Opere irrigue31 Maggio 2024 16:30

Legge AQP, Laforgia: “Antitrust? Tesi errate e pretestuose. Non si facciano regali ai privati”

“Questa impugnazione del Governo, sostanzialmente su impulso del Ministero del Sud, sembrerebbe condizionata dall’interferenza di multinazionali enormemente più grandi di Acquedotto Pugliese, anche venti volte, che hanno come unico interesse il profitto, non certo l’acqua bene comune. L’Antitrust dovrebbe fare chiarezza, perché il parere negativo sulla legge regionale che consente l’ingresso dei Comuni nel capitale sociale di AQP dando all’Aip anche l’opzione dell’in house providing è totalmente privo di fondamento giuridico, oltre che ripetitivo di tesi già smentite, come riteniamo verrà affermato dalla Corte Costituzionale. E interpreta quantomeno male il diritto UE che, come afferma il Consiglio di Stato, in materia di servizi pubblici locali non impone il mercato, ma solo il rispetto della concorrenza se si sceglie di andarci. Sorge allora il dubbio che l’AGCM stia tutelando un trust di grandi aziende private a discapito della gestione pubblica che ha sempre dimostrato di curare gli interessi della collettività con efficienza e solidità”: lo sostiene il presidente di Acquedotto Pugliese (AQP), Domenico Laforgia, a proposito dell’impugnazione alla Corte Costituzionale della legge 14 della Regione Puglia da parte dell’Esecutivo, basata su un parere dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).

Il documento dell’Antitrust si basa sostanzialmente su tre aspetti: le presunte imposizioni della legge regionale all’Autorità idrica pugliese (Aip) e ai Comuni, la presenza “preponderante” della Regione nel capitale sociale di AQP e il vincolo quantitativo del fatturato. “Tutte e tre le questioni – spiega Laforgia – sono prive di ragioni giuridiche, pretestuose e attengono tutt’al più alla sfera amministrativa, non certo costituzionale, rendendo inappropriato il ricorso alla Consulta”. Così come sono “totalmente destituite di fondamento” altre due questioni sollevate nelle scorse settimane dal Governo e riprese dall’AGCM: “La presunta immodificabilità dell’assetto proprietario di AQP, tra l’altro già avvenuto nel 2011 e assolutamente non precluso né dal decreto legislativo 141 del 1999 istitutivo di AQP né nello statuto della società, e la censura sulla composizione del Comitato di controllo della società veicolo, poiché sarà pacificamente costituito nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale sul controllo analogo, quindi dagli enti soci”.

Nessuna imposizione ad Aip e Comuni. “La legge regionale – evidenzia il presidente di AQP – non affida direttamente il servizio né impone alcunché all’Autorità idrica pugliese. Mira esclusivamente a recuperare la possibilità, precedentemente preclusa, dell’opzione dell’in house providing, incentivando, senza imposizioni, l’ingresso dei Comuni pugliesi nel capitale sociale di AQP”. Per il presidente i rilievi dell’AGCM sono quindi, “oltre che infondati, evidentemente pretestuosi poiché censurano una scelta di affidamento ad AQP che, ad oggi, l’Autorità competente non ha ancora effettuato. Ciò dimostra, peraltro, che le censure al più atterrebbero alla pretesa illegittimità amministrativa dei futuri atti di affidamento che eventualmente facciano cattiva o erronea applicazione della legge stessa, e nulla hanno a che vedere con questioni di costituzionalità”.

La Regione ha piena competenza in materia. Anche il rilievo della pretesa illegittimità della presenza preponderante della Regione, con l’80% delle quote, nel capitale del futuro potenziale affidatario, sottolinea Laforgia, “al più potrà attenere a profili squisitamente amministrativi degli eventuali provvedimenti dell’Autorità idrica pugliese e non inficia affatto la tenuta costituzionale della legge regionale”. Inoltre l’AGCM – “incomprensibilmente”, stigmatizza il presidente di Acquedotto Pugliese - esclude a priori che il socio Regione possa affidare ad AQP, nell’ipotetica nuova configurazione di società in house pluripartecipata, al pari dei soci Comuni, servizi rispondenti alle proprie finalità istituzionali, nel pieno rispetto del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (art.4, comma 1, del D.lgs. 175/2016). “L’Antitrust – prosegue Laforgia - non considera che in base al riparto di competenze previsto dall’art.117 della Costituzione, alle Regioni spettano i compiti inerenti il governo del rispettivo territorio e la tutela della salute e che in base al Codice dell’Ambiente (D.lgs. 152/2006) la Regione ha piena competenza su materie come la tutela e sulla pianificazione delle risorse idriche. La partecipazione della Regione al capitale sociale di AQP è giustificata inoltre dal ruolo di ente esponenziale della collettività regionale e del complesso dei relativi interessi e aspettative, riconosciuto anche dalla giurisprudenza costituzionale”.

Il vincolo quantitativo del fatturato. Quanto al vincolo quantitativo del fatturato (oltre l’80%) da realizzarsi nello svolgimento dei compiti assegnati, Laforgia evidenzia che “l’Antitrust non considera quello che è ormai pacifico in giurisprudenza, vale a dire che nel caso di affidamento in house congiunto, il limite va considerato con riguardo agli enti soci affidanti complessivamente considerati e non al singolo ente”.

Prima la collettività, poi il mercato. Infine, quanto alle modalità dell’affidamento dei servizi pubblici locali e, in particolare, alla scelta tra autoproduzione e mercato, per Laforgia “l’AGCM dovrebbe tenere a mente i principi evidenziati dal Consiglio di Stato nella relazione di accompagnamento al Codice dei contratti pubblici, in cui si sottolinea che il diritto UE non impone il mercato, ma solo il rispetto della concorrenza se si sceglie di andare sul mercato. Il che significa che se un risultato può essere realizzato meglio in autoproduzione, la P.A. lo può e forse lo deve fare, perché il suo compito è curare gli interessi della collettività, che non necessariamente coincidono con quelli economici delle imprese a competere per avere un contratto”.

“Un’ultima considerazione sul parere di AGCM che è rilasciato in forma talmente assertiva da sostituirsi alla Corte Costituzionale ma senza aver realizzato alcuna istruttoria con contraddittorio né possederne le competenze e l’autorevolezza costituzionale. Un approccio non di stile per l’Antitrust che ne mette in dubbio la credibilità anche perché ha costretto il Governo ad adire immotivatamente la Consulta”.

“Infine, è mia opinione che vedremo presto quali sono le multinazionali delle quali si stanno proteggendo gli interessi perché è ormai prossima la loro discesa in campo e saranno chiari a tutti i legami”.