News3 Giugno 2024 12:42

Europee, in Francia si aspetta boom per Le Pen. In Italia prenderà di più chi è forte al Nord. Ecco perché: I DATI del passato

Tutti in corsa per le Europee. A metterci la faccia, in Italia, sono gli stessi leader di partito, come Giorgia Meloni, Antonio Tajani ed Elly Schlein. Cosa che renderà i risultati un banco di prova anche per loro. Ma le motivazioni che muovono gli elettori degli altri paesi europei sono diverse da quelle che muovono gli elettori italiani. Dove ad avere la meglio sarà chi è più forte al Nord. 

In Italia gran parte del Focus è su come andrà la Lega, anche in vista di un possibile rimpasto di Governo dove Forza Italia vuole di più e vorrebbe sostituire i componenti di area Ronzulliana indicati al tempo, con quelli più vicini al vicepremier e ministro degli Esteri Tajani.

Ma focus mediatico e interno anche sulla decisione di candidare il generale Vannacci (con cui il Carroccio confida in un 3% in più) e su qualche attrito interno al partito che potrebbe generare dei voti 'di protesta' in Veneto, in Lombardia, in Friuli e in Piemonte.

Nel frattempo mentre nei giorni scorsi il capolista della formazione sovranista francese Jordan Bardella si è smarcato dalla recenti dichiarazioni del generale Vannaci, - da quanto apprende AGEEI - sembrerebbe che dalla parte francese, si attendano grandi risultati in Ue per Marine Le Pen.

Ma per capire come potrebbe essere il prossimo Parlamento europeo occorre guardarsi indietro, alle elezioni del 2009 e a quelle del 2014 e del 2019.

Infatti, a differenza delle elezioni Politiche, le elezioni Europee hanno un appeal sugli elettori molto maggiore al Nord rispetto al Sud: ovvero dove Fratelli d'Italia (e soprattutto la Lega di Matteo Salvini) sono più forti e il Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte e il Pd sono più deboli. Anche Forza Italia è più forte al Sud e al Centro rispetto al Nord.

Se si analizzano i dati di archivio del ministero dell'Interno Eligendo relativi alle affluenze delle Europee del 2009 infatti, emerge che l'affluenza era così divisa:

Italia nord occidentale

Elettori 12.697.349

Votanti 9.104.088 71,70 %

Italia nord orientale

Elettori 9.140.477

Votanti 6.597.587 72,18 %

Italia centrale

Elettori 9.611.988

Votanti 6.598.894 68,65 %

Italia merdionale

Elettori 11.994.633

Votanti 7.676.254 64,00 %

Italia insulare

Elettori 5.690.633

Votanti 2.682.339 47,14 %

Se si analizzano i dati relativi alle affluenze delle Europee del 2014, la situazione non cambia:

Italia nord occidentale

Elettori 12.689.459

Votanti 8.372.695 65,98 %

Italia nord orientale

Elettori 9.198.857

Votanti 5.930.508 64,47 %

Italia centrale

Elettori 9.612.713

Votanti 5.941.193 61,81 %

Italia meridionale

Elettori 12.040.061

Votanti 6.225.081 51,70 %

Italia insulare

Elettori 5.715.079

Votanti 2.438.527 42,67 %

E ancora, la situazione resta simile anche per quanto riguarda le passate elezioni del 2019:

Italia nord occidentale

Elettori 12.760.430

Votanti 8.113.686 63,58 %

Italia nord orientale

Elettori 9.332.243

Votanti 5.966.128 63,93 %

Italia centrale

Elettori 9.579.242

Votanti 5.684.213 59,34 %

Italia meridionale

Elettori 11.985.462

Votanti 5.789.528 48,30 %

Italia insulare

Elettori 5.643.780

Votanti 2.099.374 37,20 %

Le passate europee furono trainate da una forte partecipazione da parte dei giovani. Secondo l'Eurobarometro condotto su un campione di 27mila persone emerse che l'afflusso alle urne del 2019 fu il più alto dal 1994 con un tasso di partecipazione del +14 per cento rispetto al 2014 tra i cittadini sotto i 25 anni e del +12 per cento tra quelli di età compresa tra i 25 e i 39 anni.

Diverse le motivazioni dell'Italia rispetto a quelle europee in generale.

Tra le motivazioni che portarono gli italiani a votare (molto di più come di consueto al Nord rispetto al Sud) per il rinnovo del Parlamento europeo figurarono economia e crescitaimmigrazione e lotta alla disoccupazione.

Questioni diverse da quelle che mossero al voto i cittadini a livello europeo: economia e la crescita (44 per cento), ambiente e cambiamenti climatici (37 per cento) e diritti umani e democrazia (37 per cento).

Con il passare degli anni, dopo il picco del 2014, si registra un crescente astensionismo al Sud. Mentre il Nord resiste alle urne.