Trump ancora vs Meloni. Su Iran e Ucraina Italia ha tenuto il punto (a ragion veduta). Ma quanto dipende da UsaTrump torna ad attaccare Giorgia Meloni. Come un amante deluso – l’Italia non si è fatta trascinare nella ‘sconfitta’ in Iran e ha invece perseguito l’appoggio all’Ucraina dove la Russia sta perdendo terreno – parla da Truth confermando come la premier italiana lo abbia implorato di farsi la foto con lui e come, ora che gli Stati Uniti hanno la meglio nella guerra in Iran, vorrebbe ricucire. Anche perché – spiega Trump – la Meloni sta perdendo consenso elettorale forse proprio per il fatto di non averlo seguito nelle decisioni – prese unilateralmente – in merito al Medioriente.
STORIA DIVERSA DA QUELLA DI TRUMP: MELONI HA PERSO REFERENDUM GIUSTIZIA A CAUSA DELL’ANTIPOPOLARITA DEL PRESIDENTE USA. ITALIA HA EVITATO DI ESSERE TRASCINATA IN SCONFITTA IN IRAN E HA PERSEGUITO APPOGGIO A UCRAINA VERSO LA VITTORIA
La storia è un po diversa. Giorgia Meloni ha ‘subito’ l’antipopolarità in Italia di Trump proprio nel corso del referendum sulla Giustizia, come all’epoca riportato anche da Le Monde, che ha pagato in termini di voti. Inoltre il governo italiano ha detto no alla guerra in Iran e si all’appoggio all’Ucraina. In direzione diametralmente opposta alle politiche Usa.
Il problema resta quanto l’Italia può permettersi di litigare con Trump.
MELONI-TRUMP, IL PARADOSSO ITALIANO: QUANTO POSSIAMO PERMETTERCI DI LITIGARE CON WASHINGTON?
Fino a pochi mesi fa erano il simbolo di una sintonia politica che sembrava destinata a rafforzarsi nel tempo. Donald Trump definiva Giorgia Meloni una leader “fantastica”, la presidente del Consiglio era stata l’unica leader europea presente al suo insediamento e molti osservatori la indicavano come il possibile punto di contatto tra la nuova amministrazione americana e un’Europa sempre più diffidente verso Washington.
Oggi quella fotografia appare lontana.
Le tensioni emerse dopo il G7 di Évian hanno incrinato ulteriormente un rapporto che sembrava solido. Trump, intervenendo alla televisione italiana, aveva sostenuto che Meloni avrebbe addirittura insistito per ottenere una fotografia insieme a lui. La premier aveva replicato a stretto giro con fermezza, definendo quelle affermazioni “totalmente inventate” e dicendosi sorpresa dal modo in cui il presidente americano si rapporta agli alleati occidentali.
Al di là del clamore politico, il confronto tra Roma e Washington solleva però una questione molto più concreta e meno emotiva: quanto è realmente autonoma l’Italia nei confronti degli Stati Uniti?
La risposta non riguarda soltanto la diplomazia. Riguarda il gas che utilizziamo per riscaldare le case, l’energia che alimenta le nostre industrie, le esportazioni che sostengono il sistema produttivo e persino la presenza militare americana sul territorio nazionale.
DAL GAS RUSSO AL GAS AMERICANO DI TRUMP

INFOGRAFICA TRUMP CONTRO MELONI. ITALIA HA TENUTO IL PUNTO SU GUERRA IN IRAN E APPOGGIO A UCRAINA. A RAGION VEDUTA. MA QUANTO DIPENDE DA STATI UNITI
L’invasione russa dell’Ucraina ha rappresentato uno spartiacque nella politica energetica italiana.
Fino al 2021 la Russia era il principale fornitore di gas del nostro Paese. La progressiva chiusura di quel canale ha costretto il governo italiano a cercare alternative in tempi rapidissimi. Sono stati rafforzati i rapporti con Algeria e Azerbaijan, sono stati realizzati nuovi rigassificatori e si è puntato con decisione sul gas naturale liquefatto trasportato via nave.
A beneficiare maggiormente di questa trasformazione sono stati gli Stati Uniti.
Nel 2021 il GNL proveniente dagli Usa rappresentava appena l’8,5% delle importazioni italiane di gas liquefatto. Nel 2022 la quota è balzata al 27,9%, nel 2023 ha raggiunto il 31%, nel 2024 il 36,2% e nel 2025 si è attestata tra il 44,3% e il 47,4% del totale. In sostanza, quasi una nave di GNL su due che arriva nei terminali italiani parte dagli Stati Uniti.
È un cambiamento profondo, avvenuto in pochi anni.
L’Italia ha ridotto drasticamente la dipendenza energetica dalla Russia, ma nel farlo ha costruito un nuovo rapporto di forte interdipendenza con Washington.
UNA DIPENDENZA DIVERSA, MA PUR SEMPRE UNA DIPENDENZA
Naturalmente il paragone con il passato va maneggiato con cautela.
Gli Stati Uniti sono un alleato storico, una democrazia occidentale e un partner inserito nelle stesse strutture di sicurezza dell’Italia. Tuttavia, dal punto di vista economico, il risultato è evidente: una parte crescente della nostra sicurezza energetica dipende dalle scelte di un altro Paese.
Anche considerando l’insieme degli idrocarburi, il peso americano è aumentato rapidamente.
NEL 2021 USA ERA IL 10′ FORNITORE ENERGETICO DELL’ITALIA. NEL 2022 ERA AL 5′ POSTO. NEL 2024 AL QUARTO POSTO. PASSA DA UNA QUOTA DEL 2,3% NEL 2021 AL 10,6% NEL 2024
Nel 2021 gli Stati Uniti erano soltanto il decimo fornitore energetico dell’Italia, con una quota del 2,3%. Nel 2022 erano già saliti al quinto posto con il 6,6%, mentre nel 2024 sono diventati il quarto fornitore nazionale con una quota del 10,6%.
Anche il petrolio racconta la stessa storia.
Nel 2025 circa il 9% del greggio importato dal nostro Paese proveniva dagli Stati Uniti. Nei primi mesi del 2026 la quota si è attestata intorno all’8%.
Non sono numeri tali da determinare un controllo assoluto, ma sono sufficienti per ricordare che le relazioni internazionali hanno conseguenze concrete sulla vita quotidiana delle persone.
Dietro ogni bolletta ci sono infatti equilibri geopolitici molto più fragili di quanto siamo abituati a immaginare.
GLI STATI UNITI ‘COMPRANO’ ANCHE UNA PARTE DELL’ITALIA. USA ASSORBONO IL 10% DELL’INTERO EXPORT ITALIANO
L’interdipendenza non riguarda soltanto l’energia.
Gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati più importanti per il made in Italy.
Nel 2024 le esportazioni italiane verso gli Usa hanno raggiunto i 64,8 miliardi di euro. Nel 2023 erano state addirittura pari a 67,2 miliardi, mentre nel 2022 si erano fermate a 64 miliardi. Nei primi mesi del 2025 l’export italiano verso il mercato americano risultava in crescita del 9%, attestandosi a 52,4 miliardi di euro.
Tradotto in termini percentuali, gli Stati Uniti assorbono oltre il 10% dell’intero export italiano.
Moda, agroalimentare, farmaceutica, meccanica, automotive, arredamento: migliaia di imprese italiane dipendono dalla capacità di vendere oltreoceano.
Per questo ogni minaccia di nuovi dazi, ogni irrigidimento diplomatico e ogni cambio di rotta alla Casa Bianca vengono osservati con preoccupazione dal mondo produttivo italiano.
LE BASI AMERICANE IN ITALIA: IL VOLTO MENO VISIBILE DELL’ALLEANZA
Esiste poi un altro aspetto che raramente entra nel dibattito pubblico ma che contribuisce a definire la profondità del rapporto tra Roma e Washington.
L’Italia ospita una delle più significative presenze militari statunitensi al di fuori del territorio americano.
Ad Aviano, in Friuli Venezia Giulia, si trova una delle principali basi aeree Usa in Europa. A Vicenza hanno sede Camp Ederle e Caserma Del Din, fulcro delle attività della 173a Brigata Aviotrasportata.
A Sigonella, in Sicilia, operano assetti fondamentali per il controllo del Mediterraneo, inclusi droni e velivoli di sorveglianza. Napoli ospita il comando delle forze navali statunitensi in Europa e in Africa, mentre Gaeta rappresenta uno dei punti di riferimento logistici della Sesta Flotta.
Questa rete di installazioni è il risultato di accordi consolidati da decenni e testimonia il ruolo centrale dell’Italia nella strategia della NATO sul fianco meridionale dell’Alleanza.
In altre parole, il rapporto con Washington non nasce né finisce con i rapporti personali tra due leader politici. È una relazione costruita nel corso di oltre settant’anni.
LA LEZIONE DELLA STORIA RECENTE
L’Italia ha imparato quanto possa essere rischioso affidare una parte troppo consistente del proprio fabbisogno energetico a un unico interlocutore internazionale.
La crisi del gas seguita alla guerra in Ucraina ha dimostrato quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri geopolitici e quanto elevato possa essere il prezzo economico delle dipendenze.
La diversificazione perseguita negli ultimi anni è stata una risposta necessaria all’emergenza. Tuttavia, la crescente centralità degli Stati Uniti pone una nuova sfida: evitare che la soluzione adottata ieri si trasformi nella vulnerabilità di domani.
Questo non significa mettere sullo stesso piano la Russia e gli Stati Uniti. Significa piuttosto prendere atto di una realtà: anche tra alleati esistono interessi nazionali che possono divergere.
Trump lo ha dimostrato durante il suo primo mandato con l’introduzione di dazi verso partner storici. E la sua nuova stagione politica lascia intendere che il principio dell'”America First” continuerà a orientare molte delle decisioni della Casa Bianca.
Oltre le polemiche
Le tensioni tra Meloni e Trump probabilmente rientreranno. La storia delle relazioni internazionali è fatta di incomprensioni, dichiarazioni sopra le righe e successive ricuciture diplomatiche.
Ciò che resterà, però, è la consapevolezza di quanto il rapporto tra Italia e Stati Uniti sia diventato complesso e stratificato.
Da una parte c’è il gas che alimenta il sistema energetico nazionale. Dall’altra c’è il mercato americano, decisivo per la crescita delle imprese italiane. Sullo sfondo si estende una cooperazione militare che attraversa intere generazioni e che continua a rappresentare uno dei pilastri della sicurezza occidentale.
Per questo la domanda da porsi non è se l’Italia possa permettersi qualche divergenza con Washington. Tra alleati maturi il dissenso è fisiologico.
La vera domanda è un’altra: quanto siamo preparati a gestire un mondo nel quale persino i rapporti più solidi possono diventare improvvisamente più complicati?
La geopolitica non si misura nelle fotografie, nei sorrisi o nelle battute scambiate davanti alle telecamere. Si misura nelle navi che attraccano nei porti, nei contratti firmati dalle imprese, nelle basi militari che punteggiano il territorio e nelle bollette che arrivano ogni mese nelle case degli italiani.
Ed è forse proprio questo il paradosso italiano: mentre la politica discute e i leader si scontrano, il legame tra Roma e Washington continua a passare attraverso la vita quotidiana di milioni di cittadini. Un intreccio di interessi, sicurezza ed economia che rende la distanza tra i due Paesi molto più difficile da immaginare di quanto suggeriscano le polemiche del momento
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