Venezuela: operazione militare USA, Maduro arrestato. Narcotraffico, petrolio e Cina le cause dell’escalation
Questa mattina gli Stati Uniti hanno lanciato una massiccia operazione militare contro il Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie. La missione ha incluso bombardamenti e incursioni di forze speciali nel cuore di Caracas: successivamente Maduro è stato trasportato negli USA per essere processato per presunti crimini di narco-terrorismo. Il governo statunitense ha annunciato che assumerà temporaneamente il controllo politico del paese fino alla formazione di un “governo di transizione”.
Quello di oggi è l’intervento più diretto degli USA in America Latina dagli anni ’80, paragonabile solo all’invasione di Panama nel 1989. L’amministrazione statunitense ha giustificato l’azione con diversi motivi ufficiali: primo tra tutti la lotta al narcotraffico, ed il presunto coinvolgimento di Maduro e dei vertici della politica del Venezuela con la criminalità internazionale.
Ma dietro la clamorosa decisione dell’amministrazione statunitense c’è ovviamente di più: a partire dalle risorse energetiche. Il Venezuela possiede infatti le maggiori riserve di petrolio comprovate al mondo, oltre che ricche riserve di gas naturale e minerali.
PETROLIO E POLITICHE ENERGETICHE
Negli ultimi anni, rispetto alle politiche energetiche del Venezuela, gli Stati Uniti erano già intervenuti con un blocco navale e una politica di sequestro contro petroliere venezuelane, comprese quelle dirette verso la Cina, con un rafforzamento della presenza militare nel Mar dei Caraibi, con decine di navi e migliaia di truppe vicino alle coste venezuelane e con sanzioni economiche mirate a limitare le entrate petrolifere di Caracas.
Dopo l’operazione militare, il presidente USA ha dichiarato che gli Stati Uniti saranno coinvolti nella ristrutturazione e nel controllo delle infrastrutture petrolifere venezuelane, affermando che le compagnie petrolifere americane si insedieranno in Venezuela. “Come tutti sanno, il settore petrolifero in Venezuela è in crisi da molto tempo”, ha dichiarato. “Faremo intervenire le nostre grandi compagnie petrolifere statunitensi, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture gravemente danneggiate e inizieranno a fare soldi per il Paese”.
REAZIONI INTERNAZIONALI
Opposte e contrastanti le reazioni internazionali all’operazione militare ed all’arresto di Maduro: Russia, Cina, Iran, Cuba, ma anche la Francia e la Turchia hanno sottolineato l’illegittimità dal punto di vista del diritto internazionale, dell’operazione Usa. Più cauta l’Unione Europea, che ha chiesto moderazione per evitare una escalation. Sostegno all’operazione statunitense da parte del presidente argentino Milei e della governatrice di Puerto Rico. Il Segretario Generale dell’Onu Guterres sostiene che le modalità della cattura di Maduro rappresentano un “pericoloso precedente”.
LA CINA
Particolarmente interessata al futuro del Venezuela è la Cina, che negli ultimi ha stabilito con il paese latino americano rapporti economici e finanziari molto stretti. Pechino ha infatti investito miliardi di dollari nelle infrastrutture energetiche venezuelane e ha fornito credito in cambio di petrolio. Le esportazioni di greggio venezuelano verso la Cina sono state consistenti, alimentando la domanda energetica cinese nel medio termine. Per Pechino, la crisi venezuelana non riguarda solo PetroChina o Cnooc come partner commerciali: è parte di uno scontro più ampio con gli Stati Uniti per l’accesso alle risorse, alle rotte commerciali e ai mercati in America Latina.
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