Difesa: caccia “F-35” italiani bloccati dagli Usa? Arpino: “Non credo”. Alegi: “E gli aggiornamenti software?”
(AGEEI/Aerospazionews) – “Non credo che esista un bottone o qualunque altro dispositivo che possa fermare gli F-35 di cui disponiamo in Italia a piacimento del costruttore, non certo nei termini in cui si è espressa la stampa francese che non è mai stata benevola con le iniziative e le attività italiane”. E’ quanto ha dichiarato a AGEEI/Aerospazionews il gen. Mario Arpino, richiesto di un parere in merito alle polemiche sul cosiddetto “kill switch”, una sorta di bottone informatico che consentirebbe agli Usa di “spegnere” i caccia multiruolo di 5a generazione prodotti dalla statunitense Lockheed Martin e in servizio anche in Italia.
Arpino, che ha ricoperto i ruoli di capo di Stato Maggiore Aeronautica e di capo di Stato Maggiore Difesa dal 1995 al 2001, ha parlato a margine del convegno su “La trasformazione dell’Aeronautica Militare dopo la Guerra del Golfo”, organizzato a Roma dal Centro Studi Militari Aerospaziali (CESMA). “Il programma F-35”, ha ricordato Arpino, “entrò in Italia con il ministro della Difesa Beniamino Andreatta e furono fatti tutti gli sforzi per poter acquisire il programma nel miglior modo possibile”. Il caccia è attualmente operativo in Italia presso i reparti dell’Aeronautica e della Marina Militare, che si preparano ad acquisirne altri 25 per un totale di 115 velivoli.
Dello stesso parere anche lo storico Gregory Alegi, docente di storia e politica degli Usa presso l’università Luiss di Roma e anche di studi strategici all’università Unint: “Uno dei pilastri degli F-35 sono la logistica e i software. Gli aerei non possono essere fermati come descritto dall’ex capo dell’intelligence francese. Naturalmente, una tale quantità di sistemi elettronici necessita frequentemente di un aggiornamento dei dati e questi, è vero, sono gestiti dal costruttore. Quindi una costrizione al non utilizzo potrebbe avvenire”, ha sottolineato Alegi, che ha anche insegnato presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli (Napoli), “ma solo su un lasso di tempo molto più lungo, se qualcuno volesse per qualche motivo negare i dovuti ammodernamenti dei dati”.