Roma - I raccolti e l’allevamento sono al collasso tra Francia e Spagna a causa di El Niño e della siccità. L’agricoltura continentale perde 28 miliardi l’anno per eventi meteorologici estremi.
L’ondata di caldo torrido che sta investendo l’Europa nel giugno 2026 ha inaridito i terreni, decimato il bestiame e paralizzato le attività agricole, diventando ufficialmente la principale minaccia alla stabilità degli approvvigionamenti alimentari, superando per impatto sistemico persino le tensioni legate al conflitto con l’Iran.
La notizia, analizzata in un’ampia inchiesta di Bloomberg Green, evidenzia come il fenomeno climatico El Niño stia agendo da moltiplicatore dei cambiamenti climatici, colpendo un settore già provato dai rincari di carburante e fertilizzanti. Mentre in Francia 72 dipartimenti sono in allerta rossa e centinaia di migliaia di capi di pollame sono morti, in Spagna e nel Regno Unito si registra un crollo della produttività zootecnica e ortofrutticola. Secondo Euronext, i future sul mais hanno già guadagnato il 9% da metà mese, riflettendo il timore di mercati globali sempre più volatili.
L’EPIFANIA DI UN NUOVO SHOCK ECONOMICO
Gli analisti finanziari e le istituzioni internazionali concordano sul fatto che il baricentro dell’instabilità globale si sia spostato dalle aree di guerra ai fenomeni meteorologici estremi. Les Finemore, responsabile degli investimenti presso Moreton Capital Partners, ha sottolineato questo passaggio cruciale annunciando il lancio di un fondo dedicato specificamente al trading sui rischi di El Niño: “Ci siamo concentrati sulla situazione bellica in Iran. Il prossimo evento sarà El Niño”.
Il cuore del problema è la scarsa prevedibilità di questi fenomeni su scala industriale. Anche Máximo Torero, capo economista della FAO, ha avvertito che “anche se i mercati dell’energia e dei fertilizzanti si normalizzassero, le condizioni meteorologiche avverse nelle principali regioni produttrici potrebbero comunque ridurre l’offerta e esercitare una pressione al rialzo sui prezzi dei prodotti alimentari”.
LA METAMORFOSI DEL MAIS E LA CRISI FRANCESE
La Francia, colonna portante dell’agricoltura europea, si trova nell’occhio del ciclone. Le coltivazioni di mais, appena seminate, mostrano segni evidenti di stress idrico che ne altera la struttura biologica. Franck Laborde, agricoltore dei Pirenei Atlantici, ha descritto la situazione con una metafora efficace: “Alcune delle mie coltivazioni di mais sembrano stressate, con un colore più scuro e una struttura alterata. Assomigliano meno al mais e più ai porri.
Quando fa molto caldo, abbiamo bisogno di bere più acqua. Lo stesso vale per il mais”. Secondo le stime della società di ricerche Expana, meno di un terzo della superficie francese coltivata a mais è attualmente irrigata, il che lascia presagire che i raccolti di quest’anno potrebbero essere i più scarsi dal 1990. Per contrastare l’emergenza, il governo di Parigi ha dovuto avviare procedure d’urgenza per garantire l’approvvigionamento di foraggio.
STRAGE NEGLI ALLEVAMENTI E CROLLO DELLA PRODUTTIVITÀ
Il bilancio delle vittime negli allevamenti è già drammatico. Yann Nédélec, direttore generale dell’associazione Anvol, ha confermato che centinaia di migliaia di uccelli sono morti per stress termico nelle regioni della Bretagna e dei Paesi della Loira. “A differenza degli esseri umani, gli uccelli non sudano, quindi possono regolare la loro temperatura corporea solo attraverso il sistema respiratorio”, ha spiegato Nédélec. La situazione non è migliore per la carne suina e il settore lattiero-caseario.
In Spagna, Pedro Matarranz Herrero, allevatore a Cantimpalos, ha notato come i suoi maiali abbiano perso l’appetito nonostante l’uso di umidificatori: “Quando gli animali mangiano di meno, ci mettono più tempo a raggiungere il peso ideale. Mangiano di meno, il che rende più difficile allevarli e farli crescere in modo efficiente”. Parallelamente, nel Dorset inglese, l’allevatrice Sophie Gregory ha segnalato che le mucche sotto stress termico stanno producendo volumi di latte significativamente inferiori.
UN SISTEMA AGRICOLO DA 28 MILIARDI DI EURO DI PERDITE
Ogni anno, l’agricoltura del Vecchio Continente vede sfumare oltre 28 miliardi di euro a causa degli eventi meteorologici estremi, una cifra che spinge i coltivatori verso strategie di adattamento creative ma costose. Nel nord della Spagna, Meghan Sapp del Curly Creek Ranch sta sperimentando la copertura del terreno con la lana per ridurre l’evaporazione e il fabbisogno idrico. Tuttavia, per molti coltivatori di frutta e verdura, il caldo è arrivato nel momento peggiore: quello della fioritura e dell’impollinazione.
Luis Cortés, dell’associazione Unión de Uniones, ha lanciato l’allarme per pomodori e mais in Estremadura, mentre nel Regno Unito Ben Andrews teme che la fioritura prematura delle lattughe le renda invendibili. “I consumatori potrebbero notare la mancanza di un prodotto sugli scaffali e non pensare che la situazione sia poi così grave”, ha avvertito Andrews, “ma il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova la nostra capacità di coltivare tutti i tipi di cibo in modo costante, con gravi ripercussioni finanziarie per le famiglie di agricoltori”.
LO SCENARIO GLOBALE E LE RIPERCUSSIONI IN ASIA
L’impatto di El Niño non si limita ai confini europei, ma sta ridisegnando la geografia alimentare mondiale. In Vietnam, la fascia di coltivazione del caffè è colpita da una siccità estrema, mentre in India il monsone in ritardo minaccia le produzioni di riso e zucchero. In Cina, al contrario, sono le piogge torrenziali a rischiare di interrompere la produzione di cereali, proprio mentre Pechino ha messo sotto osservazione i volumi delle importazioni. Persino negli Stati Uniti le temperature crescenti stanno mettendo alla prova i coltivatori del Midwest.
Questo scenario frammentato conferma come la resilienza dei sistemi alimentari non possa più prescindere da una gestione globale dei rischi climatici, poiché la stabilizzazione dei prezzi energetici non basta a compensare la fragilità biologica dei raccolti di fronte al riscaldamento globale.