Roma - Il Ministero respinge le accuse: “La sospensione dello scorso luglio fu chiesta proprio da chi oggi protesta”.
Non è stata l’inerzia del Governo, bensì la frammentazione interna alle rappresentanze di categoria a rallentare per oltre due anni il percorso della riforma dei carburanti. È quanto sostengono con fermezza fonti del Ministero
delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), intervenendo per fare chiarezza su un
dossier che nelle ultime ore è tornato al centro dello scontro politico. La precisazione giunge in risposta alle accuse mosse da diversi parlamentari dell’opposizione, i quali hanno ripreso le lamentele di alcune associazioni di
gestori circa i presunti ritardi nell’iter legislativo. Dal dicastero di via Veneto, tuttavia, la ricostruzione dei fatti delinea uno scenario opposto, in cui il ruolo del Ministero è stato quello di mediatore in un contesto di forte
conflittualità tra le parti sociali.
LE RESPONSABILITÀ DELLO STALLO SECONDO LE FONTI MINISTERIALI
Secondo la ricostruzione fornita dalle fonti ministeriali, il principale ostacolo alla modernizzazione del settore è da rintracciare proprio nel “difficile dialogo” che ha caratterizzato il confronto tra le diverse sigle
associative negli ultimi ventiquattro mesi. Le divergenze interne alle rappresentanze dei gestori avrebbero di fatto congelato ogni progresso, rendendo impossibile la sintesi necessaria per procedere con un disegno di legge organico. Dal Mimit si sottolinea come le critiche odierne appaiano dunque paradossali, alla luce del costante sforzo di mediazione profuso dall’amministrazione per ricomporre un quadro d’interessi estremamente frammentato e spesso conflittuale.
IL RETROSCENA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DELL’8 LUGLIO
A supporto della propria posizione, il Ministero cita un episodio chiave risalente all’estate scorsa. Grazie a quello che viene definito un “assiduo e defatigante lavoro degli uffici”, il Mimit era riuscito a elaborare una proposta
di riforma organica, portandola fino al tavolo del Consiglio dei Ministri nellaseduta dell’8 luglio. In quella sede, tuttavia, il provvedimento non ricevette il via libera definitivo. Le fonti precisano che la sua approvazione fu sospesa
“proprio su richiesta esplicita di chi oggi ne lamenta i ritardi”. Una circostanza che, secondo via Veneto, smentisce la narrazione di un esecutivo sordo alle esigenze del settore, evidenziando invece come siano stati proprio
gli attori privati a frenare la chiusura dell’accordo nel momento cruciale.
IL RAGGIUNGIMENTO DELL’INTESA E IL LAVORO DI MEDIAZIONE
Nonostante la battuta d’arresto dell’estate passata, l’attività degli uffici
ecnici non si è interrotta. Negli ultimi mesi si è proceduto con un fitto calendario di incontri bilaterali e tavoli tecnici volti a superare le barriere che impedivano il consenso. Questo lungo percorso di diplomazia industriale ha
dato i suoi frutti alla fine di aprile diquest’anno, quando le associazionihanno finalmente condiviso la proposta di riforma. “Stupisce che si accusi chi ha perseverato nel trovare una soluzionecondivisa, invece di ammettere le
proprie responsabilità”, rilevano dal Ministero, rivendicando la coerenza di un approccio basato sulla ricerca di una soluzione che potesse essere sostenibile per l’intera filiera.
L’INSERIMENTO NEL DDL CONCORRENZA E LE TEMPISTICHE DI APPROVAZIONE
Il futuro della riforma appare ora tracciato e strettamente legato alle prossime scadenze dell’agenda di governo. Il provvedimento è destinato a diventare una parte integrante del nuovo disegno di legge sulla concorrenza, la cui
discussione è prevista in uno dei prossimi Consigli dei Ministri entro la fine del mese di luglio. La scelta di utilizzare questo specifico veicolo legislativo non è casuale: secondo il Mimit, si tratta dello strumento più idoneo per
garantire una corsia preferenziale in Parlamento e consentire l’approvazione
definitiva della riforma già nel corso dell’anno solare, chiudendo così una stagione di incertezza durata fin troppo a lungo.