Quando la forza in azione trasforma la possibilità in realtà.
Gli altri siti del gruppo:

Categorie

Accesso

News19 Giugno 2026 18:08

Stop totale al Gnl russo dal 2027: Bruxelles vieta la vendita anche fuori dai confini dell’Ue

Roma - La Commissione Europea avverte i colossi dell’energia: il bando colpirà ogni trasferimento commerciale, impedendo di dirottare i carichi verso l’Asia. A rischio contratti per oltre 10 miliardi di euro.

Stop totale al Gnl russo dal 2027: Bruxelles vieta la vendita anche fuori dai confini dell’Ue

A partire dal 1° gennaio 2027, per le aziende con sede nell’Unione Europea calerà una barriera definitiva su qualsiasi attività legata al gas naturale liquefatto (Gnl) di provenienza russa. La Commissione Europea ha infatti chiarito che il bando non riguarderà soltanto le importazioni dirette verso il territorio comunitario, ma si estenderà a ogni forma di intermediazione e commercio, precludendo agli operatori Ue la possibilità di vendere tali carichi a acquirenti situati in paesi terzi. La notizia, riportata dall’agenzia Reuters, mette fine a mesi di incertezze interpretative che avevano spinto diverse multinazionali dell’energia a sperare in una gestione più flessibile delle sanzioni per tutelare i propri asset e i contratti a lungo termine ancora in vigore con Mosca. L

A LETTERA CHE PONE FINE ALL’AMBIGUITÀ NORMATIVA

Il documento che ha raggelato le aspettative dei grandi importatori è una missiva ufficiale datata 1° giugno, partita dagli uffici del Commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen. Destinatario della comunicazione è Poten and Partners, una nota società di intermediazione marittima e consulenza nel settore energetico. Nel testo viene esplicitato un passaggio che non lascia spazio a dubbi: “Il divieto impedisce alle aziende di commercializzare il Gnl russo verso paesi terzi, poiché non è rilevante se il Gnl russo sia destinato all’UE o meno”. Secondo quanto confermato da un portavoce della Commissione, questa linea riflette in modo rigoroso le linee guida aggiornate pubblicate già alla fine del 2025, confermando la volontà politica di recidere ogni legame commerciale con la filiera del gas liquefatto russo entro il termine stabilito.

IL MURO BUROCRATICO CONTRO IL GAS DI MOSCA

Fino a questo chiarimento, il panorama sanzionatorio era apparso vago a molti attori del mercato. Diverse società europee che detengono accordi di fornitura pluriennali avevano ipotizzato di poter gestire l’embargo dirottando semplicemente le navi cisterna verso mercati extra-europei, come quelli asiatici o sudamericani. Tuttavia, la posizione di Bruxelles è ora cristallina: “Il trasferimento di Gnl russo da parte di operatori dell’Unione, indipendentemente dalla destinazione finale, è vietato nel contesto del divieto di importazione”. Questa interpretazione estensiva trasforma il bando in un vero e proprio divieto di commercio globale per chiunque operi sotto la giurisdizione dell’Unione, rendendo illegale anche la semplice rivendita del combustibile al di fuori dei confini europei.

COLOSSI ENERGETICI IN TRAPPOLA TRA CONTRATTI E SANZIONI

La direttiva colpisce al cuore le strategie di gruppi come la spagnola Naturgy, la francese TotalEnergies e la tedesca SEFE. Queste aziende sono titolari di contratti a lungo termine legati principalmente al progetto Yamal LNG nell’Artico russo, un impianto che lo scorso anno ha garantito all’Europa quasi 15 milioni di tonnellate metriche di gas, un dato che peraltro risulta in crescita nel 2026. Se la tedesca SEFE ha già fatto sapere, tramite un proprio portavoce, di ritenere la lettera coerente con la propria interpretazione delle norme e di essere pronta a conformarsi, per altri attori la situazione è molto più complessa. TotalEnergies, ad esempio, detiene una quota del 20% nel progetto Yamal (al fianco della russa Novatek e della cinese CNPC) e aveva già ventilato a febbraio la possibilità di cedere la propria partecipazione qualora fosse stato confermato il divieto di commercializzazione extra-Ue.

IL DILEMMA LEGALE DELLA FORZA MAGGIORE

Per la spagnola Naturgy, la posta in gioco è altissima: la banca centrale ha avvertito che il bando potrebbe influenzare impegni d’acquisto per un valore stimato di 10,95 miliardi di euro. Il responsabile legale della società, Manuel García Cobaleda, aveva ipotizzato che le sanzioni potessero configurare una clausola di “forza maggiore”, permettendo di sciogliere i contratti senza penali. Tuttavia, Cobaleda ha ammesso che il diritto civile e i contratti stessi impongono alle parti di “adoperarsi per mitigare il danno”. Fino ad ora, tale mitigazione era stata identificata proprio nella possibilità di spedire i volumi di gas altrove, un’opzione che Bruxelles ha ora ufficialmente sbarrato. Con la chiusura di questa via d’uscita, le aziende si trovano schiacciate tra l’impossibilità legale di commerciare il prodotto e l’obbligo contrattuale verso i fornitori russi, aprendo la strada a potenziali e colossali contenziosi internazionali.