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News16 Giugno 2026 11:48

Stretto di Hormuz: per la ripresa totale dei transiti di petrolio e gas serviranno settimane

Roma - La prudenza degli armatori frena l’ottimismo dopo l’accordo di pace annunciato da Donald Trump. Il comparto richiede il coordinamento con i governi e gli assicuratori prima di riavviare i transiti.

Il ripristino effettivo e in totale sicurezza del traffico marittimo commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz richiederà diverse settimane, ciò a causa del fatto che le principali compagnie di navigazione globali e gli armatori internazionali non intendono riprendere le rotte fino a quando non avranno l’assoluta certezza che l’accordo di pace siglato tra Stati Uniti e Iran sia concreto, stabile e sostanziale. È quanto emerge da un’intervista esclusiva pubblicata dal quotidiano economico britannico Financial Times. La fonte diretta di questo quadro analitico è Jotaro Tamura, amministratore delegato della Mitsui OSK Lines, uno dei tre più grandi colossi del trasporto marittimo giapponese e tra i principali operatori di petroliere a livello globale.

Le valutazioni espresse dal top management descrivono uno scenario denso di cautela che contrasta con le immediate reazioni politiche. “Considerate le esperienze degli ultimi due mesi, penso sia ragionevole supporre che potrebbero volerci almeno un paio di settimane, se non un mese”, aveva spiegato Tamura al Financial Times, parlando poco prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lanciasse l’annuncio ufficiale del raggiungimento di un’intesa diplomatica per porre fine alla guerra in Iran.

L’IMPATTO DEL CONFLITTO SULLE FORNITURE ENERGETICHE ED ECONOMICHE MONDIALI

L’evoluzione della crisi e le puntuali analisi della guerra in Iran rimangono sotto la lente d’ingrandimento degli osservatori internazionali, supportate anche da strumenti di monitoraggio specialistici come la newsletter Reuters Iran Briefing. Le ostilità belliche, divampate originariamente alla fine di febbraio del 2026, hanno provocato una paralisi quasi totale dei trasporti marittimi lungo questo corridoio oceanico fondamentale. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita infatti abitualmente circa un quinto dell’intera offerta mondiale di petrolio greggio e di gas naturale liquefatto (GNL), ma l’impatto del blocco ha colpito duramente anche i flussi commerciali di altre materie prime essenziali per l’industria e l’agricoltura, quali l’alluminio e l’urea.

In questa cornice di prolungata inattività forzata si misura il peso specifico delle dichiarazioni della Mitsui OSK Lines, la cui imponente flotta commerciale conta un patrimonio complessivo di oltre 900 imbarcazioni operative, all’interno della quale trovano spazio navi portarinfuse, navi cisterna e traghetti. La formalizzazione dell’intesa tra Washington e Teheran non ha modificato l’approccio prudenziale di Tamura e dei suoi analisti. In una nota ufficiale trasmessa via e-mail direttamente alla redazione di Reuters, la Mitsui OSK Lines ha confermato la propria linea rigorosa: “Riconosciamo che ci sono segnali di un possibile cessate il fuoco. Tuttavia, le operazioni non riprenderanno finché la sicurezza non sarà sufficientemente confermata”.

I NODI BUROCRATICI TRA POLIZZE ASSICURATIVE E RETORICA SOCIAL

La riattivazione dei transiti commerciali in un quadrante così pesantemente destabilizzato non risponde a un semplice automatismo politico, ma esige l’adempimento di precisi e complessi passaggi amministrativi e assicurativi. Come esplicitato dallo stesso gruppo armatoriale di Tokyo, “La ripresa del transito richiederà uno stretto coordinamento con i governi dei paesi interessati, le compagnie assicurative e le altre parti interessate”. La necessità di rinegoziare le polizze di copertura per i rischi bellici e di pianificare i viaggi in sicurezza rappresenta una realtà operativa che si scontra, almeno sul piano temporale, con le dichiarazioni pubbliche dei leader politici.

Ieri, infatti, il presidente Donald Trump ha pubblicato un post sulla propria piattaforma Truth Social dai toni decisamente ottimistici, assicurando che le navi cariche di petrolio stanno già ricominciando a muoversi e ad abbandonare lo stretto, “percorrendo l’autostrada meridionale, che è totalmente sicura, protetta e incontaminata”. Questa visione contrasta tuttavia con la complessità documentata sul campo durante la crisi. Ne sono un esempio le immagini emblematiche raccolte nei mesi scorsi, come gli scatti d’archivio del 6 maggio 2026 che mostrano una petroliera forzatamente attraccata nel porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, proprio a causa dei severi limiti imposti alla navigazione nello Stretto di Hormuz dal duro scontro militare che ha visto contrapposti gli Stati Uniti e Israele all’Iran.