Cambiamento climatico, per due italiani su tre il caldo ha peggiorato la qualità della vita
Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una realtà che incide già oggi sulla qualità della vita nelle aree urbane.
È quanto emerge dall’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per RENAEL, Rete nazionale delle agenzie energetiche locali, che fotografa la percezione dei cittadini sugli effetti delle ondate di calore, sulla preparazione dei territori e sulle priorità per rendere città e comuni più resilienti.
Secondo la ricerca, il 64 per cento degli italiani ritiene che il cambiamento climatico abbia già peggiorato la propria qualità della vita, una percezione particolarmente diffusa tra i giovani under 35, mentre oltre sette cittadini su dieci (71 per cento) hanno dichiarato di aver sofferto disturbi fisici legati alle elevate temperature registrate negli ultimi giorni, tra cui stanchezza, spossatezza e difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane.
La consapevolezza del fenomeno è ormai molto elevata: l’85 per cento degli intervistati considera le ondate di calore una conseguenza del cambiamento climatico e una quota analoga guarda con preoccupazione agli effetti che il riscaldamento globale potrà avere sulla qualità della vita nelle città italiane nei prossimi dieci anni.
Gli effetti del caldo incidono sempre più sulle abitudini quotidiane degli italiani. Il 68 per cento dichiara infatti di aver modificato i propri comportamenti durante l’estate: tra questi, tre su quattro evitano di uscire nelle ore più calde della giornata, la metà beve più acqua e adotta maggiori precauzioni, mentre aumenta anche il ricorso a sistemi di raffrescamento e a spazi climatizzati. Un cambiamento che riguarda anche il modo di vivere e scegliere i luoghi della quotidianità: due italiani su tre (66 per cento) affermano di desiderare di lasciare temporaneamente il luogo in cui vivono per cercare aree con un clima più fresco, come montagna, mare o zone verdi.
Se la percezione del problema è diffusa, altrettanto non si può dire del livello di preparazione dei territori. Solo il 30% degli italiani ritiene che il luogo in cui vive sia oggi adeguatamente preparato ad affrontare estati sempre più calde, mentre appena il 22 per cento giudica sufficiente l’impegno del proprio Comune nel contrastare gli effetti del cambiamento climatico.
Per i cittadini, le priorità di intervento sono chiare. La richiesta più condivisa riguarda l’aumento di alberi, parchi e aree verdi urbane, indicata dal 57 per cento degli intervistati, seguita dalla realizzazione di zone d’ombra, fontane e spazi freschi (51 per cento). Tra le altre misure considerate prioritarie figurano l’incentivazione delle energie rinnovabili e delle comunità energetiche, una migliore gestione dell’acqua e del rischio allagamenti, il potenziamento della mobilità sostenibile, la riduzione del consumo di suolo e la riqualificazione energetica degli edifici.
La ricerca evidenzia anche una forte disponibilità dei cittadini a sostenere concretamente il cambiamento. Il 95 per cento degli italiani dichiara, infatti, di essere disposto ad accettare i disagi temporanei legati ai cantieri qualora il proprio Comune realizzasse interventi per contrastare il caldo, come nuovi alberi, ombreggiature, piste ciclabili o interventi sugli edifici.
Infine, sul tema delle responsabilità, un terzo degli italiani (33 per cento) attribuisce al Governo il ruolo principale nella risposta al cambiamento climatico, mentre quasi un intervistato su tre ritiene che la sfida debba essere affrontata da tutti gli attori – istituzioni, imprese e cittadini – attraverso un impegno condiviso.
“I dati della ricerca dell’istituto Piepoli dimostrano come “l’emergenza” dovuta al caldo sia entrata pienamente nella quotidianità dei cittadini. Non mi sorprende che per la maggioranza l’impegno dei Comuni nel contrasto al cambiamento climatico è giudicato ancora insufficiente. I sindaci stanno mettendo in campo gli strumenti che hanno a disposizione, la chiave per uscire dalla fase emergenziale è la pianificazione, il dato da restituire alla politica è che il 95% degli intervistati sono pronti ad accettare disagi temporanei pur di realizzare interventi contro il caldo nelle città dove vivono” ha commentato Benedetta Brighenti, Direttrice Generale di RENAEL e Presidente di AESS.
L’indagine è stata realizzata da Istituto Piepoli per RENAEL il 6 e 7 luglio 2026 attraverso 500 interviste CATI/CAWI su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne.