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AEROSPAZIONEWS31 Marzo 2026 18:01

Spazio, lancio Artemis II, Reibaldi (MVA): “la nuova corsa alla Luna è tra USA e Cina”

Spazio, lancio Artemis II, Reibaldi (MVA): “la nuova corsa alla Luna è tra USA e Cina”

(AGEEI/Aerospazionews) – “La nuova corsa per far tornare l’umanità sulla Luna è essenzialmente tra Stati Uniti e Cina: considerando i risultati e la pianificazione del programma umano lunare cinese, il rischio che vi arrivino prima degli USA è molto concreto”.

E’ quanto sostiene l’ing. Giuseppe Reibaldi, oltre 35 anni di carriera nell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e oggi presidente della Moon Village Association (MVA), in questa intervista a AGEEI/Aerospazionews rilasciata alla vigilia della missione Artemis II che dovrà circumnavigare la Luna. Il lancio della capsula Orion, con quattro astronauti a bordo, è attualmente confermato per giovedì 2 aprile alle 00:24 (ora italiana) con il gigantesco vettore SLS dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral in Florida.

Qual è il significato storico e tecnologico di questa missione che riporterà un equipaggio umano vicino alla Luna?

“Questa missione rappresenta storicamente un nuovo inizio per l’umanità perché, a differenza delle missioni Apollo (1967-1972) che hanno portato gli americani sulla Luna per la prima volta per ragioni esclusivamente politiche (la competizione con l’Unione Sovietica durante la guerra fredda), Artemis è un ritorno alla Luna per una presenza continua e sostenibile. Si ritorna sulla Luna per rimanerci, non per stabilire un record. Da circa 10 anni, la Luna è diventata un obiettivo importante per tante Nazioni, visti gli interessi economici e strategici. Questo include il coinvolgimento, oltre agli Stati Uniti, anche di Cina, India, Russia, Giappone, Corea del Sud, Italia, Europa e altri. Considerando la molteplicità di attori coinvolti, nel 2017 è stata creata la Moon Village Association, un’organizzazione non governativa che agisce come piattaforma per favorire la cooperazione pacifica per l’esplorazione ed utilizzazione della Luna. Dal punto di vista tecnologico, la missione Artemis include delle grandi novità rispetto alle missioni Apollo, in tutti i settori ma in modo visibile nella parte di comunicazione ed informatica. L’umanità sarà in grado di condividere con gli astronauti a bordo della missione delle immagini della Terra e dalla Luna ad alta definizione. Questo ci permetterà di vivere, in tempo reale, l’emozione della Terra vista dallo spazio profondo. Consiglio di seguire la missione…”.

Come valuta i ritardi di questo lancio e la riorganizzazione del programma Artemis annunciata dalla NASA?

“Il programma Artemis, iniziato formalmente nel 2017 sotto la prima presidenza Trump, prevedeva il ritorno sulla Luna per il 2024. Il programma ha accumulato molti ritardi e, dunque, aumenti di budget importanti. Questi sono stati legati a varie ragioni, tra cui: mancanza di priorità politica del programma, difficoltà tecnologiche, necessità di coinvolgere industrie in gran parte degli Stati Uniti e una riduzione di efficienza tecnica della NASA come cliente del programma. Quest’ultimo fattore aveva portato a definire il programma Artemis con un grande livello di complessità, possibilmente non compatibile con il calendario ed il budget disponibile. Fino a pochi giorni fa, il programma includeva il Lunar Gateway, una mini-stazione in orbita intorno alla Luna. Questa stazione non era necessaria per il ritorno sul nostro satellite naturale, ma era un possibile trampolino per viaggi verso Marte, considerata una meta molto importante. Inoltre, il programma si basava essenzialmente su elementi sviluppati direttamente dalla NASA come il lanciatore Space Launch System (SLS) e la capsula Orion, che hanno avuto essi stessi dei ritardi ed extra costi di sviluppo e costi di operazione molto importanti. Al momento della nascita di Artemis, il pericolo della Cina come competitore per l’allunaggio umano sulla Luna non era presente. Attualmente, considerando i risultati e la pianificazione del programma umano lunare cinese, il rischio che arrivino sulla Luna prima degli Stati Uniti è molto concreto. Questo ha provocato un’accelerazione nella priorità politica del programma Artemis. Il nuovo amministratore della NASA, Jared Isaacman, nominato nel dicembre del 2025, ha ricevuto un’istruzione da parte del presidente Trump per ritornare sulla Luna entro il 2028. Questa istruzione ha messo in moto un processo di riorganizzazione di Artemis, non ancora terminato, che è stato reso più efficiente di prima, eliminando il Lunar Gateway ed aumentando il ruolo delle industrie private come SpaceX (Musk) e Blue Origin (Bezos). Ritengo questi cambiamenti necessari ed utili per un’esplorazione sostenibile della Luna, anche se purtroppo arrivano un po’ tardi”.

Che ruolo avranno l’Europa e, in particolare, l’Italia nelle future missioni di esplorazioni della Luna?

“L’Europa ha un ruolo importante nel programma Artemis che, per la prima volta, include dei componenti essenziali non americani, come il modulo di servizio fornito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Al momento, non avendo la NASA ancora terminato la riorganizzazione, l’ESA fornisce almeno altri 2-3 moduli di servizio per le missioni Artemis 3, 4 e 5. Questo contributo dovrebbe permettere ad un astronauta europeo di essere parte di una delle prossime missioni Artemis, anche se non ancora annunciato. L’ESA ha un ruolo primario nel Lunar Gateway con 2 moduli forniti alla NASA, entrambi costruiti a Torino da Thales Alenia Space. Purtroppo, come indicato, il programma è spostato a tempo indeterminato, che equivale ad eliminarlo. Questa grave situazione deve essere ancora assimilata dall’ESA per capire come agire. L’Italia ha un doppio ruolo nel programma Artemis e cioè attraverso l’ESA e anche con accordi bilaterali tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e la NASA. In particolare, l’Italia potrebbe fornire il Modulo Abitativo Multi-Uso (Multi-Purpose Habitat – MPH) come abitazione per gli astronauti sulla superficie della Luna. Se questo accordo fosse finalizzato, farebbe dell’Italia il primo Paese europeo, se non mondiale, ad avere un modulo sulla superficie lunare. Inoltre, tramite questa fornitura, oltre alle importanti ricadute tecnologiche e di immagine per il Sistema Paese, offrirebbe anche la possibilità di avere un astronauta italiano sulla superficie della Luna, probabilmente come primo europeo”.

Come si svolgerà la gara tra USA e Cina per tornare con un equipaggio umano sulla superficie lunare?

“Come dicevo, la nuova corsa per far tornare l’umanità sulla Luna è essenzialmente ridotta a Stati Uniti e Cina. Gli USA sono già stati sulla Luna nel 1969, quindi si tratta di un ritorno per rimanerci; per la Cina si tratterebbe della prima volta. Questa differenza porta una grande determinazione politica da parte della Cina, ma attualmente la priorità è divenuta anche per gli Stati Uniti. La Cina punta a fare atterrare i suoi astronauti, che chiamano takionauti, entro il 2030. Gli Stati Uniti ufficialmente entro il 2028, ma ci sono difficoltà, credo, a mantenere quella data secondo anche delle valutazioni interne agli Stati Uniti. La Cina punta ad un allunaggio con una strategia più convenzionale, simile a quella delle missioni Apollo, quindi più semplice ma con una sostenibilità da essere verificata visto che al momento non si riusa alcun elemento. Gli Stati Uniti puntano invece ad un allunaggio con una strategia più complessa, perché pianifica una riutilizzazione dei componenti importante e con delle capacità di trasporto sulla superficie lunare molto elevate, circa 100 tonnellate. Difficile fare previsioni, ma quello che conta è che l’umanità ritornerà sulla Luna tra il 2028 e 2030 per rimanerci, indipendentemente da chi sarà il primo. E questo offrirà all’umanità la possibilità di espandersi permanentemente oltre la Terra, offrendo nuove prospettive di collaborazione internazionale per fare della Luna un laboratorio di pace”.

www.moonvillageassociation.org

www.ageei.eu