteriore sfida sarà quella della strutturazione di servizi ‘facili’ e ‘famigliari’ all’utenza necessari per garantire un efficace trasferimento tecnologico. Un’ultima sfida sarà quella di poter declinare adeguatamente il concetto di ‘uso duale’ (cioè militare e civile) di questa tecnologia. Nella narrazione pubblica, in conseguenza anche nelle direttive europee, necessariamente da recepire dall’Italia, il tema della dualità sta entrando prepotentemente e tutti gli organi di ricerca (Università e Enti) sono oggi chiamati ad una esplicitazione formale circa le finalità, attuali e potenziali, dei loro progetti. Tale istanza è evidentemente pesantissima per coloro che lavorano nell’ambito dell’osservazione della Terra. Una sfida, più politica che scientifica, sarà quella di predisporre strumenti legislativi e regolamenti (da concertare anche insieme alle aziende) che possano chiarire se e come, chi si occupa di osservazione della Terra, possa collocarsi legittimamente rispetto al tema della dualità”.
Dopo quaranta anni, qual è il ruolo di AIT in questo settore?
“L’Associazione Italiana di Telerilevamento oggi compie 40 anni. Era il 1986 quando si decise che i tempi erano maturi per definire il telerilevamento una disciplina autonoma e riconoscerle quell’autonomia che meritava rispetto alle discipline più consolidate dell’allora Topografia e Cartografia (oggi Geomatica). Si partiva, almeno per usi civili, da circa 15 anni prima, e cioè dal 1972, anno in cui il satellite della NASA Landsat 1 veniva lanciato. Figlio di quella prima avventura, nel 1984, veniva lanciato Landsat 5 che inaugurava, de facto, l’epoca del telerilevamento ottico passivo di tipo moderno, acquisendo per la prima volta bande che esploravano la regione del medio infrarosso. L’avventura dei sensori radar era partita nel 1978 con il satellite NASA Seasat, ma solo nei primi anni ’90, con le missioni ERS dell’Agenzia Spaziale Europea, tale tecnologia cominciò a proporsi come vera alternativa/integrazione a quella dei sensori ottici aprendo a nuove interessanti applicazioni. AIT oggi è una comunità che ospita su base volontaria soci che, a vario titolo, si occupano di osservazione della Terra nelle sue molteplici manifestazioni. Diversamente da molte altre associazioni scientifiche, per sua genesi, AIT è una associazione che potremmo definire ‘laica’ rispetto al tema dei settori concorsuali in cui vengono incasellati i ricercatori universitari, non evidenziando alcuna significativa corrispondenza con alcuno di essi. Al contrario esprime tratti ‘ecumenici’, o multidisciplinari, ospitando al suo interno non solo ricercatori provenienti da settori diversi (ingegneri, forestali, agronomi, geologi, glaciologi, ecc.), ma una significativa rappresentanza di alcune realtà imprenditoriali e istituzionali nazionali che garantiscono un dialogo costruttivo ed una continua contaminazione tra bisogni, soluzioni e strumenti. A dimostrazione dell’efficacia di queste interazioni, segnalo che AIT è uno dei soci fondatore del Distretto Aerospaziale di Sicilia dal gennaio 2026 ed è firmataria di un Memorandum of Understanding con EARSC (European Association of Remote Sensing Companies). AIT crede fortemente nel ruolo che il comparto industriale e imprenditoriale copre nel panorama aerospaziale e, specificatamente, del telerilevamento per i servizi downstream. AIT, anche nel perimetro della Confederazione delle Associazioni Scientifiche per l’Informazione Territoriale e Ambientale (ASITA), di cui è parte, crede che le associazioni scientifiche possano costituire un nucleo aggregante di conoscenze utile a indirizzare le nuove sfide che riguardano l’utilizzo del dato geografico in generale, e di quello di osservazione della Terra in particolare; in definitiva, un laboratorio, a cui le Istituzioni possono guardare come strumento di supporto alle loro decisioni, traendone conoscenza e deponendone domande operative. A mio avviso, è soprattutto in due ambiti che le associazioni potrebbero essere mobilitate: quello della validazione/calibrazione e collaudo di dati e processi e anche quello della progettazione di una adeguata rete di formazione delle professionalità, istanza peraltro bene esplicitata da importanti progetti nazionali, quali l’istituzione del (ex) Dottorato Nazionale in Osservazione della Terra e il progetto PNRR ESA-ESRIN-GMATICS-IRIDELab – IRIDE Project – Earth observation training for local Public Administrator”.
