Sostenibilità9 Dicembre 2022 11:30

Rifiuti, Mase continuerà interlocuzioni con enti preposti a rilascio autorizzazioni, per rispettare obiettivi europei e ridurre il ricorso alle discariche

“Qualsiasi nuovo impianto sarà soggetto a procedure autorizzative, il cui compito è proprio quello di assicurare il rispetto delle normative rilevanti che riguardano quella tipologia di impianto. D'altronde, la regione Toscana riferisce che gli impianti oggetto delle manifestazioni di interesse, collocati nel libero mercato, dovranno essere oggetto di apposita istanza, da parte dei proponenti, di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale, nell'ambito delle quali saranno valutati tutti gli impatti di carattere ambientale, paesaggistico e sulla salute umana, nonché la fattibilità dell'opera. Pertanto, sarà cura di questo Ministero continuare le opportune interlocuzioni con gli enti preposti all'eventuale rilascio delle autorizzazioni, nonché a quelli preposti ai controlli di detti impianti, tenendo presenti gli obiettivi europei di decarbonizzazione e di promozione dell'economia circolare, al fine di ridurre gradualmente il ricorso alle discariche”. Lo ha detto il sottosegretario per l’energia e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, rispondendo in aula alla Camera a un’interpellanza urgente sulla sicurezza degli impianti di recupero/riciclo di rifiuti urbani. “Come descritto nell'interpellanza, la regione Toscana, nel novembre 2021, ha bandito un avviso pubblico esplorativo per la manifestazione di interesse alla realizzazione di impianti di recupero e riciclo di rifiuti urbani e di rifiuti derivati dal trattamento degli urbani. La regione Toscana ha riferito che, parallelamente all'avviso pubblico esplorativo di cui sopra, ha dato avvio al procedimento di elaborazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati - Piano regionale dell'economia circolare – ha sottolineato il sottosegretario -. Il citato avviso, finalizzato a raccogliere le manifestazioni di interesse alla realizzazione di impianti di recupero e riciclo di rifiuti urbani, così come esplicitato nello stesso - cito testualmente quanto riportato nel testo - “(...) non comporta l'instaurazione di posizioni giuridiche od obblighi negoziali, né costituisce alcun vincolo per la regione Toscana e/o le Autorità d'ambito territoriali ottimali”, ma ha l'unico scopo di rafforzare il quadro conoscitivo del predetto Piano regionale dell'economia circolare e costituisce un elemento di arricchimento sul piano delle conoscenze a disposizione della regione Toscana”.

“Del resto, secondo quanto rappresentato da ISPRA, al momento risulta che sono ancora in una fase di valutazione le possibili proposte progettuali, senza evidenza di percorsi autorizzativi avviati – ha proseguito barbaro -. La regione Toscana informa, altresì, che, nell'ambito del Piano regionale dell'economia circolare, è chiamata ad assicurare la chiusura del ciclo di trattamento dei rifiuti urbani prodotti annualmente in Toscana, oltre che per quanto riguarda lo smaltimento, sottoposto a regime di privativa, anche per le attività di recupero e riciclo, che sono rimesse al libero mercato. Pertanto, a seguito della pubblicazione dell'avviso oggetto dell'interpellanza, sono pervenute 41 manifestazioni, di cui 39 coerenti con il contenuto dell'avviso stesso; tra queste ultime, anche gli impianti citati nell'interpellanza”.

La tematica del riciclaggio chimico “è, allo stato attuale, al centro dell'attenzione nell'ambito delle attività di revisione della normativa a livello di Unione europea, in quanto tale tipologia di trattamento potrebbe implementare il recupero dei rifiuti nell'ottica del raggiungimento degli obiettivi previsti dalla direttiva quadro e dalle disposizioni relative a specifici flussi (si vedano, ad esempio, gli imballaggi – ha spiegato il sottosegretario -. Atteso il dibattito in corso in sede di Unione europea, riguardo al tipo di recupero che si intende attuare con i processi chimici, questi possono essere essenzialmente visti come quei processi attraverso cui i rifiuti, ad esempio quelli plastici, sono scomposti in monomeri o in altri elementi chimici di base, che possono, quindi, sostituire le materie prime che si sarebbero dovute altrimenti utilizzare per specifiche applicazioni. Il processo di tipo chimico potrà avere, pertanto, differenti finalità, anche in funzione del rifiuto in ingresso, essendo, in alcuni casi, orientato all'ottenimento di nuova materia prima, da destinare alla produzione di nuovi prodotti, o, in altri casi, alla produzione di combustibili per utilizzi in ambito energetico. Tale distinzione è, ovviamente, rilevante nell'ottica del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio, fissati a livello di Unione europea”.

“Il ruolo che possono svolgere questi processi nell'ambito del trattamento dei rifiuti, è evidenziato sia dal Programma nazionale di gestione dei rifiuti (PNGR) e sia dai bandi predisposti in materia di economia circolare nell'ambito del Programma nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), soprattutto ai fini della gestione della plastica – ha detto Barbaro -. Il PNGR, ad esempio, riporta, tra le azioni da mettere in atto, lo sviluppo e la realizzazione di impianti con nuove tecnologie di riciclaggio delle frazioni di scarto. Inoltre, nell'ambito del PNRR sono fissati i seguenti target, per il raggiungimento dei quali è previsto, per la gestione dei rifiuti in plastica, anche il ricorso al riciclaggio di tipo chimico: riciclo del 55 per cento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); riciclo dell'85 per cento nell'industria della carta e del cartone; riciclo del 65 per cento dei rifiuti plastici (attraverso riciclaggio meccanico, chimico, “Plastic Hubs”); 100 per cento di recupero nel settore tessile, tramite “Textile Hubs”. In particolare, il Ministero dell'Ambiente, con il decreto ministeriale n. 397 del 28 settembre 2021, ha stanziato risorse finanziarie per la realizzazione dei progetti “faro” di economia circolare, che promuovono l'utilizzo di tecnologie e processi ad alto contenuto innovativo nei settori produttivi, individuati nel Piano d'azione europeo sull'economia circolare, quali elettronica e ICT, carta e cartone, plastiche e tessili”.

Infine, ha concluso Barbaro “si rappresenta che lo stesso è riconducibile alla società Alia Servizi Ambientali, e riguarda possibili stabilimenti che rientrano nei procedimenti di competenza regionale, per la parte autorizzativa. Da una interrogazione dell'inventario ISPRA degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, alla data attuale, la società citata, Alia Servizi Ambientali, non risulta avere stabilimenti né in Toscana, né sul resto del territorio nazionale”.