Spazio, lancio Artemis II, Longobardo (INAF): “conosciamo la Luna, ma restano tanti interrogativi”
(AGEEI/Aerospazionews) – “La Luna è il corpo celeste che conosciamo meglio, ma la scoperta di molecole d’acqua ai poli negli anni ‘90 ha inaugurato un nuovo capitolo dell’esplorazione, sollevando nuovi interrogativi”.
E’ quanto ha dichiarato il dott. Andrea Longobardo, primo ricercatore e planetologo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ed esperto di asteroidi e comete, in questa intervista a AGEEI/Aerospazionews rilasciata alla vigilia della partenza della missione Artemis II che porterà quattro astronauti a circumnavigare la Luna. Il lancio della capsula Orion è attualmente confermato per giovedì 2 aprile alle 00:24 (ora italiana) con il gigantesco vettore SLS dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral in Florida.
Quanto è approfondita, ad oggi, la nostra conoscenza scientifica della Luna?
“La Luna è stato il primo corpo celeste studiato dall’esplorazione spaziale, sia robotica che umana, e quindi è quello che conosciamo meglio. Il programma Apollo, ad esempio, ci ha permesso di comprendere l’origine della Luna (nata dall’impatto di un corpo celeste sulla Terra, i cui detriti si sono aggregati in un oceano di magma poi solidificatosi), gli eventi principali che ne sono seguiti (impatti e vulcanesimo) e i rischi per l’esplorazione umana. La scoperta di molecole d’acqua ai poli negli anni Novanta ha inaugurato un nuovo capitolo dell’esplorazione, sollevando però nuovi interrogativi. Ad esempio: quando si sono verificati gli ultimi eventi vulcanici? perché l’evoluzione del lato visibile differisce da quella del lato nascosto? in che modo i lunamoti (sismi lunari) e i lava tubes (tunnel scavati dalla lava) influenzeranno la futura presenza stabile dell’uomo sulla Luna?”.
Come sono destinate a cambiare le attività di ricerca sulla Luna grazie al programma Artemis?
“Rispetto ai programmi degli anni Sessanta e Settanta, l’obiettivo strategico è cambiato. Se le missioni Apollo (NASA) e Luna (URSS) miravano a dimostrare la capacità di atterraggio e a prelevare rocce da riportare a Terra, il programma Artemis punta ad utilizzare la Luna come base permanente. Quindi, da una parte, si punterà a conoscere l’abbondanza e la possibilità di utilizzo di acqua e metalli, le insidie dell’ambiente lunare (per esempio i lunamoti durano molto di più dei nostri terremoti) e come affrontarle (i lava tubes sarebbero una protezione contro le radiazioni che colpiscono il suolo lunare). Dall’altra, si utilizzerà la Luna come osservatorio astronomico, sfruttando la sua mancanza di atmosfera e l’assenza di interferenze radio nel lato nascosto”.
Diverse ultime missioni robotiche sulla Luna non hanno avuto tutte successo. Qual è il suo parere in merito?
“Mentre, fino al decennio scorso, l’esplorazione lunare era prerogativa quasi esclusiva delle grandi agenzie governative (NASA – Stati Uniti, ESA – Europa, JAXA – Giappone, CNSA – Cina e ISRO – India), gli anni Venti hanno visto l’ingresso di attori privati. Gran parte degli esiti negativi ha riguardato proprio enti o aziende al loro ‘debutto’ lunare, quindi la mancanza di esperienza ha giocato un ruolo. Inoltre, i diversi tentativi di abbattere i costi hanno portato a nuove sfide tecnologiche, che hanno ovviamente un rischio maggiore. Il bilancio è comunque positivo, considerando che, negli ultimi anni, la percentuale di missioni con esito negativo è inferiore al 50%, mentre nei primi programmi di esplorazione lunare era intorno al 70%”.
Che ruolo avrà la ricerca italiana – e dell’INAF, in particolare – nelle future missioni di esplorazioni della Luna?
“L’Italia, ed in particolare l’INAF, sta coordinando o è comunque coinvolta nello sviluppo di nuova strumentazione che potrebbe caratterizzare l’ambiente lunare nel futuro. Tra i macro-progetti più grandi, annoveriamo: PRORIS, una collaborazione CNR-INAF sui metodi di estrazione di terre rare dall’ambiente lunare; EMM (Earth Moon Mars), in cui si stanno sviluppando diversi strumenti per una futura infrastruttura lunare; e Reserve Pool, un insieme di progetti selezionati dall’Agenzia Spaziale Europea e finanziati dall’Agenzia Spaziale Italiana per la futura esplorazione lunare. Inoltre, l’INAF sta guidando lo sviluppo di uno spettrometro per una missione degli Emirati Arabi (a proposito di nuovi attori…), il cui lancio è previsto nel 2028”.
(Speciale Artemis II, 4-fine)