Quando la forza in azione trasforma la possibilità in realtà.
Gli altri siti del gruppo:

Categorie

Accesso

Energia26 Febbraio 2026 12:36

ETS, così si viene pagati per inquinare. Urso sfida l’Ue: “sospendiamo tassa su emissioni per salvare l’industria. INFOGRAFICA

Roma - ETS, così si viene pagati per inquinare. Urso sfida l’Ue: “sospendiamo tassa su emissioni per salvare l’industria. INFOGRAFICA

Gli Ets permettono di pagare chi inquina? L’Italia guida il fronte dei “Friends of Industry” a Bruxelles chiedendo una revisione profonda del sistema di scambio quote. Mentre Berlino spinge per una riforma rapida, Parigi invita alla prudenza per evitare il collasso totale del pacchetto climatico.

IL SISTEMA EU ETS. INFOGRAFICA

IL SISTEMA EU ETS. INFOGRAFICA

Ma sembra che con questo sistema venga incentivato chi inquina. Perché il guadagno è certo, al di là della produzione dell’azienda.

Nel cuore pulsante del dibattito europeo sulla competitività, l’Italia ha ufficialmente alzato il velo su una proposta destinata a scuotere le fondamenta del Green Deal. È quanto emerge dall’intervento del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che durante la riunione dei Paesi “Friends of Industry” , ha chiesto formalmente alla Commissione europea di sospendere il sistema EU ETS (European Union Emissions Trading System) in attesa di una sua radicale trasformazione. Il sistema, pilastro della strategia comunitaria per la riduzione dei gas serra, viene oggi percepito da Roma e da una vasta coalizione di partner come un fardello insostenibile che erode i margini operativi delle aziende e ne mette a rischio la capacità di competere sui mercati globali. In sostanza si viene pagati per inquinare di più.

IL FRONTE DEI “FRIENDS OF INDUSTRY” A BRUXELLES

La fotografia scattata durante il vertice mostra un’alleanza industriale inedita e trasversale. In una dichiarazione congiunta, i ministri dell’Industria di Italia, Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna hanno formalizzato la richiesta di coordinare le posizioni in vista della revisione del sistema ETS, attesa per il prossimo luglio. È quanto emerge dal documento sottoscritto dagli undici Paesi, che sottolinea come il futuro assetto del mercato delle emissioni debba obbligatoriamente garantire un segnale di prezzo efficace, stabilità e, soprattutto, una protezione reale contro l’eccessiva volatilità che ha caratterizzato gli ultimi mesi.

L’avvertimento è netto: ridurre drasticamente il tetto complessivo delle emissioni senza le dovute garanzie rischia di trascinare gli operatori industriali in una crisi di liquidità senza precedenti, con prezzi fuori controllo e mercati instabili.

URSO: L’ETS È UNA TASSA CHE UCCIDE LA COMPETITIVITÀ

URSO SU ETS

URSO SU ETS

“Il sistema Ets dell’Ue è un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee, che incide sui costi e ne limita la competitività. Chiederemo alla Commissione europea la sospensione fino a una sua profonda revisione che intervenga sui parametri di riferimento delle emissioni e sui meccanismi di assegnazione delle quote, incluso il rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite”, ha dichiarato Adolfo Urso durante il confronto.

Secondo la prospettiva italiana, la revisione di luglio deve necessariamente integrare un meccanismo stabile di sostegno per le imprese esportatrici, colmando le lacune lasciate dalla riforma del Cbam (il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere). Urso ha posto l’accento sulla vulnerabilità del settore chimico, definito “l’industria delle industrie”, oggi schiacciato da costi energetici record: “Il sistema Ets, alle condizioni attuali, è inefficace e dannoso perché si traduce in un mero costo aggiuntivo non evitabile, che erode margini e competitività. Servono regole chiare e strumenti di verifica affidabili, che evitino distorsioni lungo le filiere”.

PARIGI E BERLINO: RIFORMA SÌ, MA CON PRUDENZA

Se l’orientamento italiano è quello della rottura temporanea per ricostruire, le altre potenze europee mostrano sfumature diverse. Da Parigi giunge una posizione più cauta, espressa dal ministro dell’industria Sébastien Martin: sull’Ets “credo che sia necessario essere prudenti: ha senza dubbio una serie di punti che meritano di essere ridiscussi. In particolare, va messo in parallelo con la tassa sul carbonio alle frontiere, che deve essere più completa”, tuttavia Martin ha precisato che “da qui a far saltare tutto, non è la posizione della Francia”. Di segno opposto la reazione tedesca.

Katherina Reiche, ministra dell’economia e dell’energia di Berlino, preme per un’accelerazione: “Vogliamo riformare l’Ets e farlo rapidamente. Questo è l’obiettivo dichiarato del governo federale”. Pur difendendo il principio che la CO2 debba avere un prezzo per incentivare la riduzione delle emissioni, la ministra tedesca ha ammesso la necessità di tutelare le industrie energivore “attenuando gli aumenti dei prezzi, ad esempio mantenendo le assegnazioni gratuite”.

IL FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA CAP AND TRADE

Per comprendere la portata dello scontro, è necessario analizzare la natura tecnica del sistema. L’EU ETS è il principale strumento europeo per il contenimento dei gas serra e si basa sul principio del “cap and trade”. In sostanza, l’Ue fissa un limite massimo (cap) alle emissioni totali consentite nei settori dell’energia, dell’industria manifatturiera, delle raffinerie e dell’aviazione civile, includendo dal 2024 anche il trasporto marittimo.

Le aziende ricevono o acquistano quote di emissione, dove una quota equivale a una tonnellata di CO2 equivalente. Chi emette meno del previsto può vendere le quote in eccesso (trade), mentre chi inquina di più è costretto ad acquistarle sul mercato. Questo meccanismo, che copre circa il 40% delle emissioni totali dell’Unione, obbliga le società a monitorare e rendicontare i propri flussi ogni anno, restituendo le quote corrispondenti entro il termine del 30 aprile.

LE INSIDIE DEI PREZZI E IL CARO RISCALDAMENTO

L’allarme dei ministri non è teorico, ma poggia su dati di mercato allarmanti. Il prezzo della CO2 ha recentemente sfondato la quota di 90 euro per tonnellata, toccando il picco più alto dal 2023. Questa impennata ha riflessi diretti non solo sulla produzione industriale, ma anche sulla vita quotidiana dei cittadini. Con l’introduzione dell’ETS2, l’estensione del sistema ai settori del riscaldamento e del trasporto su strada, le stime indicano rincari pesanti per le famiglie: la tassa sul carbonio potrebbe comportare fino a 600 euro in più l’anno per le spese domestiche.

È questa pressione incrociata — sui bilanci aziendali e sulle tasche dei consumatori — a spingere l’Italia e i suoi alleati a chiedere un ripensamento delle “condizioni abilitanti” necessarie per la decarbonizzazione, per evitare che la lotta al cambiamento climatico si trasformi in una rilocalizzazione forzata delle emissioni e delle industrie verso paesi extra-europei con standard meno severi.

www.ageei.eu

www.mimit.gov.it

Ue, Urso: necessario rivedere i meccanismi degli ETS e del SIBAM per aumentare competitività europea. VIDEO

Ue, Urso: necessario rivedere i meccanismi degli ETS e del CBAM per aumentare competitività europea