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Energia7 Luglio 2026 12:31

Sicurezza nucleare, Isin: nel 2025 aumentano rifiuti radioattivi, cresce il rinvio del Piano Radon. LA RELAZIONE

Roma - Sicurezza nucleare, Isin: nel 2025 aumentano rifiuti radioattivi, cresce il rinvio del Piano Radon. LA RELAZIONE


L’inventario dell’ISIN registra 33.767 metri cubi di scorie nel Paese, in rialzo del 3,3% rispetto all’anno precedente. Resta invece al palo l’Osservatorio nazionale contro i rischi da gas radon a causa dei ritardi nelle nomine regionali.

L’Italia della sicurezza nucleare e della radioprotezione affronta una delicata fase di transizione energetica e normativa, stretta tra l’avanzamento dei programmi di smantellamento dei vecchi impianti, una fitta rete di trasporti sicuri e il persistente stallo burocratico che frena la prevenzione della radioattività naturale. A tracciare questo quadro è la Relazione annuale al Governo e al Parlamento presentata oggi al Senato della Repubblica dall’ISIN, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, che ha fotografato lo stato delle attività sul territorio nazionale nell’anno 2025.

Secondo quanto si legge nel documento, emerge un’incremento del volume dei rifiuti radioattivi stoccati nei depositi temporanei italiani che al 31 dicembre 2024 hanno raggiunto i 33.767 metri cubi, segnando una crescita del 3,3% su base annua dovuta al progredire del decommissioning e alle attività medico-industriali. Parallelamente, sul fronte della tutela della salute pubblica, si registra il mancato avvio formale dell’Osservatorio nazionale radon a due anni dall’adozione del Piano d’azione 2023-2032, a causa dei ritardi accumulati dalle Regioni e dalle Province autonome nella designazione dei propri rappresentanti.

I NUMERI DELL’INVENTARIO NAZIONALE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI

L’aumento volumetrico delle scorie registrato dall’Ispettorato nel 2025, calcolato sulla base dei dati raccolti tramite il portale di tracciabilità STRIMS, riflette una duplice dinamica. Da un lato, riflette l’intensificarsi dei lavori di smantellamento dei vecchi siti del programma nucleare nazionale e l’apporto dei settori della ricerca, della medicina e dell’industria; dall’altro, include il rientro alla centrale del Garigliano, avvenuto nel dicembre 2024, di una quota di rifiuti metallici che erano stati inviati in Svezia per il trattamento di fusione. La maggior parte di questo materiale deve ancora essere sottoposta ai processi finali di trattamento e condizionamento necessari a renderlo idoneo al futuro trasferimento verso il Deposito Nazionale.

A questa massa si sommeranno nei prossimi anni altri 48.000 metri cubi di rifiuti a bassa e molto bassa attività stimati per le prossime fasi di smantellamento, oltre a circa 35,87 metri cubi di scorie ad alta attività che rientreranno in Italia al termine delle operazioni di riprocessamento del combustibile esaurito attualmente eseguite all’estero. Attualmente, i rifiuti radioattivi derivanti dal passato sono custoditi in depositi temporanei all’interno degli stessi impianti di produzione, mentre quelli medici e industriali si trovano in parte presso i depositi a capacità limitata degli operatori autorizzati alla raccolta, tra i quali spiccano per rilevanza le installazioni della società Nucleco presso il Centro ENEA della Casaccia.

LO STALLO DEL PIANO RADON E IL MONITORAGGIO DEL GAS INDOOR

In assenza di incidenti, l’esposizione della popolazione italiana alle radiazioni deriva soprattutto da sorgenti naturali, in primis il gas radon, un agente radioattivo che penetra negli edifici dal sottosuolo e che rappresenta un serio rischio per la salute nei luoghi chiusi. Nonostante l’adozione del Piano nazionale d’azione per il radon (PNAR) 2023-2032, articolato su 20 azioni di cui 18 vedono il coinvolgimento diretto dell’ISIN, l’organo di monitoraggio previsto dal piano è fermo al palo per via delle mancate nomine regionali, che si sbloccheranno solo quando la Conferenza permanente Stato-Regioni comunicherà i nomi dei rappresentanti. L’unica iniziativa partita nel 2025 è stata quella coordinata dall’ISIN per la registrazione dei dati sulla concentrazione del gas.

Attraverso la sezione dedicata del sistema SINRAD, l’Ispettorato ha registrato 119.916 misurazioni della concentrazione media annuale di radon, rilevando che circa il 10% supera il livello di riferimento normativo stabilito in 300 Becquerel per metro cubo. L’ente ha inoltre incrementato la raccolta delle misure nei luoghi di lavoro effettuate dai servizi di dosimetria, avviando il primo censimento esaustivo di tali soggetti, e ha continuato a mettere a disposizione i dati aggregati sul web. Sul piano istituzionale, resta però ancora inattuato il protocollo tecnico per l’interconnessione tra le banche dati dell’ISIN e dell’Istituto Superiore di Sanità, una lacuna che rischia di impattare sull’efficacia delle azioni di prevenzione, ma sulla quale l’Ispettorato ha riaperto di recente un tavolo tecnico riscontrando un’ampia disponibilità al dialogo. L’ISIN ha infine concluso due indagini per la misurazione del radon all’interno di sedi della Pubblica Amministrazione, rilasciando una relazione tecnica e prendendo in carico due nuove richieste ispettive.

 DEPOSITO NAZIONALE E QUADRO DELLA REGOLAMENTAZIONE TECNICA

Sul delicato dossier della localizzazione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico, la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) sulla proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) sta proseguendo il suo iter. Dopo che l’Ispettorato aveva trasmesso al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) il proprio parere positivo definitivo su 51 aree, e constatata la mancanza di autocandidature da parte dei territori, il MASE ha avviato la VAS, concludendo nell’agosto 2025 la fase di consultazione e scoping con il parere della Sottocommissione VIA-VAS.

L’ISIN esprimerà il proprio giudizio finale sulla proposta di CNAI non appena questa sarà elaborata definitivamente da Sogin. Nel frattempo, l’Ispettorato ha continuato ad aggiornare la normativa tecnica pubblicando, a dicembre 2025, la Guida Tecnica sulle indagini per la qualificazione del sito del Deposito nazionale. Sono state inoltre elaborate altre due Guide Tecniche, pubblicate in consultazione pubblica tra la primavera e l’estate del 2025 e attese alla versione definitiva entro dicembre 2026: la prima riguarda le procedure per l’allontanamento dei materiali e il rilascio di aree e locali da pratiche con radiazioni ionizzanti, mentre la seconda definisce il Programma di Protezione dalle Radiazioni (PPR) per il trasporto sicuro di materiali radioattivi, identificando gli obblighi e fornendo un modello operativo agli esercenti.

TRASPORTI SICURI E LA PIATTAFORMA DI TRACCIABILITÀ STRIMS

Il settore dei trasporti di materiali radioattivi e fissili ha registrato nel 2025 una gestione ordinaria e priva di criticità operative. Grazie ai controlli dell’ISIN, sono stati movimentati sul territorio nazionale circa 170.000 colli senza che si sia verificato alcun incidente significativo per la sicurezza o la radioprotezione. L’attività di vigilanza ha coinvolto i vettori autorizzati mediante ispezioni e sopralluoghi volti a verificare lo stato dei contenitori, la classificazione dei materiali e il rispetto dei limiti di dose. I vettori attivi con decreto valido sono saliti a 125, tutti registrati sulla piattaforma informatica STRIMS, attraverso la quale sono state inviate circa 230.000 comunicazioni di trasporto.

Questo sistema ha consentito un controllo capillare e preventivo delle spedizioni, permettendo la tracciabilità delle Sorgenti Radioattive Sigillate ad Alta Attività (HASS) e l’applicazione di sanzioni per omessa registrazione o ritardi nelle comunicazioni. Nel corso dell’anno l’ISIN ha inoltre espresso pareri al MASE per il rilascio di autorizzazioni al trasporto di materiali e rifiuti, incluse le spedizioni da e verso l’estero per i trattamenti transfrontalieri, garantendo il rispetto dei criteri di equivalenza radiologica. Sul piano nazionale e internazionale, ha mostrato piena operatività il Comitato FATRAM, istituito dall’ISIN nel 2024 per contrastare i fenomeni di rifiuto o ritardo delle spedizioni conformi (Denial of Shipment). Strutturato in quattro sottogruppi di lavoro dediti a tematiche quali la formazione, la comunicazione e la semplificazione normativa, il Comitato ha svolto nel 2025 due riunioni plenarie per migliorare l’efficienza complessiva del sistema di trasporto.

LO STATO DELLE DICIASSETTE INSTALLAZIONI NUCLEARI ITALIANE

La vigilanza dell’ISIN si concentra quotidianamente sulle 17 installazioni nucleari licenziate presenti in Italia, divise tra impianti del passato programma energetico in fase di smantellamento e strutture ancora attive per la ricerca o il combustibile. Tra i siti in disattivazione figurano le centrali di Caorso, Trino, Garigliano e Latina, l’impianto Bosco Marengo e le strutture EUREX, ESSOR, ISPRA-1, ITREC e il reattore L 54 M CESNEF, per le quali è stata presentata istanza di disattivazione o, come nel caso di ISPRA-1, è stata rilasciata l’autorizzazione alle operazioni nel corso del 2025.

Restano invece in esercizio ordinario il Deposito Avogadro e i reattori di ricerca TRIGA MARK II, RSV TAPIRO e TRIGA RC1, mentre l’impianto AGN 201 dell’Università di Palermo si trova in stato di arresto a freddo per carenza di personale abilitato alla sua conduzione. L’attività istruttoria dell’Ispettorato ha portato al rilascio di oltre 50 titoli autorizzativi nel 2025, e all’inizio del 2026 è stato approvato il progetto per il trasferimento degli elementi di combustibile irraggiato Elk River all’interno dell’impianto ITREC di Rotondella verso nuove capsule idonee allo stoccaggio a secco. I controlli dell’ente seguono gli standard internazionali della IAEA e i requisiti del WENRA. L’ISIN segnala un avanzamento positivo dei lavori di disattivazione, auspicando un’azione ancora più incisiva in un clima di dialogo con Sogin per la gestione di complessi nodali come il CEMEX a Saluggia e l’ICPF a Rotondella per la cementazione dei rifiuti liquidi ad alta attività, o l’impianto IPTR a Trino per il trattamento delle resine esaurite. L’Ispettorato sottolinea che i confronti tecnici e i disallineamenti di vedute con la Sogin rappresentano una dialettica fisiologica che deve risolversi in una sintesi utile per il Paese, improntata al buon senso e al rigore scientifico. Sul fronte del combustibile irraggiato custodito nella piscina del Deposito Avogadro, nel 2025 sono state completate le trattative per l’emendamento dell’accordo bilaterale tra Italia e Francia relativo al riprocessamento all’estero.

ABILITAZIONI TECNICHE E CONTROLLI DI NON PROLIFERAZIONE

Un capitolo specifico riguarda il rilascio delle abilitazioni professionali e delle patenti per la conduzione tecnica degli impianti, gestito dall’Ispettorato del Lavoro in base ai giudizi di apposite commissioni tecniche dell’ISIN e di una commissione medica. Nel 2025 le commissioni tecniche hanno espresso 9 giudizi di idoneità professionale, rilasciando un attestato di direzione e tre patenti di supervisore per la fabbricazione del combustibile, una patente di supervisore per i reattori di ricerca e quattro abilitazioni per il trattamento dei combustibili irradiati.

La commissione medica, tuttavia, non è stata ancora istituita a causa della mancata designazione dei delegati da parte del Ministero della Salute, determinando l’assenza di giudizi sull’idoneità psico-fisica del personale. Sul fronte della sicurezza internazionale, l’ISIN opera come garante del sistema delle salvaguardie nucleari, volto a impedire l’uso militare di tecnologie civili a duplice scopo. Nel 2025 l’Ispettorato ha effettuato 18 azioni di controllo, di cui 14 ispezioni congiunte con gli organismi internazionali IAEA ed EURATOM, confermando la stabilità dei quantitativi contabili nazionali di materie detenute e la correttezza della loro applicazione. Per semplificare gli obblighi dei piccoli detentori di materie nucleari per scopi industriali o sanitari, l’ISIN ha ampliato la LOF Nazionale (National Location Outside Facility), un sistema di gestione centralizzato supportato da STRIMS che a fine 2025 includeva 56 detentori dislocati in 103 sedi. Ad aprile 2025 la LOF Nazionale è stata verificata con esito positivo da un’ispezione internazionale che ha coinvolto sette siti italiani.

PROTEZIONE FISICA DELLE STRUTTURE E RETE DI PRONTA NOTIFICA

L’attività di vigilanza dell’ISIN si estende anche alla protezione fisica passiva, ossia alle contromisure volte a prevenire sabotaggi o rimozioni illecite di materiali tramite barriere, sensori e telecamere, anche durante i trasporti. Nel 2025 sono state condotte 5 ispezioni dedicate rispetto alle 8 dell’anno precedente, e l’Ispettorato ha emesso 5 pareri per l’approvazione di nuovi piani di protezione fisica e 2 pareri per varianti, lavorando sulla base degli scenari definiti dal Ministero dell’Interno. Per quanto riguarda la gestione delle emergenze, l’Ispettorato ha condotto 13 verifiche sulle esercitazioni obbligatorie annuali degli impianti e ha garantito la continuità del servizio di reperibilità H24 del proprio Centro Emergenze Nucleari (CEN).

Il CEN fornisce supporto al CEVaD (Centro di Elaborazione e Valutazione Dati) all’interno del Servizio Nazionale di Protezione Civile per monitorare la contaminazione e informare la popolazione. A livello internazionale, l’ISIN ha gestito i flussi informativi relativi alla crisi geopolitica in Ucraina e alle tensioni in Iran tramite i canali di pronta notifica della IAEA, trasmettendo 452 comunicati di aggiornamento alla Protezione Civile e fornendo assistenza al MAECI. Nel 2025 l’Ispettorato ha svolto il ruolo di coordinatore e valutatore nazionale nell’esercitazione su vasta scala della IAEA denominata CONVEX-3, che simulava un incidente grave nella centrale rumena di Cernavoda; l’iniziativa ha permesso di testare sul campo il Piano nazionale per le emergenze radiologiche attraverso un’esercitazione di tipo “table top” coordinata dalla Protezione Civile.

RILASCIO DEI NULLA OSTA PER LE RADIAZIONI IONIZZANTI

Le attività economiche, sanitarie e industriali che prevedono l’uso di macchinari o sorgenti emettenti radiazioni ionizzanti sono soggette a controlli preventivi. L’ISIN esprime pareri tecnici vincolanti per il rilascio dei Nulla Osta di categoria A emessi dal MASE, che si concentrano per il 47% nel settore della sanità, per il 36% nell’industria e per il 17% nella ricerca. Nel corso del 2025, l’ente ha trasmesso 5 pareri per nuovi nulla osta, 29 pareri per l’aggiornamento dei provvedimenti vigenti, 7 pareri per varianti e un parere sulla relazione settennale degli esercenti, oltre a gestire pratiche per variazioni minori.

 

Sono stati inoltre emessi 36 pareri per l’aggiunta intenzionale di materie radioattive nei prodotti di consumo e un parere per la loro importazione o esportazione. Nonostante l’aumento delle pratiche e la crescente complessità tecnica delle istruttorie relative all’allontanamento dei materiali contenenti sostanze radioattive, l’Ispettorato è riuscito a smaltire quasi la totalità delle pendenze entro un termine massimo di sei mesi per le istanze più recenti, grazie alla formazione interna del personale assunto nell’ultimo triennio.

LA RETE RESORAD E I FLUSSI DEI DATI AMBIENTALI

Il monitoraggio della radioattività artificiale nell’ambiente si basa in Italia sulle reti regionali e su quelle nazionali coordinate dall’ISIN, che includono le reti automatiche GAMMA e REMRAD e la struttura RESORAD. Quest’ultima è composta dai laboratori delle 21 ARPA e APPA territoriali e di 3 Istituti Zooprofilattici Sperimentali. Il 5 giugno 2025 l’Ispettorato ha riunito i soggetti della rete nella “XLVIII Riunione della rete RESORAD”, ripristinando un appuntamento annuale che era interrotto da dieci anni. I dati dei rilevamenti trasmessi nel 2025, pari a circa 48.300 misure totali, hanno confermato la stabilità dei livelli di radioattività ambientale in Italia, con valori privi di rilevanza radiologica e ampiamente inferiori alle soglie stabilite dalle raccomandazioni europee.

I laboratori della rete hanno partecipato all’esercitazione CONVEX-3 e, in relazione alla crisi ucraina, hanno continuato a trasmettere i dati sul particolato atmosferico tramite il sistema SINRAD, raccogliendo oltre 73.000 rilevazioni senza registrare alcuna anomalia dall’inizio del conflitto. Come margine di miglioramento, l’ISIN evidenzia la necessità di colmare le disparità territoriali tra il nord e il centro-sud del Paese per l’analisi di particolari radionuclidi che richiedono tecniche radiochimiche altamente specializzate. Per ottimizzare il sistema senza gravare sui bilanci delle singole amministrazioni, l’Ispettorato suggerisce l’adozione di forme consortili tra le Regioni. Nel 2025 l’ente ha gestito i flussi di follow-up ispettivi previsti dall’articolo 35 del Trattato Euratom relativi alle verifiche effettuate dalla Commissione Europea a nel novembre 2022, ha coordinato la partecipazione dei laboratori italiani al Proficiency Test europeo per la misurazione di sostanze come lo Stronzio-90 e il Cesio-137 su filtri dell’aria, e ha pubblicato sul proprio sito i rapporti ufficiali con i dati della radioattività relativi agli anni passati.

MATERIALI NORM E BONIFICA DEI SITI DI INTERESSE NAZIONALE

Un’attenzione specifica è rivolta ai materiali NORM (Naturally Occurring Radioactive Material), sostanze naturali la cui concentrazione di radioattività viene aumentata dalle lavorazioni industriali e che richiedono una sorveglianza speciale per tutelare i lavoratori. Nel 2025 l’ISIN ha ricevuto 111 relazioni tecniche da parte degli esercenti relative a 379 impianti industriali NORM, aggiornando il censimento nazionale. All’interno del portale SINRAD è entrata in piena operatività la sezione dedicata a questi materiali, migliorata con nuove funzionalità che consentono di filtrare la consultazione delle informazioni in base alla competenza territoriale delle singole Regioni, mantenendo aggiornata l’area pubblica per gli obblighi di trasparenza. Sul fronte operativo, i laboratori radiometrici dell’Ispettorato hanno fornito supporto tecnico alle Commissioni Prefettizie per le attività di bonifica e messa in sicurezza dei Siti d’Interesse Nazionale (SIN) di Gela, Porto Torres, Crotone e Porto Marghera, caratterizzati da ingenti volumi di scorie speciali e residui industriali contaminati da radioattività naturale o artificiale.

La gestione di questi siti presenta una notevole complessità tecnica, sia perché i rifiuti a bassissima attività sono spesso mescolati a scorie speciali dotate di differenti indici di pericolosità, sia perché mancano discariche autorizzate allo smaltimento dei residui da radioattività naturale, con la sola eccezione della struttura di scopo realizzata a Gela per l’ex impianto acido fosforico dell’ISAF. Le attività dei laboratori dell’ISIN, che nel 2025 hanno partecipato a numerosi eventi scientifici nazionali e internazionali, si sono concentrate anche sullo sviluppo di nuovi metodi analitici di radiochimica per la determinazione di radionuclidi alfa e beta emettitori puri. Il lavoro ordinario è stato condizionato dal trasferimento della sede dei laboratori presso le strutture potenziate del Tecnopolo Tiburtino a Roma, dove è in corso l’installazione della nuova linea di scintillazione liquida per supportare le attività degli ispettori nelle verifiche di decommissioning.

AMMODERNAMENTO DELLE RETI AUTOMATICHE DI PRONTO ALLARME

Nel corso del 2025 sono proseguiti gli interventi di ammodernamento tecnologico delle infrastrutture di monitoraggio in tempo reale gestite dall’ISIN. Per quanto riguarda la rete GAMMA, deputata al pronto allarme sul territorio nazionale, dopo aver completato il rinnovo del 62% delle centraline a fine 2024, l’Ispettorato ha avviato i rilievi tecnici per la sostituzione di ulteriori 12 postazioni di vecchia generazione, puntando a raggiungere l’81% di rinnovo complessivo entro il 2027. Contemporaneamente è stato avviato l’iter per la certificazione ISO 9001 delle reti automatiche per il biennio 2026-2027.

La rete REMRAD ha invece completato il suo percorso di totale rinnovamento iniziato nel 2022: nel 2025 sono state installate le ultime due stazioni di monitoraggio posizionate presso la Stazione Radar della Marina Militare a Cozzo Spadaro (Siracusa) e sul Monte Cimone (Modena) presso il Centro dell’Aeronautica Militare, aggiornando il Centro di Controllo. Queste installazioni si aggiungono a quelle attivate negli anni precedenti a Monte Sant’Angelo, Sgonico, Capo Caccia e Bric della Croce. Per ottimizzare la gestione e ridurre i tempi di ripristino in caso di guasti, l’ISIN sta stipulando accordi e appalti per l’assistenza locale e rivedendo le procedure di accesso ai siti ospitanti. Infine, per garantire lo scambio dei dati in sede emergenziale all’interno della piattaforma europea EURDEP, a fine 2025 è stato avviato l’aggiornamento dei sistemi informatici di trasmissione verso le strutture internazionali, che si concluderà nel prossimo biennio.

IL LABORATORIO INTERNAZIONALE ITL10 E GLI OBBLIGHI CTBTO

Il laboratorio radiometrico dell’ISIN costituisce il punto di riferimento nazionale per l’adempimento degli obblighi derivanti dal Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT), firmato nel 1996. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, quale autorità responsabile, si avvale a questo scopo dell’ISIN tramite apposite convenzioni. La struttura italiana, denominata ITL10 e certificata nel 2016, fa parte dei sedici laboratori mondiali della rete IMS (International Monitoring System) incaricati di monitorare il particolato atmosferico per rilevare la presenza di radionuclidi artificiali legati a eventuali test nucleari. Nel 2025 gli operatori autorizzati dell’ISIN hanno eseguito circa trenta analisi complesse su filtri d’aria richieste dall’organizzazione internazionale della CTBTO, rispettando i tempi operativi e confermando la massima valutazione di qualità pari ad “A” nel test annuale di verifica delle capacità analitiche, un risultato di eccellenza tecnica mantenuto costante sin dall’anno della prima certificazione.

VALORIZZAZIONE DELL’ENTE, ASSETTO DEL PERSONALE E TARIFFE

L’ISIN esercita le proprie funzioni istituzionali in piena autonomia e indipendenza di giudizio come stabilito dal decreto legislativo n. 45 del 2014, che ha recepito le direttive comunitarie Euratom. La struttura organizzativa, governata dal Direttore e supportata dalla Consulta e dal Collegio dei revisori, si articola su uffici di diretta collaborazione, strutture dirigenziali coordinate dal Segretario Generale e aree tecniche. L’organigramma è stato aggiornato nel luglio 2025 con la delibera numero 8 per adeguarlo alle sfide poste dal dibattito sul disegno di legge delega per il nucleare sostenibile attualmente all’esame delle Camere. Nonostante l’importanza strategica dei compiti assegnati, l’Ispettorato sconta una forte limitazione sul piano delle risorse umane ed economiche. La pianta organica fissa il limite a 90 unità complessive (60 tecnici e 30 amministrativi con cinque dirigenti non generali), ma il personale effettivamente in servizio nel 2025 è pari a 79 unità, di cui 5 distaccate presso altre amministrazioni.

L’organico registra un sostanziale equilibrio di genere (38 donne e 41 uomini) e un’età media scesa a 49,2 anni grazie ai concorsi avviati nel 2023. Nel 2025 è stato completato il percorso formativo interno per 12 candidati ispettori, portando alla formalizzazione di 8 nuovi incarichi. La direzione evidenzia che il personale attuale è appena sufficiente a evadere la complessa mole di lavoro ordinario e che, in vista di futuri sviluppi normativi sul nucleare, l’organico dovrà essere ampliato, in particolare per le funzioni ispettive. Resta inoltre auspicabile una riforma del trattamento economico del personale, oggi equiparato al comparto istruzione e ricerca, ritenuto non consono alle responsabilità d’istituto. Per garantire l’indipendenza finanziaria dell’ente, l’ISIN attende l’attivazione del sistema di tariffe a carico degli operatori privati: pur essendo previsto dal 2017, l’iter è pendente e la relativa determina direttoriale è stata sottoposta nel 2025 al vaglio dei Ministeri vigilanti, in attesa di essere agganciata al nuovo quadro regolatorio complessivo.

SISTEMA DI GESTIONE DELLA QUALITÀ E SVILUPPI FUTURI

Un pilastro dell’efficienza organizzativa dell’ISIN è costituito dal Sistema di Gestione per la Qualità (SGQ), introdotto in conformità allo standard internazionale UNI EN ISO 9001:2015 e certificato nel febbraio 2022. Nel corso del 2025 l’ente ha superato con esito positivo l’audit esterno per il rinnovo triennale della certificazione, che copre le attività di monitoraggio ambientale, la gestione delle banche dati, le indagini radiometriche e il supporto alle autorità giudiziarie.

Per rafforzare la struttura, la riorganizzazione del luglio 2025 ha istituito la nuova Sezione Sistema di Gestione Qualità all’interno dell’Area di Direzione e ha individuato dei referenti dedicati per ciascun Servizio dell’Ispettorato. Nel 2025 il Processo radioattività ambientale è stato scisso in due percorsi mirati, separando la gestione dei laboratori dalle attività di monitoraggio sul territorio. Contestualmente sono state introdotte nuove istruzioni operative per il comparto dei materiali NORM ed è stata avviata la progettazione di ulteriori processi gestionali prioritari, con l’obiettivo dichiarato dalla Direzione di completare entro il 2027 il consolidamento dell’intero impianto organizzativo all’insegna della massima trasparenza ed efficacia operativa.

RELAZIONE ANNUALE ISIN 2026

www.ageei.eu

www.isinnucleare.it