Roma - Energia, Financial Times promuove Italia su sfida al mercato elettrico UE: slegare bollette dai costi della CO2
Il piano del governo punta a rimborsare i permessi di emissione alle centrali a gas per tagliare i prezzi di 10 euro/MWh, ma la misura finisce sotto la lente di Bruxelles per il rischio di un rallentamento degli obiettivi climatici.
Mentre il resto d’Europa si limita a soluzioni temporanee o spostamenti di bilancio per mitigare il caro energia, l’Italia ha deciso di agire sulla struttura stessa del mercato. Secondo un’analisi pubblicata dal Financial Times, il nostro Paese è il primo a “rompere i ranghi” nel tentativo di scardinare il meccanismo che lega i costi della decarbonizzazione al prezzo finale dell’elettricità.
IL MECCANISMO DEL PREZZO MARGINALE
Il problema che Roma sta cercando di risolvere è comune a molte economie del Continente: il sistema del fornitore marginale. In sostanza, i costi operativi delle centrali a gas – inclusa la tassa sulle emissioni di carbonio – fissano il prezzo dell’energia per ogni singola fonte, incluse quelle pulite. In Italia, calcola la rubrica Lex del quotidiano britannico, i costi del carbonio rappresentano attualmente tra un quarto e un quinto del prezzo all’ingrosso dell’elettricità, stimato mediamente intorno ai 100 euro per megawattora.
Il paradosso è evidente: sebbene le centrali a gas producano meno del 40% del fabbisogno nazionale, esse finiscono per determinare il prezzo per il doppio di tale volume. Una situazione simile si registra nel Regno Unito, dove il gas copre un quarto della produzione ma fissa il prezzo nell’85% dei casi.
LA SOLUZIONE PROPOSTA DA ROMA
L’Italia mira ora a recidere questo legame. L’idea è di abbassare i prezzi all’ingrosso rimborsando ai produttori di energia i costi sostenuti per l’acquisto dei permessi di emissione, recuperando poi tale spesa direttamente dalle bollette dei consumatori attraverso altre voci. In questo modo, l’utente finale pagherebbe la tassa sul carbonio solo sul 40% del proprio consumo effettivo (la quota legata al gas) anziché sull’80% o più. Il beneficio netto atteso per le famiglie e le imprese è di circa 10 euro per megawattora.
LE INCOGNITE TECNICHE E IL RISCHIO GREENSLIDING
Tuttavia, il risparmio reale potrebbe rivelarsi inferiore alle attese. Il Financial Times evidenzia come centrali a gas più economiche potrebbero guadagnare quote di mercato, mentre un calo dei prezzi all’ingrosso aumenterebbe i sussidi che lo Stato deve versare ai produttori di rinnovabili in base agli accordi vigenti. Inoltre, la società di consulenza ICIS avverte che una diminuzione dei prezzi in Italia potrebbe spingere la Svizzera a dirottare le proprie esportazioni idroelettriche verso Germania e Austria, erodendo parte dei vantaggi per i consumatori italiani.
La testata definisce la mossa come un caso di “greensliding” – un arretramento rispetto alle politiche verdi – pur ammettendo che l’impatto sul clima potrebbe non essere radicale, dato che il carbone è ormai quasi sparito dal mix energetico italiano. Resta il nodo di Bruxelles: la misura dovrà passare al vaglio dell’Unione Europea, dove i regolatori della concorrenza e del clima si preparano a un esame severo. Indipendentemente dall’esito, conclude il quotidiano, la proposta italiana ha il merito di aver acceso un riflettore necessario sul delicato equilibrio tra decarbonizzazione e sostenibilità economica delle bollette.