Roma - L’Agenzia taglia anche le stime sulla produzione di greggio della Russia a causa degli attacchi ucraini con i droni. Mosca corre ai ripari e introduce il divieto di esportazione del gasolio per contrastare la carenza interna di carburante.
Una nuova ondata di ostilità tra Stati Uniti e Iran rischia di far saltare le recenti proiezioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), che per il 2027 preannunciavano un cospicuo surplus nel mercato petrolifero globale. Nonostante l’offerta planetaria abbia registrato un deciso incremento nel mese di giugno grazie alla temporanea riapertura dello Stretto di Hormuz, i volumi estrattivi complessivi rimangono ancora significativamente al di sotto dei livelli registrati prima del conflitto. A complicare lo scenario energetico si aggiunge il contestuale taglio delle stime sulla produzione della Russia, colpita duramente dai raid ucraini contro le proprie infrastrutture energetiche.
La fotografia dettagliata di questa precarietà emerge direttamente dai rapporti mensili sul mercato pubblicati da Reuters, elaborati sulla base dei dati analitici forniti dall’Aie – l’organismo con sede a Parigi che offre consulenza strategica alle nazioni industrializzate – e dalle rilevazioni sulle rotte commerciali marittime.
HORMUZ E LA VOLATILITÀ NELL’ASSE TRA WASHINGTON E TEHERAN
I mercati petroliferi globali avevano sperimentato una parziale boccata d’ossigeno nel corso del mese scorso. A dare tregua alle catene di approvvigionamento era stato un accordo di pace transitorio siglato tra Stati Uniti e Iran, la cui intesa aveva facilitato il ripristino dei transiti nello Stretto di Hormuz. La precedente chiusura di fatto di questo snodo marittimo vitale aveva congelato il flusso di greggio fino a 14 milioni di barili al giorno nei momenti più acuti, configurando quella che gli analisti hanno archiviato come la più imponente crisi di offerta petrolifera della storia contemporanea. Nel panorama geopolitico di questa transizione, le immagini delle pompe estrattive che continuano a lavorare sotto i cieli del giacimento di Airankol, gestito da Caspiy Neft nella regione kazaka di Atyrau, restituiscono l’istantanea di un settore che tenta di mantenere la regolarità operativa pur all’interno di un quadro internazionale profondamente instabile.
I dati ufficiali dell’Aie indicano che l’offerta globale di petrolio è aumentata di 4,1 milioni di barili al giorno a giugno, ma il dato complessivo accusa ancora un deficit di 9,4 milioni di barili giornalieri rispetto ai parametri prebellici. Per il prossimo anno, l’agenzia stima un incremento dell’offerta pari a 7,5 milioni di barili al giorno, destinato a compensare una contrazione di 3,7 milioni di barili al giorno che si registrerà alla fine di quest’anno. Questo intero castello previsionale poggia però sulla fragile premessa di un costante miglioramento delle condizioni di navigazione a Hormuz. Un presupposto che gli eventi più recenti hanno già iniziato a incrinare “Un’escalation delle ostilità il 7 e l’8 luglio, tuttavia, offusca le prospettive e potrebbe ribaltare le previsioni che vedono il mercato passare a un surplus il prossimo anno”
Secondo quanto messo nero su bianco dall’istituto di Parigi all’interno del proprio dossier, il ritorno a un accordo di pace che sia solido e duraturo rimane un fattore “indispensabile” affinché le dinamiche di mercato possano finalmente imboccare la via della normalizzazione.
I NUMERI DEL SURPLUS E I TREND DEI CONSUMI GLOBALI
Se lo scenario diplomatico dovesse tenere, le proiezioni formulate dall’Aie per il 2027 indicano che l’offerta mondiale supererà la domanda di ben 4,62 milioni di barili al giorno. Un’inversione di rotta netta rispetto al deficit di 860.000 barili giornalieri che caratterizzerà il bilancio di quest’anno. Tale transizione verso l’eccedenza è subordinata alla capacità dei paesi produttori di riavviare i giacimenti e alla regolare ripresa delle spedizioni di prodotti raffinati da parte delle aziende petrolifere.
Sul fronte opposto, l’andamento dei consumi riflette una traiettoria speculare. La domanda globale di petrolio è destinata a contrarsi di 1 milione di barili al giorno nell’anno in corso, per poi rimbalzare con un incremento di 2027 milioni di barili al giorno proprio nel 2027. Guardando alle dinamiche di breve termine, gli analisti prevedono che il picco estivo legato ai consumi stagionali di carburante imprimerà un’accelerazione alla domanda, quantificabile in circa 8 milioni di barili giornalieri in più rispetto al punto di minimo toccato nel mese di maggio, quando la crisi di approvvigionamento aveva raggiunto la sua massima intensità.
GLI ATTACCHI UCRAINI COSTRINGONO L’AIE A TAGLIARE L’OFFERTA RUSSA
Spostando il focus sul quadrante dell’Europa orientale, l’Aie è stata costretta a rivedere significativamente al ribasso le proprie stime sulla capacità produttiva della Russia. Alla radice del ridimensionamento ci sono i continui attacchi condotti dall’Ucraina tramite l’utilizzo intensivo di droni d’assalto contro le infrastrutture energetiche di Mosca, un’offensiva strategica mirata a logorare l’apparato logistico e militare del Cremlino direttamente sul suo territorio, come testimoniano storicamente gli impianti attivi nei pressi di Almetyevsk, nella Repubblica del Tatarstan.
All’interno del bollettino mensile, l’agenzia parigina ha esplicitato chiaramente il nesso di causa ed effetto: “I continui scioperi contro raffinerie, impianti di stoccaggio e infrastrutture di trasporto sono alla base di prospettive di produzione più deboli e, di conseguenza, abbiamo ridotto le nostre previsioni di offerta russa per quest’anno e il prossimo, rispettivamente di 85.000 barili al giorno e 150.000 barili al giorno, portandole a una media di 8,8 milioni di barili al giorno nel periodo di previsione.”
La Russia, che mantiene saldamente lo status di terzo produttore di petrolio su scala planetaria, dovrebbe attestarsi su una produzione di 8,9 milioni di barili al giorno quest’anno e di 8,8 milioni di barili nel 2027. Si tratta di un arretramento marcato se confrontato con i 9,2 milioni di barili giornalieri estratti nel corso del 2025, amplificato dalle ultime revisioni al ribasso che hanno limato le stime precedenti di 85.000 barili per l’anno in corso e di 150.000 barili per il venturo.
BOOM DI EXPORT DI GREZZO E IL BLOCCO SUL GASOLIO A MOSCA
Nel mese di giugno, la produzione russa di greggio ha mostrato un incremento di 120.000 barili al giorno rispetto al mese di maggio, posizionandosi a quota 8,86 milioni di barili giornalieri. Nonostante questo incremento, la performance di Mosca è rimasta inferiore di ben 900.000 barili al giorno rispetto ai target produttivi concordati in seno all’alleanza dei paesi produttori dell’Opec+.
I danni strutturali inferti alle raffinerie dai droni ucraini hanno innescato un effetto collaterale immediato: non potendo lavorare il prodotto internamente, la Russia ha dirottato il greggio non raffinato verso i mercati esteri. Le spedizioni di petrolio greggio dai terminal occidentali russi hanno registrato un record storico nel mese di giugno e i flussi dovrebbero confermarsi su questi livelli eccezionali anche per tutto il mese di luglio. Le rilevazioni di settore indicano che l’export combinato dai porti baltici di Primorsk e Ust-Luga, insieme allo scalo sul Mar Nero di Novorossiysk, ha sfiorato la soglia dei 3 milioni di barili giornalieri a giugno.
In termini aggregati, l’Aie ha calcolato che le esportazioni totali di petrolio della Russia a giugno sono salite a 5,8 milioni di barili al giorno, con un balzo di 620.000 barili rispetto a maggio. Al contrario, l’export di prodotti raffinati ha subito una contrazione di 230.000 barili giornalieri rispetto al mese precedente, scendendo a quota 1,91 milioni. Questo sbilanciamento ha spinto il governo russo a varare misure drastiche proprio in questa settimana, introducendo un divieto assoluto sull’esportazione di gasolio. Il provvedimento si somma alle restrizioni già operative sulle vendite oltreconfine di benzina e carburante per l’aviazione, un passo giudicato indispensabile dalle autorità di Mosca per scongiurare una pesante carenza di combustibile sui mercati di distribuzione interni.