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Energia25 Giugno 2026 10:26

Petrolio, ultimatum dell’Iraq all’Opec: o aumenta la quota di produzione o valuteremo ogni opzione

Roma - Il governo di Baghdad, stretto tra la crisi finanziaria e il conflitto in Iran, ha soppesato l’addio al cartello dei produttori. Una mossa che seguirebbe la recente uscita degli Emirati Arabi Uniti.

L’Iraq si trova a un bivio strategico che potrebbe scuotere i mercati energetici globali: il governo di Baghdad ha infatti avvertito che sarà costretto a valutare ogni opzione possibile, inclusa l’uscita dall’Opec, qualora la propria quota di produzione petrolifera non venisse rivista al rialzo in tempi brevi. La notizia, che trapela in un momento di estrema tensione geopolitica, è stata diffusa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che cita come fonti dirette un alto funzionario del Ministero del Petrolio iracheno e altri informatori indipendenti vicini al dossier.

Baghdad preme per un incremento significativo della propria capacità di export per far fronte a una crisi finanziaria definita “critica”, pesantemente aggravata dal protrarsi della guerra in Iran. Sebbene l’orientamento attuale del Paese sia quello di rimanere all’interno dell’organizzazione cercando un negoziato interno, l’ipotesi di un addio non è più un tabù.

UN ULTIMATUM DETTATO DALLA NECESSITÀ FINANZIARIA

La posizione di forza assunta dalle autorità irachene questo giovedì mattina riflette una sofferenza economica che non può più essere ignorata. Secondo quanto riferito dalla fonte ministeriale a Reuters, l’aumento della quota produttiva è considerato “un obbligo che deve essere trattato con la massima serietà”. L’economia dell’Iraq è strutturalmente dipendente dai proventi del greggio e l’attuale sforzo bellico e finanziario legato alle tensioni con il vicino Iran ha ridotto drasticamente i margini di manovra del governo.

In questo scenario, i vincoli imposti dai tagli alla produzione decisi dal cartello Opec+ per sostenere i prezzi globali sono percepiti da Baghdad come un ostacolo insormontabile alla stabilità interna. “L’Iraq sarà costretto a prendere in considerazione tutte le opzioni disponibili se la sua quota Opec non verrà aumentata in modo significativo”, ha ribadito con fermezza il funzionario.

L’IPOTESI DI UN ADDIO STORICO AL CARTELLO

Il solo fatto che i vertici iracheni abbiano soppesato l’uscita dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio rappresenta un segnale d’allarme per la coesione del gruppo. L’Iraq non è un membro qualunque, ma uno dei cinque soci fondatori; fu proprio nella capitale Baghdad, nel 1960, che il cartello prese vita.

Un eventuale abbandono costituirebbe un colpo durissimo alla credibilità e al peso negoziale dell’Opec, giungendo peraltro pochi mesi dopo l’uscita degli Emirati Arabi Uniti, che ha già incrinato i rapporti di forza tra i principali produttori mediorientali. Fonti separate hanno confermato che, nonostante le discussioni interne sull’addio, il piano d’azione immediato prevede ancora il tentativo di una mediazione per ottenere condizioni più favorevoli senza rompere i legami storici, ma la soglia di tolleranza del Paese sembra essere vicina al limite.

IL PESO GEOPOLITICO E IL RUOLO DI OPEC+

Al momento, i vertici dell’Opec non hanno rilasciato commenti ufficiali in risposta alle dichiarazioni giunte da Baghdad. La situazione rimane fluida e monitorata con attenzione da tutti i partner di Opec+, l’alleanza allargata che comprende i membri storici dell’organizzazione e altri grandi produttori mondiali, tra cui spicca la Russia.

Il coordinamento tra questi attori è stato finora fondamentale per gestire l’offerta globale di greggio, ma le spinte nazionali, come quella irachena, evidenziano quanto sia complesso conciliare le strategie di prezzo globali con le emergenze di bilancio dei singoli Stati. La necessità di Baghdad di monetizzare le proprie riserve per sostenere la tenuta dello Stato in tempo di guerra mette ora in discussione un equilibrio che dura da decenni, rendendo il prossimo vertice del gruppo un passaggio potenzialmente esplosivo per la geopolitica dell’energia.

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