Roma - “L’Italia resta il più nucleare tra i paesi non nucleari, nonostante abbia interrotto la produzione di energia elettronucleare alla fine degli anni ’80. Ma la presenza qui in questa sala anche dei rappresentanti delle principali società italiane di energia dimostra anche su questo versante un’attenzione particolare. L’industria nucleare italiana si colloca all’ottavo posto in Europa per numero di addetti (circa 40.000), è un punto di riferimento della catena di approvvigionamento internazionale, dispone di un expertise tecnologico di altissimo livello”. Lo ha detto il Segretario generale del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano intervenendo alla ministeriale del World Fusion Energy Group in corso alla Farnesina in rappresentanza della premier Giorgia Meloni, influenzata.
Qui di seguito l’intervento integrale:
Ecco l’intervento che lei avrebbe dovuto tenere davanti a voi e che molto dispiaciuto di non poter svolgere. Come hanno già ricordato il vice Presidente Tajani e il Ministro Pichetto, l’Italia è convinta che l’energia da fusione sia una tecnologia che ha le potenzialità per garantire la sicurezza energetica, ridurre l’uso dei combustibili fossili, salvaguardare la competitività del sistema economico. Ringrazio l’agenzia e il suo direttore generale, il dottor Mariano Grossi, per aver proposto l’istituzione del gruppo e per la collaborazione consolidata nel tempo con l’Italia e colgo questa occasione per complimentarmi con l’Agenzia per il doppio compito che sta portando avanti. Da un lato promuovere elevati livelli di sicurezza nelle applicazioni dell’energia nucleare e accompagnare gli Stati membri nello sviluppo dell’energia nucleare per fini pacifici, dall’altro stimolare l’utilizzo delle scienze riconducibili all’atomo per fornire strumenti allo sviluppo globale. L’Italia è particolarmente impegnata nei confronti dell’energia da fusione a vari livelli che sono stati già ricordati.
Penso al Nucleo Energy Summit dello scorso marzo a Bruxelles e al lavoro portato avanti nell’ambito del G7 Clima, energia e Ambiente di Torino. L’energia da fusione ha trovato spazio anche nel comunicato finale del vertice G7 di Borgo Egnazia, sotto la presidenza italiana. Il G7 sotto la presidenza italiana ha apprezzato l’iniziativa e ha istituito un gruppo di lavoro che, come ricordava il ministro Pichetto, si è riunito pochi giorni fa. Non è dunque un caso che il Gruppo mondiale per l’energia da fusione si incontri per la prima volta in Italia. Siamo qui grazie alla nostra tradizione, al prestigio della nostra ricerca scientifica al contributo fondamentale che l’Italia ha dato al progresso tecnologico mondiale. Come ha sintetizzato il direttore Grossi l’Italia resta il più nucleare tra i paesi non nucleari, nonostante abbia interrotto la produzione di energia elettronucleare alla fine degli anni ’80.
Ma la presenza qui in questa sala anche dei rappresentanti delle principali società italiane di energia dimostra anche su questo versante un’attenzione particolare. L’industria nucleare italiana si colloca all’ottavo posto in Europa per numero di addetti (circa 40.000), è un punto di riferimento della catena di approvvigionamento internazionale, dispone di un expertise tecnologico di altissimo livello. Il nostro sistema universitario forma un numero importante di ingegneri e di fisici nucleari apprezzati a livello internazionale. Le nostre realtà d’eccellenza si distinguono per ambiziosi progetti di ricerca e di sviluppo. Penso al lavoro sul fronte della progettazione ingegneristica della prima centrale dimostrativa a fusione. Essa punta a produrre entro il 2050 l’energia sufficiente a soddisfare i consumi annuali di circa un milione e mezzo di famiglie. E’ un progetto avveniristico di cui si sta occupando un consorzio europeo di cui fanno parte 21 organizzazioni italiane coordinate da Enea. Ricordo la partnership tecnologica industriale che da anni unisce Eni alla Commonwealth Fusion Systems, spin off del Massachusetts Institute of Technology per lo sviluppo del primo impianto pilota a confinamento magnetico per la produzione netta di energia da fusione. Mi riferisco anche al protocollo d’intesa firmato appena due giorni fa tra il RSE, società del gruppo GSE, e la Blue Laser Fusion, fondata dal premio Nobel per la fisica Nakamura per avviare attività di ricerca e sviluppo congiunte sul primo impianto a fusione nucleare a confinamento inerziale al mondo di taglia commerciale. Insomma, uno spaccato del grande protagonismo che il sistema Italia nel suo complesso è in grado di esprimere.
Enrico Fermi, che ricordava il ministro Pichetto come uno dei padri del nucleare, diceva che la vocazione dell’uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni. Compito di chi ha responsabilità politiche è di accompagnare il cammino dell’uomo di scienza e di fare in modo che i mondi della scienza e delle istituzioni dialoghino, si confrontino e perseguano insieme il bene comune. La politica ha il ruolo di indicare l’obiettivo che è quello di portare avanti una transizione energetica sostenibile e non ideologica. Alla scienza compete di individuare le tecnologie funzionali all’obiettivo. Tutte le tecnologie, quelle già in uso, quelle che stiamo sperimentando, quelle che dobbiamo ancora scoprire. Non parlo solo di rinnovabili ma anche di gas, biocarburanti, idrogeno, di cattura di anidride carbonica, di tecnologie che ci permettano di trasformare l’economia da lineare a circolare utilizzando gli scarti come materie prime o rendendo coltivabili terreni marginali non utilizzabili dall’agricoltura per l’alimentazione. Non c’è mai stata né mai ci sarà un’unica soluzione capace di costruire una solida alternativa all’approvvigionamento da fonti fossili. La strada giusta è quella di un mix energetico equilibrato, nel rispetto della neutralità tecnologica, che non escluda nulla e che ci permetta di esplorare tutte le opzioni. Nel cammino che abbiamo davanti per raggiungere il traguardo finale dell’energia della fusione non sono da escludere i passaggi intermedi, come i reattori a fissione di 4.ª generazione, potrebbero fare da ponte dagli idrocarburi alla futura fusione. Anche per questo il governo ha istituito la Piattaforma nazionale per l’energia nucleare sostenibile con l’obiettivo di coordinare il progresso delle nuove tecnologie nucleari nel medio e nel lungo termine. Ci muoviamo nel solco degli impegni assunti alla COP del 2028 che per la prima volta ha incluso nel Global Stock Take il nucleare tra le tecnologie utili alla transizione. Direttore Grosso, Ministri, Signori, l’atomo può essere una sorgente sicura, efficace e pulita per il futuro.
Lo avete già sottolineato. E’ una prospettiva concreta, come ha detto il direttore Grossi, nella quale investire. Oggi avviamo un percorso ambizioso di condivisione di discussione che riguarderà non solo la situazione attuale dell’energia da fusione, ma il cammino da percorrere per tagliare questo traguardo. Il gruppo che inauguriamo oggi spinge ciascuno di noi a guardare oltre i propri confini e a gettare le basi di una nuova diplomazia energetica che moltiplichi le occasioni di cooperazione tra il Nord e il Sud del mondo. Concludo con una suggestione. L’energia della fusione è il meccanismo che è alla base delle stelle e della natura. Ciò che dobbiamo fare non è altro che muoverci nel solco della natura. Ed è bello immaginare che in un futuro non lontano, ogni nazione abbia la sua piccola stella, capace di produrre energia sicura, pulita, illimitata. Non è un sogno, ma, come sottolineava il direttore Grossi quando diceva che la fusione è a portata di mano, è una grande sfida da perseguire proprio perché è alla portata e a portata di mano. Vi ringrazio.