Difesa, Trump paventa ritiro soldati da Ue. In Germania sono 36mila, in Italia oltre 12mila. LA MAPPA dei SITI USA. INFOGRAFICA
Trump ‘minaccia’ di ritirare i soldati americani dalla Germania. E stima una riduzione, nell’arco di 6-12 mesi, di circa 5000 soldati.
A chi gli chiedeva nello Studio Ovale se prenderebbe in considerazione anche per Roma e Madrid l’ipotesi di una riduzione delle truppe, il commander in chief ha risposto “probabilmente”. In quanto “l’Italia non è stata di alcun aiuto. E la Spagna è stata terribile”. “È la Nato. Non è nemmeno una questione di quanto siano cattivi. Sarebbe un conto se avessero detto le cose con garbo”, ha spiegato Trump.
Un monito che non è stato raccolto dal ministro della Difesa italiano Guido Crosetto che ha dichiarato all’Ansa: “non ne capirei le ragioni. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani”.
I SITI USA IN EUROPA
IN GERMANIA 122 SITI ED OLTRE 36MILA SOLDATI AMERICANI, IN ITALIA 47 SITI CON OLTRE 12MILA SOLDATI
LA STORIA
Ma a definire le condizioni definitive del dopoguerra e il rapporto Italia-Usa fino ad oggi è il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 con cui l’Italia rinunciò alle colonie e ai territori di confine come l’Istria e Briga/Tenda per ottenere un trattamento più ‘soft’ da parte delle Forze Alleate.
DIPENDENZA POLITICA ED ECONOMICA DAGLI USA MA ANCHE CRESCITA E RIPARTENZA DELL’ITALIA
Fu poi De Gasperi, nel corso del viaggio negli Stati Uniti di gennaio del 1947, a decretare la dipendenza non solo politica ma anche economica dagli Usa per ottenere gli aiuti economici che furono fondamentali per la ricostruzione e il rilancio dell’Italia. Il prestito ottenuto dalla Export Import Bank consolidò il legame politico Italia-Stati Uniti ancora oggi in vigore. In quella stessa occasione gli Stati Uniti consegnarono all’Italia, proprio nella persona di De Gasperi, un assegno quale rimborso delle spese di occupazione.
PIANO MARSHALL, RIPRESA ECONOMICA DEL CONTINENTE EUROPEO
Il 5 giugno 1947, all’Università di Harvard, il segretario di Stato statunitense G. Marshall tenne un celebre discorso in cui annunciò la decisione del Paese di intraprendere il piano che da lui prese il nome. Il piano M. rappresentò una svolta nella politica americana per la ricostruzione, con il superamento dell’approccio disorganico che aveva caratterizzato i programmi di sostegno alimentare – messi in atto con il Government Aid and Relief in Occupied Areas – e la definizione di una strategia effettiva per promuovere la ripresa economica del continente europeo.
URSS RIFIUTO AIUTI USA PER RILANCIARE ECONOMIA EUROPEA
In seguito al rifiuto dell’allora URSS, il piano fu limitato ai Paesi dell’Europa occidentale e alla Germania Ovest. Nell’aprile del 1948 il presidente statunitense H. Truman istituì l’Economic Cooperation Administration (ECA), ente incaricato di definire le politiche di aiuto, e l’European Recovery Program (denominato ERP), che aveva il compito specifico di gestire gli stanziamenti all’interno di ciascun Paese. Il piano venne avviato nella primavera del 1948 e si concluse formalmente nel giugno 1952, anche se, di fatto, terminò la propria attività nella primavera del 1951.
PROMOZIONE INTEGRAZIONE ECONOMIE UE
Si ebbero risultati positivi nel rilancio dell’iniziativa imprenditoriale, nel consolidamento di una logica concorrenziale e nell’apertura commerciale, nonché nella promozione dell’integrazione tra le economie europee. Per rispondere alle pressioni provenienti dagli USA a favore di una maggiore integrazione, i governi europei beneficiari del programma istituirono nel 1948 l’Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea (OECE). Sotto il profilo quantitativo, il piano comportò uno stanziamento di 17 miliardi di dollari, che vennero erogati nell’arco di un quadriennio.
Iran, ecco quali sono le basi Usa in Italia. Anche a Niscemi. INFOGRAFICA
Iran e difesa Nato: il SAMP/T italiano baluardo contro i missili lanciati da Teheran. INFOGRAFICA
