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AEROSPAZIONEWS1 Ottobre 2025 17:13

Difesa: incidente Aeronautica, l’esperto Alegi: “non c’è problema di anzianità del velivolo, un evento inconsueto”

Difesa: incidente Aeronautica, l’esperto Alegi: “non c’è problema di anzianità del velivolo, un evento inconsueto”


(AGEEI/Aerospazionews) – “La versione SF-260EA, in uso a Latina presso il 70° Stormo dell’Aeronautica Militare, è la quinta generazione di questo velivolo ed è in servizio da meno di venti anni: sono macchine ragionevolmente nuove e, quindi, non c’è un problema di anzianità fisica”. E’ quanto ha detto lo storico aeronautico Gregory Alegi, intervistato da AGEEI/Aerospazionews in seguito al tragico incidente che oggi ha visto un velivolo T-260B (questa è la denominazione militare dell’aereo, prodotto dal gruppo Leonardo) precipitare nei pressi del parco nazionale del Circeo, causando la morte del colonnello Simone Mettini, comandante del 70° Stormo, e dell’allievo pilota Lorenzo Nucheli. Alegi è docente di storia e politica degli Usa presso l’università Luiss di Roma e anche di studi strategici all’università Unint. Negli anni passati, ha anche insegnato presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli (Napoli), dove aveva conosciuto lo stesso Mettini.

Gregory Alegi (Luiss)

“L’SF-260 è uno dei progetti più riusciti dell’industria aeronautica italiana”, ha proseguito Alegi, “in servizio in tutto il mondo da oltre 60 anni nel ruolo dell’addestratore basico, quindi per allievi senza nessuna esperienza che effettuano le prime fasi compresa quella vita della selezione attitudinale per vedere se il giovane è portato alla difficile professione del pilota militare. I velivoli in servizio presso il 70° Stormo sono ragionevolmente nuovi. In prospettiva, si pone la questione della sostituzione per un fatto di aggiornamento e ammodernamento generazionale, ma si possono escludere tematiche legate all’anzianità del progetto o della costruzione e dell’attività di volo dei velivoli”.

Qual è il compito del 70° Stormo e dei suoi velivoli SF-260?

“Il 70° Stormo di Latina ha il compito di selezionare gli allievi e portarli fino al brevetto di pilota di aeroplano, primo step della carriera di pilota militare. Questo ruolo è nato alla fine degli anni ’60, dopo alcuni anni in cui si era provato a fare una formazione esclusivamente su jet con l’allora Macchi MB-326, le cui caratteristiche di pilotaggio erano talmente docili che permettevano di fare tutto sul jet, anche senza aver avuto mai alcuna esperienza precedente di volo. In realtà, questa facilità del velivolo si è dimostrata un po’ un autogol, perché poi eventuali difetti di impostazione o problemi del candidato emergevano molto più avanti nel percorso formativo, quando erano difficili da correggere o addirittura, se avessero portato all’esclusione dal corso, sarebbero costati già molto in termini economici. Quindi si reintrodusse un primo gradino, prima con il Piaggio P.148 e poi con l’SF-260. In sostanza, sono quasi 50 anni che tutti i piloti militari italiani iniziano la loro carriera con questo bellissimo e elegantissimo monomotore, prima nella versione A e, da alcuni anni, nella versione E”.

Com’è l’SF-260 nel ruolo di velivolo da addetramento?

“L’addestramento è una fase fondamentale, una fase formativa in cui si mettono le basi per una carriera e un impiego che dureranno tutta la vita. Il requisito fondamentale di un velivolo addestratore è che non deve essere difficile da volare, ma difficile da volare bene. Questo permette appunto di rivelare l’attitudine del candidato. Il 260 risponde perfettamente a questa impostazione, è un aereo di buone caratteristiche, ma potente e nervoso il giusto da aiutare l’istruttore ad intravvedere quale potenziale abbia l’allievo per il volo militare, che è caratterizzato da cose poche comuni come alta velocità e bassa quota, quindi delle cose che non si fanno normalmente per il volo civile”.

Che idea si è fatto di questo tragico incidente?

“Nonostante le sue caratteristiche dinamiche, nonostante le specificità dell’impiego, il 260 è un aeroplano che in Aeronautica Militare ha dimostrato un’eccezionale sicurezza e, quindi, gli incidenti sono stati pochissimi o addirittura inesistenti. Questa, d’altra parte, è la caratteristica di tutto il volo moderno. Pertanto, l’incidente che si è verificato a Latina è tanto più sorprendente in quanto assolutamente inconsueto per questa macchina, così amata dai piloti ai quali ha dato le prime ali. L’Ispettorato per la Sicurezza del Volo, l’organismo tecnico competente per legge sugli incidenti agli aeromobili dello Stato, ci saprà dire cosa è successo nel massimo dettaglio, naturalmente con i tempi dell’inchiesta tecnica che, purtroppo, non possono collimare con quelli della naturale curiosità del pubblico e della stampa”.

(foto Luca Ocretti – AvioHub)

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