Veneto, Federcontribuenti: i dati confermano il rallentamento, servono risposte concrete per imprese e lavoro
“I recenti dati presentati da Banca d’Italia e Confindustria Veneto confermano quello che denunciavamo già durante la campagna elettorale: la locomotiva del Veneto si sta fermando”. Lo sottolinea in una nota il presidente di Federcontribuenti Marco Paccagnella il quale rileva come nel 2025 “l’attività economica in Veneto è rimasta sui livelli dell’anno precedente. Il prodotto regionale è rimasto sostanzialmente stazionario allo 0,1%, ben al di sotto della media nazionale dello 0,5%. La produzione manifatturiera è risultata in debole calo, il fatturato si è ridotto in termini reali e gli investimenti sono cresciuti a ritmi modesti”. E il quadro per le imprese, fa presente Paccagnella, e’ preoccupante: Export in calo: le vendite negli Stati Uniti, terzo mercato di sbocco dei prodotti veneti, sono calate nel complesso del 2025. Tra agosto 2025 e marzo 2026 l’export delle PMI venete verso gli Usa segna un -4,1%. Produzione che frena: in Veneto Est la produzione manifatturiera nel primo trimestre 2026 cresce solo dello 0,8% su base annua, rallentando dal +2,6% del quarto trimestre 2025. Per aprile-settembre 2026 il 25,2% delle imprese prevede un calo produttivo. Meno imprese e meno lavoro: nel primo trimestre 2025 le imprese venete sono calate dello 0,8%. Sul fronte occupazionale il 2025 si chiude con 14.600 posti in più, ma con un netto ridimensionamento della crescita e un aumento di cessazioni e licenziamenti, soprattutto in tessile-abbigliamento e occhialeria.
“Per anni il Veneto – ricorda Federcontribuenti – è stato il motore del Paese. Oggi quel motore va in affanno” dichiara [il tuo nome]. “Avevamo lanciato l’allarme in campagna elettorale e oggi i numeri ci danno ragione. Non possiamo più permetterci propaganda. Servono subito 3 priorità: energia a costi sostenibili per le PMI, politiche industriali che tutelino i settori in crisi, e investimenti su formazione e lavoro per trattenere i giovani in Veneto. Il rischio è che la debole ripresa attuale non si trasformi in un vero ciclo espansivo. Per il biennio 2026-27 il rischio geopolitico continuerà a condizionare l’attività delle imprese industriali – conclude Paccagnella – e gli investimenti sono previsti in riduzione”.